Ematologia

VALORE CLINICO IN OGNI SOLUZIONE ANALITICA

DASIT dal 1982 ha scelto Sysmex, azienda leader mondiale nel settore ematologico, come partner tecnologico.
Affidabilità, robustezza, innovazione tecnologica applicata alla diagnostica ematologica: fattori che si traducono in soluzioni analitiche ed organizzative che guardano sempre verso il futuro.

Ematologia

SILENT DESIGN: la persona al centro della tecnologia

Facciamo in modo che i nostri prodotti soddisfino realmente le esigenze dei nostri clienti a tutti i livelli.
E questo include il loro design.

Silent Design significa fornire ai nostri Clienti tutto ciò di cui hanno veramente bisogno:

  • interazione con lo strumento facile e intuitiva;
  • minimo impatto e armonia con lo spazio circostante;
  • uniformità nel funzionamento;
  • garanzia di prodotti di lunga durata.

 

 

Cuore tecnologico del sistema è il banco ottico di lettura, costituito da una sorgente di luce laser a semiconduttori che irradia le cellule con un raggio di luce monocromatica di lunghezza d'onda l=639 nm.

Specifici coloranti fluorescenti agiscono in modo combinato sulle cellule, per evidenziare i peculiari aspetti citomorfologici e l'accurata individuazione di:

  • Globuli Bianchi e Formula Leucocitaria;
  • Eritroblasti;
  • Reticolociti;
  • Piastrine;
  • Elementi immaturi o patologici.

Le cellule, dopo specifica colorazione, vengono trasportate con un flusso laminare nella cella di lettura dove attraversano, una dopo l'altra in un flusso focalizzato idrodinamicamente, il raggio di luce monocromatica.
Opportuni sistemi ottici (fotodiodi, fotomoltiplicatori) rilevano la luce diffusa a diverse angolazioni da ciascuna cellula.
I parametri misurati dal banco ottico dei sistemi Sysmex serie XN sono:

La rifrazione frontale è misurata da un fotodiodo posto frontalmente al percorso ottico della luce laser. Quando il raggio luminoso monocromatico colpisce le cellule, una parte dei suoi raggi viene deviata in diverse direzioni e angolazioni. La quantità di luce che riesce a raggiungere il fotodiodo rilevatore è direttamente proporzionale alle dimensioni (volume) della cellula.

 La rifrazione laterale è rilevata da un tubo fotomoltiplicatore posto in posizione ortogonale alla sorgente luminosa. Esso quindi raccoglie in modo selettivo, per mezzo di uno specchio dicroico, la luce diffratta da ciascuna cellula ad un angolo di 90 gradi rispetto alla luce incidente. A tale angolazione la luce rifratta dalla cellula dipende da:

  • regolarità di forma del nucleo;
  • densità della cromatina nucleare;
  • granularità del citoplasma.

La quantità di luce rifratta lateralmente, per esempio, da un granulocita, pertanto, è molto più elevata della quantità di luce rifratta da un linfocita per la maggiore quantità di granulazioni citoplasmatiche e la maggiore irregolarità di forma del nucleo.

La coniugazione di specifici fluorocromi a particolari componenti chimici o strutturali delle cellule (proteine, materiale nucleare) consente di differenziare in modo accurato e sensibile le diverse popolazioni cellulari. Un fluorocromo, quando è eccitato da una luce monocromatica di idonea lunghezza d'onda, è in grado di emettere un raggio luminoso a una frequenza minore.

Quindi, dopo essersi legato allo specifico componente cellulare, il colorante fluorescente emetterà in tutte le direzioni dello spazio una luce di lunghezza d'onda maggiore.

Un tubo fotomoltiplicatore (posto ad un angolo di 90 gradi rispetto alla sorgente di luce laser) rileva la quantità di luce fluorescente emessa da ciascuna cellula, trasformandola in un segnale elettrico. Per rendere più sensibile e accurata tale misurazione, il tubo fotomoltiplicatore è preceduto da un filtro ottico che seleziona la lunghezza d'onda caratteristica del fluorocromo in esame.

Per ciascuna analisi viene utilizzato uno specifico colorante polimetinico in grado di coniugarsi al DNA e all'RNA contenuto nel nucleo e negli organuli citoplasmatici.

L'intensità di fluorescenza emessa da ciascuna cellula, combinata alla quantità di luce rifratta lateralmente e/o frontalmente consente una eccellente classificazione delle diverse popolazioni cellulari del sangue e, all'interno della stessa popolazione, un ulteriore e più specifica classificazione in base al grado di immaturità cellulare.

L'identificazione precoce e il conteggio accurato degli eritroblasti nel sangue periferico è di fondamentale importanza diagnostica in diverse patologie neonatali e dell'adulto. Sono basilari nel monitoraggio di malattie da stress emopoietico, da eritropoiesi inefficace (sindromi talassemiche, emoglobinopatie) e in gravi disordini dell'emopoiesi (mielodisplasie).

La presenza e il numero di eritroblasti in pazienti in terapia intensiva e chirurgia toracica è associata ad aumentato rischio di mortalità, ed è un fattore di rischio indipendente da altri sintomi e parametri di laboratorio.

Il conteggio automatizzato degli NRBC garantisce quindi appropriatezza analitica e diagnostica, superando le limitazioni di imprecisione e variabilità inter-operatore del metodo manuale in microscopia.

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Lo studio dei Reticolociti in automazione fornisce nuovi parametri di provata utilità clinica e diagnostica. Il contenuto di emoglobina dei Reticolociti, ad esempio, è fondamentale nella valutazione precoce della risposta alle terapie antianemiche con ferro, Vitamina B12 e nei pazienti dializzati.

L'accuratezza di analisi in automazione garantisce qualità dei risultati anche nei bassi conteggi, spesso correlati a compromissione della funzionalità midollare da patologie severe, ematologiche e non. In queste situazioni, le frazioni maturative dei Reticolociti offrono il supporto diagnostico più rilevante per indicare precocemente una ripresa midollare, in particolare nei pazienti trapiantati o post-chemioterapia.

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Ad eccezione del periodo neonatale e di alcune situazioni para-fisiologiche (gravidanza, chirurgia, trauma) i granulociti immaturi (IG) sono normalmente assenti nel sangue periferico. La loro presenza è associata a patologie ematologiche (malattie mieloproliferative, sindromi mielodisplastiche) e non ematologiche (infezioni batteriche, malattie infiammatorie, sepsi).

Clinicamente utile nel valutare la risposta a terapia antibiotica in pazienti con infezione/sepsi, il conteggio IG in microscopia ottica è limitato da elevata variabilità tra gli operatori. Il conteggio automatizzato, se con metodo certificato e validato, offre al laboratorio nuove possibilità diagnostiche di impiego del parametro IG.

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Le alterazioni dell'esame emocromocitometrico segnalate dagli analizzatori ematologici con flag di sospetto morfologiche devono essere approfondite con la revisione microscopica dello striscio di sangue periferico.
La valutazione della morfologia cellulare, infatti, ha un ruolo chiave nella diagnosi di tutte le patologie ematologiche, per l'eventuale successivo approfondimento e identificazione con tecniche di colorazione citochimica e di immunofenotipizzazione citofluorimetrica.

I documenti che seguono approfondiscono gli aspetti di classificazione morfologica dei granulociti e dei linfociti, ai quali sono associate le più frequenti patologie leucocitarie.

Classificazione morfologica dei Granulociti

Differenziazione e morfologia dei Linfociti

La malaria è una delle principali malattie infettive al mondo per morbidità e mortalità, con 200 milioni di nuovi casi clinici e oltre 500 mila decessi all'anno (stime ufficiali WHO riferite all'anno 2013). La globalizzazione e il turismo nei paesi a elevata endemia (Africa, India) hanno causato un significativo aumento della malattia anche nei paesi europei, con oltre 5.000 casi confermati nel 2012.
I sintomi della malaria sono aspecifici; la diagnosi e il trattamento devono essere tempestivi.

L'analisi con metodo ottico in fluorescenza utilizzata dai sistemi Sysmex è di valido aiuto:
la presenza dei parassiti malarici determina specifiche anormalità dei citogrammi, fornendo un contributo fondamentale nello screening e l'approfondimento diagnostico.

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  1. Urrechaga et al. (Int.J. Lab. Hem, 2016, v.38, 360-365))
    Percentage of hypochromic erythrocytes and reticulocyte hemoglobin equivalent predictors of response to intravenous iron in hemodialysis patients.

    Summary: Valutazione in termini di specificità e sensibilità dei parametri Ret-He e Hypo-He %, analizzati su sistemi Sysmex XN, in pazienti dializzati al fine di verificare la loro efficacia nel determinare un possibile stato di deficit funzionale di ferro, i benefici della terapia e il rischio di sovraccarico di ferro. L’utilizzo di questi parametri, diversamente dalla maggior parte dei parametri biochimici, non risente dello stato pro infiammatorio spesso presente in questi pazienti ed è di facile esecuzione senza costi elevati. I 40 pazienti reclutati erano in fase di mantenimento della terapia con eritropoietina ed avevano interrotto la somministrazione di Ferro IV da almeno tre settimane. Sono stati effettuati due prelievi: uno al tempo zero e uno dopo 4 settimane dalla ripresa della somministrazione di ferro. In base al superamento o meno del parametro Hb di 10 g/L, i pazienti sono stati suddivisi in Responder e Nonresponders. Attraverso l’analisi delle curve ROC è stato stabilito un cutoff per Ret-He pari a 30,8 pg con una sensibilità del 78,7% e una specificità dell’87,2%. Per quanto riguarda %Hypo-He il cutoff determinato è stato pari a 2,4% con una sensibilità del 72,2% ed una specificità dell’88,1%.
  2. Geara et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol38, n1, p10)
    Comparative study of quantitative performances between the new Sysmex XN-L (XN-550) haematology analyser and the XN-9000 in a routine laboratory

    Summary: Il presente studio ha lo scopo di valutare i paramenti forniti da Sysmex XN-L (XN-550) confrontandoli con quelli di Sysmex XN-9000. XN-L utilizza la stessa tecnologia del sistema di alta gamma (citometria a flusso in fluorescenza) fornendo i parametri emocromo, formula e reticolociti (NRBC dato di ricerca). Per lo studio comparativo sono stati utilizzati campioni di pazienti adulti di cui 381 normali e 58 patologici, analizzati con profilo CBC+DIFF+RET su entrambi gli analizzatori e confrontati statisticamente. I risultati mostrano, oltre ad un’ottima performance dei due analizzatori, un’eccellente correlazione di XN-L con r>0.94 per tutti i parametri, più bassa solo per i basofili che risentono del basso numero totale. Sysmex XN-L fornisce oltre al dato Reticolociti, anche i relativi parametri reticolocitari (anch’essi ottimamente correlati ad XN-9000) utili nella valutazione dell’eritropoiesi del paziente, il dato delle piastrine ottiche per approfondimenti in caso di conteggi piastrinici difficili, il profilo di lettura per i campioni citopenici per un’ottimale lettura della formula anche in pazienti leucopenici e il programma per la lettura dei liquidi biologici. Tutte le sopracitate caratteristiche, insieme alle ottime performance di correlazione con il sistema di fascia superiore ne fanno un ottimo strumento per laboratori con routine medio-piccole oppure come sistema di backup.
  3. Weimann A et al. (Clin Lab., 2016, Vol62, n4)
    Delta-He, RET-He and a New Diagnostic Plot for Differential Diagnosis and Therapy monitoring of Patients Suffering from Various Disease-Specific Types of Anemia

    Summary: Lo studio valuta due parametri di XN: Ret-He – contenuto di emoglobina dei reticolociti come marker per la carenza di ferro funzionale e Delta-He (valori di riferimento 2-8) – la differenza del contenuto di emoglobina tra reticolociti ed eritrociti come marker di alterata emoglobinizzazione dei reticolociti durante i processi infiammatori, allo scopo di differenziare tra vari tipi di anemia legati alle patologie. L’Hepcidina25 è prodotta dagli epatociti dopo stimolazione da Interleukina-6. L’Epcidina funziona da principale regolatore del ferro giocando un ruolo fondamentale nel suo metabolismo nelle Anemie da malattia cronica (ACD), controllando l’ingresso e uscita di ferro nelle cellule degli enterociti e del sistema reticolo endoteliale (macrofagi, milza, fegato e midollo). Durante l’infiammazione l’interleukina-6 induce la produzione di Hepcidina portando a ridurre l’assorbimento di ferro dal cibo e aumentando il ferro dei macrofagi e riducendo il rilascio dal reticolo endoteliale. La misura dell’Epcidina è comunque costosa, lunga da ottenere e poco standardizzata. Scopo del lavoro è stato innanzitutto valutare i due parametri in paragone all’Hepcidina in varie classi di anemie così come nell’adulto e neonato sano, in secondo luogo stabilire un nuovo Hema-Plot (HP) con RET-He sull’asse delle Y e Delta-He sull’asse delle X, per classificare i pazienti e monitorarli nella terapia. Valutati 345 campioni: 23 neonati, 31 adulti sani e gli altri con diversi tipi di anemie. Delta-He risulta significativamente diverso tra neonati ed adulti (neonati valori negativi-adulti sani positivi). I pazienti con Carenza di ferro (ID) mostravano valori positivi, mentre pazienti con ACD e ACD/IDA, sepsi o infiammazione senza terapia avevano valori negativi. Ret-He mostra valori differenti in tutte le classi di patologie analizzate con differenze significative tra alcune e non significative tra altre. Gli autori hanno anche costruito un diagramma di nove quadranti utile nel differenziare le diagnosi. Allo stesso modo vengono proposti altri due tipi di diagrammi per il follow up del paziente. Secondo gli autori l’HP può aiutare il clinico nell’inquadrare correttamente il tipo di anemia, ed avere risultati in modo veloce e poco costoso grazie al fatto che vengano utilizzati i due parametri reticolocitari.
  4. Bhat et al. (Int Jnl Lab Hematol, 2016, vol 38, n3 ,e-45 e-47)
    Immature platelet fraction: a significant platelet parameter in asymptomatic constitutional macrothrombocytopenia

    Summary: La trombocitopenia costituzionale (ACMT) è una patologia che si manifesta con una lieve-moderata piastrinopenia con piastrine giganti, alto MPV e test di funzionalità piastrinica normale (particolarmente rappresentata nello stato del Bengala occidentale in India - WB). Nonostante la patologia sia ben documentata, per questa tipologia di campioni viene sempre richiesta al laboratorio la ripetizione della conta piastrinica e la revisione microscopica. Tutto ciò aumenta significativamente il Turn Around Time (TAT) per i laboratori che analizzano una quota significativa di questa tipologia di pazienti. Lo strumento Sysmex XN-1000, oltre al conteggio impedenziometrico (PLT-I) delle piastrine, fornisce anche un conteggio ottico in fluorescenza (PLT-F) con specifici coloranti, e mette a disposizione il parametro IPF che rappresenta la percentuale di piastrine immature. Gli autori hanno calcolato i valori di normalità di PLT-I, PLT-F e IPF per la popolazione WB (50 campioni senza patologia ACMT, 77 con ACMT) e per il resto della popolazione, non WB, (108 campioni normali). La popolazione WB ha mostrato valori di PLT significativamente più bassi e di IPF significativamente più elevato rispetto alla non-WB. All’interno di WB il parametro PLT-F ottenuto per pazienti affetti da ACMT ha mostrato un modesto incremento di piastrine (20-25 *10⁹/L), rispetto ai valori PLT-I (connesso alla presenza di piastrine immature) e IPF è significativamente più alto. Inoltre in caso di patologia ACMT, le curve impedenziometriche sono disturbate e i parametri MPV e PDW talvolta non vengono riportati perché sarebbero poco indicativi, mentre risulta molto più adeguato IPF che dà indicazioni più utili dal punto di vista clinico ed è sempre misurato. Gli autori comunicano l’importanza di avere studiato per primi le differenze tra popolazioni di valori piastrinici grazie alla disponibilità della una tecnologia che fornisce diversi conteggi ed indici. Raccomandano di refertare IPF che è un parametro estremamente utile insieme alla conta PLT per inquadrare il paziente ACMT. Il vantaggio di conoscere tutto ciò è che il paziente è inquadrabile più velocemente, si evitano vetrini superflui, diminuisce così il TAT e si riducono i tempi di risposta.
  5. Cornet et al. (Scand J Clin Lab Invest. 2016, vol76, n6, 465)
    Evaluation and optimization of the extended information process unit (E-IPU) validation module

    integrating the sysmex flag systems and the recommendations of the French-speaking cellular hematology group (GFHC) Summary: Il gruppo francese GFHC recentemente ha pubblicato linee guida per la revisione della routine ematologica. Questo studio ha avuto lo scopo di applicare tali criteri di revisione ad una casistica di campioni (31.836) sia ematologici che no di due laboratori utilizzando XN-9000 ed EPU. La sperimentazione ha visto due fasi: la prima l’applicazione dei criteri, la seconda la variazione di alcune condizioni per diminuire i blocchi senza conseguenze cliniche. Nella prima fase il 21,3% dei campioni risultavano bloccati soprattutto per: segnalazioni Blasts/Abn Lympho?‘ e “Atypical Lympho?‘ Conteggio piastrinico alto e basso, monocitosi. E’ emerso un solo falso negativo – 0,1% (hairy cell con basso numero di cellule patologiche). Nella seconda fase della sperimentazione sono state introdotte quattro modifiche: blocco delle IG da 5% a 10% (se unica anormalità), non più vetrino per le piastrinosi isolate, non più vetrino per microcitosi (nessun valore clinico), non più vetrino per unica segnalazione di Blasts/Abn Lympho?‘ e “Atypical Lympho?‘ se già presenti in precedenza senza altre anomalie nelle 72 ore precedenti. Con queste variazioni la revisione dei vetrini scendeva al 15% senza diminuire la qualità della risposta al clinico ed aumentando l’efficienza del laboratorio il cui personale poteva dedicarsi con più attenzione e tempo ai casi che necessitavano di approfondimento.
  6. Serrando et al. (Int.J. Lab. Hem, 2016, v.38, e65-e68)
    Clinical significance of IPF% measurement in diagnosing thrombocytopenic disorders: distinguishing primary immune thrombocytopenia from other disorders

    Summary: Studio sul significato clinico del parametro IPF%, di Sysmex XN, nella diagnosi differenziale delle trombocitopenie attraverso la valutazione di 100 pazienti adulti di cui 25 appartenenti ad un gruppo di controllo e 75 con piastrinopenia (PLT <100.000/uL) di diversa origine (17 trombocitopenia autoimmune-ITP, 34 in pazienti in chemioterapia -CT, 24 con malattia epatica cronica- CLD). Sono state osservate delle differenze significative del parametro IPF% nei vari gruppi con un valore significativamente più elevato nel gruppo delle ITP rispetto agli altri gruppi. Il valore di IPF% era statisticamente differente tra il gruppo ITP e gli altri gruppi, mentre non si evidenziavano differenze tra i gruppi CT e CLD. La ROC Curve presenta un’ottima AUC (0,949) e al valore di cutoff di 11,7% presenta 88,2% di Sensibilità e 91,5% di Specificità. Pertanto IPF% si attesta come un ottimo parametro utilizzabile per differenziare la ITP da altri tipi di piastrinopenie
  7. Buttarello et al. (Int J Lab Hematol_2016_doi 10.1111ijlh.12500)
    Laboratory diagnosis of anemia: are the old and new red cell parameters useful in classification and treatment, how?

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    Summay: L’articolo descrive un approccio laboratoristico alle possibili cause di anemia. Sono stati ipotizzati algoritmi diagnostici che, utilizzando i parametri eritrocitari tradizionali (MCV, RDW, Ipo e Micro RBC, IRF) e quelli di nuova generazione (emoglobina reticolocitaria e volume medio reticolocitario), possano fornire un indirizzo pratico verso la diagnosi differenziale di anemia microcitica, normocitica e macrocitica. Per ogni parametro sono stati valutati disponibilità, possibili applicazioni e limiti. La problematica principale è rappresentato dalla scarsa comparabilità dei risultati tra diverse tecnologie. Pertanto si auspica la possibilità di arrivare ad un’armonizzazione dei risultati. Inoltre si sottolinea che, nonostante il ruolo essenziale dell’automazione, rimane indispensabile la revisione microscopica dei campioni patologici.
  8. Schuff-Werner et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, Vol54, n9, p1503)
    Performance of the XN-2000 WPC channel-flagging to differentiate reactive and neoplastic leukocytosis

    Summary: Lavoro di valutazione delle performance del canale WPC per la capacità di individuare correttamente, e quindi distinguere, i casi di leucocitosi reattive e neoplastiche. Il confronto è stato effettuato rispetto al microscopio (striscio automatico e vetrino DM96), rispetto alla strumentazione in uso in laboratorio (XE-5000/2100) e con la tipizzazione citofluorimetrica, dove necessaria. I campioni analizzati sono stati 253 di cui 48 con leucocitosi di origine neoplastica, 112 reazioni reattive leucemoidi e 93 pazienti ospedalizzati. Le performance strumentali sono state ottime in quanto estremamente allineate al metodo di riferimento ottico, denotando in particolare un’ottima specificità. Rispetto alla strumentazione XE si rileva un’aumentata specificità con riduzione dei falsi positivi. Si indica anche un’ottima performance sul parametri IG. In conclusione gli autori avvalorano dati di precedenti pubblicazioni sulle ottime del canale WPC.
  9. Park et al (Ann Lab Med, 2016, vol36, n6, p607)
    Cell Population Data NE-SFL and MO-WX From Sysmex XN-3000 Can Provide Additional Information for Exclusion of Acute Promyelocytic Leukemia From Other Acute Myeloid Leukemias: A Preliminary Study

    Summary: La Leucemia acuta Promielocitica deve essere diagnosticata molto velocemente in quanto molto aggressiva, ma anche aggredibile con esito positivo se prontamente trattata con la giusta terapia (acido trans-retinoico). La diagnosi si effettua in biologia molecolare, ma l’esordio può essere visto in laboratorio. Gli autori hanno valutato i parametri strutturali – Cell Population Data (CPD) di XN per utilizzarli nel distinguere la leucemia Promielocitica da altre leucemie acute. Sono stati valutati 21 pazienti con leucemie acute e 10 con Promielocitica confrontando in prima istanza tutti i valori dell’emocromo, compresi i CPD. Le leucemie Promielocitiche hanno mostrato valori statisticamente inferiori per NE-SFL (migliore per la curva ROC: AUC=0.829, Sensibilità 90%, Valore Predittivo Negativo 93,3%), LY-WY, MO-WX, e MO-WY. Combinando NE-SFL e MO-WX si ottiene la maggior sensibilità (100%) e Valore Predittivo Negativo (100%). Gli studi, come dice anche il titolo, sono preliminari vista la bassa numerosità del campione, ma promettenti e saranno allargati anche con studi multicentrici.
  10. Buoro et al. (Clin Chim Acta 2016, vol15, n452)
    Cell Population Data and reflex testing rules of cell analysis in pleural and ascitic fluids using body fluid mode on Sysmex XN-9000

    Summary: Lavoro molto positivo e corposo sull’analisi dei liquidi biologici di XN. A dispetto del titolo, l’analisi è completa ed approfondita sulle performance generali dello strumento nella lettura di liquidi ascitici-AS e pleurici-PL (numero di campioni 152 di cui 105 AS e 47 PL). Sono ottime le performance di sensibilità, linearità e carryover. La corrispondenza con il microscopio ottico è eccellente e anche le correlazione diagnostiche, come dimostrato dalle curve ROC. Altri elementi interessantissimi sono: 1- la valutazione della differenziazione cellulare, che riporta performance strumentali di livello, soprattutto sui neutrofili, lievemente inferiori per le monomorfonucleate che seppur contate molto bene, possono risentire della presenza dei macrofagi 2- L’analisi delle HF-BF che possono contenere cellule mesoteliali e tumorali, quindi campanello d’allarme importantissimo 3- La performance diagnostica sui campioni negativi con sensibilità 100% 4- L’analisi dei parametri strutturali che possono entrare in gioco per migliorare ed ottimizzare le perfomance diagnostiche 5- Grazie a quanto detto sopra la proposta di quattro regole di validazione In conclusione la capacità strumentale insieme alle regole possono consentire di utilizzare gli apparecchi in alternativa al microscopio ottico (ancora oggi il riferimento) e ricorrervi in modo mirato e specifico per i casi in cui rimane necessaria la valutazione diretta dell’esperto.
  11. Cremer M et al. (Semin Fetal Neonatal Med, 2016, vol21, n1, p10)
    Thrombocytopenia and platelet transfusion in the neonate.

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    Summary: L’articolo è una review molto interessante sull’argomento piastrine nei neonati. E’ approfondito il tema dei valori normali e delle piastrinopenie differenziandone le tipologie, le cause e le evoluzioni. Viene affrontato quindi il l’argomento delle trasfusioni e dei trattamenti farmacologici. Importante che venga riservato un paragrafo su IPF che viene ritenuto utile nella valutazione della trombopoiesi del neonato.
  12. Buoro et al. (Biochimica Clinica, 2015, vol39, n4)
    Determinazione degli intervalli di riferimento dell’esame emocromocitometrico eseguito con analizzatore Sysmex XN 9000

    Summary: Studio italiano dei valori di normalità con Sysmex XN-9000 di una popolazione adulta di 240 campioni candidati alla prima donazione di sangue e rispondenti ai criteri per l'accertamento di idoneità del donatore (più criteri aggiuntivi basati, oltre che sulla negatività dell’anamnesi patologica remota per patologie acute o croniche, anche sulla concentrazione sierica di alcuni esami biochimici). Sono stati calcolati i valori normali per tutti i parametri ematologici tradizionali e nuovi (che vengono ben piegati nell’introduzione), quelli di ricerca e i parametri strutturali della formula leucocitaria. I valori sono sovrapponibili a quelli riportati in letteratura per altre popolazione europee e comunque nelle conclusioni vengono commentati tutti gli aspetti legati alle differenze rispetto al genere e alle tecnologie. Un lavoro completo, corposo ed approfondito che può essere un riferimento specialmente per parametri normalmente poco approfonditi nei criteri di normalità.
  13. Atsushi Wada et al.( Wada_PLoS One, 2015, vol23, n10)
    Accuracy of a New Platelet Count System (PLT-F) Depends on the Staining Property of Its Reagents

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    Summay: L’articolo evidenzia l’accuratezza del conteggio PLT-F di Sysmex XN in campioni con anomalie quali frammenti eritrocitari. La performance è da attribuirsi alle differenti proprietà di colorazione dei reagenti in uso nella nuova metodica. E’ stato dimostrato che il colorante marca intensamente solamente gli organuli intrapiastrinici anti GrP75 (marker proteine mitocondriali) e più debolmente le membrane citoplasmatiche, permettendo una netta discriminazione tra RBC, PLT e frammenti eritrocitari. Questa caratteristica contribuisce in misura sostanziale a rendere il metodo di conteggio PLT- F più performante rispetto alle metodiche sia impedenziometriche ed ottiche.
  14. Fleming et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol53, n11)
    Laboratory relevance and contemporary methods for counting blood cells in body fluids suspected of inflammatory desease

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    Summay: La corposa review (143 articoli basati su studi sull’uomo senza restrizioni sull’anno di pubblicazione) fornisce una panoramica sulla rilevanza dell’analisi BF in varie situazioni diagnostiche e descrive le tecnologie analitiche utilizzate per i conteggi. Nella prima parte l’articolo si focalizza sulla significatività diagnostica del numero totale dei WBC e del conteggio differenziale in vari Liquidi Biologici (cerebrospinali, ascitici, pleurici, sinoviali, CADP) in corso di malattie infiammatorie. Nella seconda parte vengono descritte le tecniche laboratoristiche per l’analisi emocitometrica: fase preanalitica secondo le linee guida CSLI H56-A, revisione microscopica ed analisi automatizzata. Una tabella riassuntiva riporta vantaggi, svantaggi e raccomandazioni tratte dalla letteratura per ogni analizzatore al momento presenti sul mercato: - Siemens: Advia 120/2110 - Sysmex: XE-5000/ XN-BF - Abbott: Cell-DYN 3500/Sapphire - Beckman Coulter: LH50 BF mode - Analizzatori Urine: UF-1000i e UF-1000 BF Mode (Sysmex) e Iris Q200 BF mode Dall’analisi della tabella si evince che gli analizzatori Sysmex si sono dimostrati essere accurati e sensibili oltre ad offrire vantaggi come efficacia sui costi e sul TAT. Infine sono stati paragonati i risultati pubblicati delle performance degli analizzatori vs. Microscopio Ottico nell’analisi CSF nella diagnosi di infiammazione. Si conclude che tutti gli analizzatori sono adatti per l’analisi dei BF con sospetto di malattia infiammatoria in quanto in grado di fornire risultati preliminari rapidi utili ad indirizzare la terapia sul paziente, con una documentata migliore sensibilità analitica di Advia 120/2120 e XN- BF rispetto ad Cell-Dyn ed LH750.
  15. Cornet et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol37, n5, p123)
    Contribution of the new XN-1000 parameters NEUTRI and NEUT-WY for managing patients with immature granulocytes

    Summary: Gli autori prendono in considerazione alcuni parametri strutturali relativi ai neutrofili per capire se la loro variazione possa predire un eventuale aumento della quota di IG% nelle successive giornate. Hanno considerato NEUT-GI (equivalente a NE-SSC), NEUT-RI (equivalente a NE-SFL) e NEUT-WY. Hanno calcolato i valori di normalità su 3082 campioni normali (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo) ottenendo: NEUT-GI 151.045 _ 4.13 (1 SD), NEUT-RI 45.43 _ 2.796 (1 SD) e NEUT-WY 61.1 _ 3.31 (1 SD). Hanno poi valutato 222 pazienti non ematologici (selezionati da oltre 3000: che non avessero avuto interventi chirurgici e con almeno 4 risultati di IG di cui uno maggiore del 5%) di cui 172 con coltura positiva e 50 negativa. Attraverso l’analisi statistica hanno verificato una variazione significativa dei parametri strutturali nelle 72 ore precedenti un incremento di IG%, in particolare si è verificato un aumento di NEUT-RI e NEUT-WY e un decremento di Forward Scatter (NE-FSC). Gli autori hanno anche creato un modello matematico per predire il valore di IG% nei successivi tre giorni. Il parametro NEUT-RI si è dimostrato il più sensibile: un incremento di 10 punti di tale parametro porterebbe al 2,4% di incremento di IG% nei tre giorni successivi. Il parametro NEUT-WY si muove molto nel paziente con infezione, mentre NEUT-RI è più sensibile alla variazione in pazienti senza infezione. In conclusione gli autori propongono di tenere sotto controllo i parametri strutturali, specialmente per i follow up, in quanto possono fornire informazioni migliori rispetto al solo dato IG. Inoltre sottolineano che fornire al clinico un’informazione relativa al probabile aumento dei granulociti immaturi può risultare preziosa per il percorso diagnostico e terapeutico del paziente.
  16. Lesesve et al. (Int J Lab Hematol 2015, vol37, n5, p583)
    Fragmented red cells reference range for the Sysmex XN®-series of automated blood cell counters

    Summary: Studio di valutazione dei valori di normalità del dato FRC% (frammenti dei globuli rossi). Analizzando 1366 pazienti gli autori calcolano la Media±SD = 0,14 ±0,35 per 1320 campioni senza segnalazioni. 44 campioni con segnalazioni mostrano una Media±SD = 0,702 ±1,033. Studiando la correlazione con altre anomalie emerge che non ci sono interferenze con segnalazioni della serie piastrinica. Neanche segnalazioni o anomalie dei globuli rossi influenzano il conteggio tranne la presenza del dato Hypo-He innalzato. Infatti in campioni con tale dato sopra il valore di riferimento si possono alzare falsamente i conteggi FRC%. Pertanto si suggerisce di tenerne conto nelle regole decisionali per migliorare la performance del parametro. In caso di forte microcitosi con innalzamento del parametro MicroR non ci sono interferenze. Il parametro è ancora di ricerca e va valutato allo striscio, ma sempre più può fornire informazioni affidabili in fase di revisione.
  17. Park et al. (Int J Lab Hem, 2015, vol 37, 190)
    Sepsis affects most routine and cell population data (CPD) obtained using XN-2000 blood cell analyzer: neutrophil-related CPD NE-SFL and NE-WY provide useful information for detecting sepsis

    Summary: Analisi dei parametri di routine e di ricerca disponibili su XN-2000 per valutarne la loro utilità come marcatori in caso di sepsi, su un campione di 280 soggetti normali e 130 pazienti in sepsi. In questi ultimi è stata evidenziata una variazione significativa per quanto riguarda i parametri RBC, neutrofili, linfociti e piastrine. È stato inoltre visto un aumento dei parametri NE-SFL e NE-WY che indicano la presenza di neutrofili immaturi o attivati. Non si è però trovata una correlazione significativa tra questi parametri con il grado di severità della sepsi e della mortalità.
  18. Brisou et al. (J Clin Lab Anal , 2015, vol29, n2, p153)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells.

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    Summary: Interessante lavoro alla ricerca di parametri strumentali che orientino in modo specifico la revisione al microscopio. In particolare sono stati studiati i parametri strutturali dei linfociti su XN-1000. Gli autori hanno preso in considerazione campioni di pazienti affetti da syndrome di Sezary e li hanno confrontati con un gruppo di controllo di campioni di pazienti con lesioni cutanee benigne o tumorali (psoriasi, melanomi, Linfoma a cellule T etc…) e con campioni di pazienti affetti da Sindromi Linfoproliferative croniche a cellule B (Leucemie linfatiche croniche e non). Ne deriva un algoritmo che prende in considerazione la flag Blasti/AbnormalLy e i parametri strutturali linfocitari (Ly-X, Ly-Y, Ly-Z). Combinando la flag con I parametri si possono differenziare I pazienti Sezary dal gruppo di controllo (sensibilità 89%; specificità 98%) e dal gruppo con altre malattie linfatiche croniche (sensibilità 89%; specificità 94%). Questo può orientare in modo specifico il laureato alla ricerca di cellule tipo Sezary a vetrino.
  19. Jones et al. (J Clin Pathol, 2015, vol68, n2, 161)
    The value of the white precursor cell channel (WPC) on the Sysmex XN-1000 analyser in a specialist paediatric hospital

    Summary: Confronto delle performance delle segnalazioni di blasti, linfociti atipici e attivati tra XE ed XN su campioni pediatrici. Sono stati valutati campioni di 300 bambini (età da 1 a 15 anni), di cui 111 ematologicamente normali e 189 con vari tipi di anormalità ematologiche (leucemie, sindromi mielodisplastiche, sindrome cellule falciformi, porpore trombotiche trombocitopeniche, chemioterapie, trapianti ed altro). I campioni sono stati passati su XE-5000 e poi su XN-1000, che a fronte della flag Blasti/AbnormalLY, attiva il canale WPC che riporta o la segnalazione Blasti o AbnormalLy oppure negativizza il campione. Il riscontro è stato molto positivo in quanto XN ha ridotto i falsi positivi (36% contro 64% di XE), senza aumentare i falsi negativi, incrementando quindi la specificità. Secondo gli autori l’analisi del canale WPC ha anche l’effetto di rendere più specifica la segnalazione AtypicalLy che genera dal canale WDF. In conclusione: “il canale WPC ha la potenzialità di aumentare la velocità e la sicurezza nella decisione di eseguire lo striscio, riducendo il TAT e revisioni inutili di vetrini”.
  20. Seo et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol37, n2, p155)
    Performance evaluation of the new hematology analyzer Sysmex XN-series

    Summary: Studio di valutazione dello strumento XN effettuato su 1005 campioni. Vengono valutati diversi aspetti con ottime performance e risultati. Argomenti valutati: precisione, linearità, carryover, stabilità, performance delle flag. Low WBC mode, conteggio PLT-F, Modalità Body Fluid, workflow, confronto con XE-2100, ADVIA2120, LH750. Si evidenzia in particolare: efficienza e performance delle flag buona come XE con maggiore specificità, conteggio PLT-F ottimamente correlato al metodo di riferimento CD61, IPF ben correlato ad XE con alcune differenze in cui il risultato di XN concorda meglio con la situazione clinica del paziente (IPF più basso su campioni con malattie ematologiche), buone performance del canale BF e workflow ottimizzato grazie ai reflex automatici e alle migliori performance dei canali dei WBC e formula, che permettono una maggiore efficienza senza perdere sensibilità diagnostica.
  21. Bruegel et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol53, n7, p1057)
    Comparison of five automated hematology analyzers in a university hospital setting: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000, and Sysmex XN-2000

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    Summary: Studio di confronto tra cinque analizzatori di fascia alta del mercato: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000 e Sysmex XN-2000. Gli strumenti sono stati verificati per l’allineamento dei parametri e per la capacità di segnalare le cellule atipiche e patologiche. Valutato anche il conteggio piastrinico a confronto con la citofluorimetria. La correlazione si è rivelata buona su tutti i parametri con performance minori di alcune strumentazioni per NRBC e Reticolociti. Per NRBC la concordanza minore con il microscopio l’ha avuta ADVIA 2120. Miglior sensibilità per la flag blasti è stata di XN-2000 (97%), le specificità sono state paragonabili tra gli strumenti. Miglior correlazione del conteggio piastrinico con CD61 per XN-2000.
  22. Ko et al. (Clin Chem Lab Med, 2014, DOI 10.1515/cclm-2014-0839)
    Reference interval for immature platelet fraction on Sysmex XN hematology analyzer: a comparison study with Sysmex XE-2100

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    Summary: Studio degli intervalli di riferimento dei parametri IPF% e A-IPF per lo strumento Sysmex XN e confronto con XE-2100. La valutazione è stata effettuata su (esclusi gli outliers) 2014 campioni di soggetti sani e 140 cordoni ombelicali. I dati di riferimento di XN si attestano su valori leggermente più alti rispetto ad XE-2100, probabilmente per la maggiore sensibilità dell’analizzatore (reagenti e canale nuovi).
  23. Brisou et al. (J Clin Lab Anal , 2014, doi 10.1002jcla.21744)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells.

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    Summary: Interessante lavoro alla ricerca di parametri strumentali che orientino in modo specifico la revisione al microscopio. In particolare sono stati studiati i parametri strutturali dei linfociti su XN-1000. Gli autori hanno preso in considerazione campioni di pazienti affetti da syndrome di Sezary e li hanno confrontati con un gruppo di controllo di campioni di pazienti con lesioni cutanee benigne o tumorali (psoriasi, melanomi, Linfoma a cellule T etc…) e con campioni di pazienti affetti da Sindromi Linfoproliferative croniche a cellule B (Leucemie linfatiche croniche e non). Ne deriva un algoritmo che prende in considerazione la flag Blasti/AbnormalLy e i parametri strutturali linfocitari (Ly-X, Ly-Y, Ly-Z). Combinando la flag con I parametri si possono differenziare I pazienti Sezary dal gruppo di controllo (sensibilità 89%; specificità 98%) e dal gruppo con altre malattie linfatiche croniche (sensibilità 89%; specificità 94%). Questo può orientare in modo specifico il laureato alla ricerca di cellule tipo Sezary a vetrino.
  24. Park SH et al. (Ann Lab Med, 2014, vol34, n6, 471)
    The Sysmex XN-2000 Hematology Autoanalyzer Provides a Highly Accurate Platelet Count than the Former Sysmex XE-2100 System Based on Comparison with the CD41/CD61 Immunoplatelet Reference Method of Flow Cytometry.

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    Summary: Studio di valutazione delle performance di conteggio del canale PLT-F di XN-2000 paragonato al conteggio ottico di XE-2100 e al metodo citofluorimetrico di riferimento CD41/CD61. Sono stati utilizzati 195 emocromi di cui 48 piastrinopenici (PLT<20.000/L). Il bias rispetto al conteggio citofluorimetrico è più basso su XN rispetto ad XE e i conteggi risultano più accurati. In campioni molto vicini alle soglie trasfusionali XN offre ottima affidabilità del dato.
  25. Tantanate et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Sep 11. doi: 10.1111/ijlh.12291)
    Performance evaluation of the automated nucleated red blood cell enumeration on Sysmex XN analyser

    Summary: Studio di valutazione delle performance di XN nella lettura degli NRBC a confronto con la conta manuale. Utilizzati 234 campioni a diversi valori di NRBC. I risultati mostrano un’eccellente correlazione (r2 0,98), con un lieve bias su conteggi di NRBC superiori a 200/100WBC. Vista l’eccellente performance gli autori sostengono che il conteggio strumentale può sostituire quello manuale (non trovato alcun falso negativo).
  26. Van der Linden et al. (Eur J Haematol, 2014, vol93, n2, 150)
    Immature platelet fraction measured on the Sysmex XN hemocytometer predicts thrombopoietic recovery after autologous stem cell transplantation

    Summary: Studio effettuato su un gruppo di 16 pazienti sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali per valutare IPF come marker di ripresa di produzione piastrinica. La ripresa della produzione è stata definita come il primo giorno in cui il conteggio piastrinico aumenta, senza alcuna trasfusione, superando il RCV (Reference Change Value), calcolato usando 8 soggetti sani. Nel trapianto autologo si è calcolato un valore di cut-off per IPF di 5,3% per predire il recupero piastrinico entro due giorni con un valore predittivo positivo di 0,93. In teoria si potrebbe usare questo cut-off per decidere se sottoporre o meno il paziente ad una trasfusione. Sarà necessario ampliare lo studio per aumentare la casistica.
  27. Tailor et al (Hospital Health Care Europe-HHE- 2014, p181)
    Evaluating platelet counting on a new automated analyser

    Summary: Gli autori descrivono le varie tipologie di conteggio piastrinico della strumentazione Sysmex (impedenziometrica e ottica in fluorescenza) e si soffermano sul nuovo canale PLT-F di XN (che utilizza nuovi reagenti). La lettura con il nuovo canale in fluorescenza mantiene i vantaggi della lettura ottica progredendo ulteriormente. Infatti lo strumento dimostra migliori performance anche rispetto all’ottico di XE, su conteggi sotto le 30.000/L piastrine. Il canale PLT-F usa un conteggio esteso (5 volte) aumentando accuratezza e precisione con CV di 4% in intervalli di conteggio tra 9.000 e 39.000 piastrine/L. In questi range piastrinici, vicino alle soglie trasfusionali, risulta quindi ottimo.
  28. Cho et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Epub ahead of print_doi 10.1111ijlh.12292)
    Body fluid cellular analysis using the Sysmex XN-2000 automatic hematology analyzer: focusing on malignant samples

    Summary: Studio delle performance del programma Body Fluid (BF) di XN utilizzando campioni con cellule maligne. Sono stati analizzati 405 campioni di cui 125 contenenti cellule maligne paragonando i conteggi XN con il conteggio manuale. Le correlazioni si sono rivelate buone sia per CSF che per altri fluidi, in questi ultimi le correlazioni sono migliorate togliendo i campioni di patologie maligne. Le cellule HF-BF non hanno dimostrato sempre correlazione con le cellule maligne. Attraverso l’utilizzo della curva ROC si è identificato un cut-off di 6,9/100 WBC al di sopra del quale è elevato il sospetto della presenza di cellule maligne. La verifica va eseguita manualmente. Pertanto il conteggio automatico BF si può utilizzare in routine con l’accortezza di verificare a vetrino campioni sospetti.
  29. Sale et al. (SIMEL 2014)
    Elaborazione di un algoritmo diagnostico per lo screening delle MDS e delle MDS-MPD su Sysmex XN-1000

    Summary: Studio su XN per individuare cut-off di predittività per l’individuazione delle MDS (sindromi mielodisplastiche) e MDS/MPD (mielodisplastiche/mieloproliferative), disordini maligni la cui prognosi dipende molto dalla diagnosi precoce. Essendo patologie caratterizzate da polimorfismo la diagnosi è particolarmente complessa. Lo studio ha voluto individuare, attraverso i parametri strutturali dei neutrofili, un algoritmo diagnostico. Grazie a questa analisi si sono calcolati cut-off che consentono l’individuazione delle caratteristiche cellulari relative alle patologie ed indirizzarle in modo mirato allo striscio.
  30. Pancione et al. (SIMEL 2014)
    Rilevazione dei linfociti apoptotici mediante Sysmex XN 1000 quale marker diagnostico per la sindrome mononucleosica

    Summary: Studio estremamente interessante alla ricerca di marker diagnostici per la Mononucleosi. Gli autori utilizzano i parametri strutturali dei linfociti per individuare la condizione di presenza di linfociti apoptotici nel campione. Osservano un’ottima correlazione tra la percentuale degli eventi relativi ai presunti linfociti apoptotici nel canale WDF e quella contata a vetrino; evidenziano una variazione importante dell’ampiezza di tutti i parametri strutturali relativi ai linfociti di cui individuano dei cut-off che offrono una Specificità del 99% e una Sensibilità del 100%. Il dato migliorava ulteriormente considerando nell’algoritmo il dato NRBC. Gli autori considerano un numero elevato di casi, benchè non sufficiente per considerare chiuso lo studio, infatti affermano che i dati potrebbero variare aumentando la casistica, ma l’esordio è molto promettente.
  31. Tanaka et al. (JClinLabAnal, 2014, vol28, n5, pag341)
    Performance Evaluation of Platelet Counting by Novel Fluorescent Dye Staining in the XN-Series Automated Hematology Analyzers

    DISPONIBILE ABSTRACT Summary: Valutazione del canale PLT-F di XN, paragonato anche al conteggio PLT-I e PLT-O. (CD61) e non risente della presenza di frammenti dei WBC (testato su casi di leucemie acute) né di microciti.
  32. Kawauchi et al. (SJI, 2014, vol24, n1, p6)
    Comparison of the Leukocyte differentiation Scattergrams Between the XN-Series and the XE-Series of Hematology Analyzers

    Summary: Presentato il canale WDF come scattergramm e reagenti. Si evidenzia come il nuovo metodo di differenziazione di XN sia migliorativo e porti a separazioni migliori dei cluster cellulari, in particolare tra linfociti e monociti.
  33. Tanaka et al. (Int J Lab Hematol, 2013, Epub_DOI 10.1111ijlh.12114)
    Evaluation of the body fluid mode of automated hematology analyzer XN-series for extremely low peripheral white blood cell counts

    Summary: in corso di trapianto di cellule staminali è necessario contare campioni con numeri di WBC molto bassi (0,000 – 0,500 x 109/L) e rilevare variazioni anche lievi di tali numeri per valutare rischi di infezione e di successo del trapianto. Sysmex XN è dotato di due modalità dedicate a conteggi di campioni a bassissima cellularità: LOW WBC per conteggi di bianchi bassi (minimo valore refertabile 0,010 x 109/L) e BF mode per la lettura dei fluidi corporei tra cui il liquor (minimo valore refertabile 0,001 x 109/L). Si sono valutati carryover, riproducibilità e correlazione con il metodo manuale delle due modalità di analisi; i risultati sono stati ottimi per entrambe le modalità con alcune eccellenze per il BF mode. La riproducibilità è risultata migliore per BF mode, probabilmente a causa della differenza di volume di campione utilizzato nei due casi (10 volte il campione normale per BF, 3 volte per LW), tuttavia su qualche campione è stato meglio LW ed entrambi risultano meglio del metodo manuale. LW dimostra sempre risultati lievemente più alti rispetto il metodo manuale spiegato dal fatto che non viene effettuato un lavaggio e un background=0 come in BF mode, tuttavia il dato è trascurabile per gli utilizzi che se ne fanno. Per l’utilizzo specifico di conteggi in corso di trapianto di staminali a fronte di conte molto basse, può quindi essere usato il BF mode, tuttavia va utilizzato anche il LW mode in combinazione per verificare l’eventuale presenza di NRBC (non rilevati nel BF mode). Nel complesso lo strumento offre un grande ausilio nel trattamento di campioni così particolari e critici.
  34. Schoorl M et al. (Am J Clin Pathol 2013, vol140, n4, p495)
    New fluorescent method (PLT-F) on Sysmex XN2000 hematology analyzer achieved higher accuracy in low platelet counting
    The Sysmex XN-2000 Hematology Autoanalyzer Provides a Highly Accurate Platelet Count than the Former Sysmex XE-2100 System Based on Comparison with the CD41/CD61 Immunoplatelet Reference Method of Flow Cytometry.

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    Summary: Il nuovo metodo di conta PLT-F di XN (in questo caso configurazione XN-2000) dimostra eccellenti performance in campioni piastrinopenici. Il lavoro analizza 37 campioni con PLT < 50.000/L confrontando il metodo in fluorescenza con quello impedenziometrico ed ottico e tutti con il metodo citofluorimetrico CD61. La riproducibilità si è dimostrata eccellente (per PLT <20 * 109/L) con CV% per PLT-F al 3,0%, rispetto al 9,3% per PLT-I e 8,5% per PLT-O, in linea con i risultati da Briggs et al. (Performance evaluation of the Sysmex haematology XN Modular System. J Clin Pathol 2012; 65(11):1024-30), che ha trovato CV% del 4,0%. Si evidenzia una buona correlazione tra i metodi PLT-F e CD61-ImmunoPLT (r = 0,988). Si rileva un bias negativo di PLT-F e PLT-O rispetto al metodo CD61, più basso per concentrazioni PLT inferiori a 50*109/L. Le differenze erano maggiori per PLT-O che per PLT-F il che suggerisce che i valori PLT-F siano più accurati. Gli autori pensano che questo disallineamento possa essere causato dal metodo di conta citofluorimetrico “a doppia piattaforma”, che calcola il valore delle PLT usando la concentrazione dei RBC, pertanto soggetto ad errore. Il metodo a “singola piattaforma” che utilizza le sfere di calibrazione all’interno della stessa provetta dove vengono contate le PLT potrebbe fornire risultati migliori. Anche Briggs et al. avevano trovato un bias, ma non lo stesso di questo lavoro e anche i risultati di correlazione erano diversi, se pur buoni. Tuttavia entrambi avevano trovato la stessa correlazione tra PLT-F e PLT-O: Schoorl et al. PLT-F = 1,05 x PLT-O – 2; Briggs et al. PLT-F = 1.06 x PLT-O - 1.5. Essendo il PLT-F un metodo completamente standard gli autori ritengono che probabilmente le differenze siano dovute a variabili del metodo di riferimento. In ogni caso per conteggi sotto 20 * 109/L le differenze sono basse per annullarsi quasi a 10 * 109/L. Gli autori concludono che: “PLT-F è un metodo affidabile per bassi conteggi di PLT. Poiché il metodo di riferimento CD61-ImmunoPLT non è normalmente disponibile in tutti i laboratori, si può concludere che per quanto riguarda la soglia di trasfusione di 20 * 109/L, PLT-F è il metodo migliore per prendere decisioni in merito alle trasfusioni piastriniche”.
  35. Tanaka Y et al. (Int J Lab Hematol, 2013, Epub ahead of print)
    Elimination of interference by lipids in the low WBC mode in the automated hematology analyzer XN-2000

    Summary: Lo studio evidenzia come il nuovo strumento Sysmex serie XN non subisca interferenze sul conteggio WBC. In particolare non ha problemi per l’interferenza degli eritroblasti in quanto vengono sempre conteggiati, anche senza la richiesta di formula. Non risultano problematiche neanche a carico dei lipidi quando presenti nel sangue (confronto con XE-2100). Gli autori hanno verificato questa performance, aggiungendo lipidi al campione, sul sistema di analisi sangue intero e poi sono passati a controllare il sistema LW (Low WBC) per campioni citopenici con WBC sotto 1,40 X 109/L. Le correlazioni sono state fatte con i conteggi in camera per il totale dei WBC e con colorazioni per la formula. Si evidenzia, per conteggi molto bassi (<0,01 X 109/L), una migliore correlazione per il conteggio LW, che pertanto, anche per la formula, in questo tipo di campioni si può ritenere equivalente alla conta manuale.
  36. Briggs, Machin et al. (SEHS 2013)
    Sysmex XN analysers - A novel Modular Blood Cell Counting System

    Summary: lo strumento XN ha performances generali eccellenti in termini di linearità, stabilità, carryover e riproducibilità. Il parametro PLT-F ha mostrato eccellente correlazione con il metodo di riferimento ICSH citofluorimetrico, maggiore accuratezza nei pazienti trombocitopenici, soprattutto ai valori di soglia decisionali per trasfusioni piastriniche. XN riduce il TAT grazie ai reflex automatici. Si è riscontrata una riduzione del 49% dei vetrini ematologici. Il sistema di flags per XN per "blasts/abnormal lymphocytes" e "atypical lymphocyte" ha mostrato un notevole miglioramento, con diminuzione dei falsi positivi senza alcuna perdita di sensibilità.
  37. Schoorl et al. (SEHS 2013)
    Evaluation of the new Sysmex XN-2000 haematology analyser

    Summary: Studio effettuato su un gruppo di pazienti sani (143 maschi, 119 femmine). Sono stati valutati: precisione, stabilità, carryover e valori di riferimento. Tutti i parametri hanno fornito risultati ottimi, rispettando le specifiche previste dal costruttore. La correlazione dei parametri DIFF con la conta al microscopio ottico ha evidenziato un r>0.90 per tutti i parametri, lievemente inferiore per Monociti e Basofili, ma non tale da richiedere correzioni. In conclusione Sysmex XN-2000 ha mostrato eccellenti prestazioni analitiche
  38. Michael-Imobioh. (SEHS 2013)
    An investigation into parameters that can predict Bone marrow engraftment post transplantation using the newly introduced Sysmex XN analyser

    Summary: il parametro IPF mostra variazioni più precocemente (3-4 giorni) rispetto a Monociti e Neutrofili nella ripresa post trapianto midollare. Lo studio ha dimostrato che il parametro IPF% ha un ruolo significativo per la diagnosi e predittività di trombocitopenia. IPF può essere utilizzato come parametro non invasivo nel monitoraggio della risposta alle terapie. IPF % può essere adottato come parametro di routine in tutti gli ospedali. La strumentazione XN quindi fornisce valide e semplici alternative nella valutazione dei pazienti post trapianto.
  39. Cornet et al. (SEHS 2013)
    Evaluation of the performance of XN in the detection of circulating abnormal cells in patients with hematologic malignancies

    Summary: il canale WDF di XN ha una eccellente sensibilità per la determinazione delle cellule anomale di pazienti con patologie ematologiche, sia leucemie acute che sindromi linfoproliferative croniche. Sarà necessario uno studio su scala più ampia per avere conferme. Inoltre, il canale WDF ha elevata efficacia nel monitoraggio di pazienti con leucemia acuta in quanto è in grado di rilevare la presenza di blasti o cellule immature dopo trattamento chemioterapico.
  40. Schoorl et al. (SEHS 2013)
    Low platelet count evaluation on the new Sysmex XN-2000 haematology analyser

    Summary: valutazione delle differenti metodologie presenti su XN-2000 per la determinazione della conta piastrinica (PLT-I, PLT-O, PLT-F) in campioni con PLT <50x109/L. Ottima la riproducibilità ottenuta per PLT-F in campioni con PLT<20x109/L. Confrontati i risultati ottenuti utilizzando il conteggio tramite PLT-F e il metodo di riferimento in citofluorimetria (CD61) che dimostrano una buona correlazione tra i due metodi. Analizzati inoltre i dati ottenuti su XN-2000 utilizzando i conteggi tramite PLT-O e PLT-F: si evidenzia come la conta tramite PLT-F potrebbe essere molto utile nella decisione trasfusionale considerando quanto ottenuto per PLT <20x109/L, corrispondente al valore soglia trasfusionale.
  41. Martin-Lopez de Castro et al. (SEHS 2013)
    Evaluation of the body fluid (BF) module on the Sysmex XN-1000

    Summary: valutazione del metodo di analisi dei BF su XN-1000 rispetto a XE5000 tramite lo studio di 64 fluidi biologici di cui 25 CSF. Confrontati i risultati ottenuti per i parametri WBC, RBC, PMN, MN, HFC con metodo Passing- Bablok. Da questi dati XN sembra presentare un miglioramento nelle performance rispetto a XE5000.
  42. Fleming et al. (SEHS 2013)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: validazione del metodo di analisi dei BF su XN-1000 utilizzando 187 campioni (73 CSF, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici e 20 pleurici). Confrontati i risultati ottenuti con XN e con il metodo di riferimento (conta manuale microscopica in camera Fuchs-Rosenthal): buona la correlazione per WBC e MN nei CSF, minore per PMN. Per tutti gli altri fluidi la correlazione tra i due metodi sui vari parametri è stata buona, eccellente per quanto riguarda gli RBC.
  43. Labaere et al. (SEHS 2013)
    Validation of the Sysmex XN-2000 body fluid module for white blood cell differential count in cerebrospinal fluid

    Summary: validazione del metodo di analisi dei BF su XN-2000 ed in particolare della conta differenziale dei WBC su CSF. In questo studio sono stati analizzati 26 CSF con una conta WBC ≥ 10/uL confrontando i risultati ottenuti su XN-2000 e con il conteggio manuale al microscopio: viene riportata un’eccellente correlazione per i parametri PMN e MN sia in percentuale che in valore assoluto.
  44. Tejerina Fontaina et al. (SEHS 2013)
    Automated analysis body fluids in XN-class. Utility of high fluorescent index.

    Summary: valutazione del parametro HF-BF nell’analisi dei fluidi biologici, ritenuto utile nella diagnosi di alcune patologie in quanto dà informazioni sulla presenza di cellule non leucocitarie come le mesoteliali, i macrofagi e cellule tumorali.
  45. Oyaert et al. (SEHS 2013)
    Use of the Sysmex XN-1000 body fluid module for counting and differentiation of blood cell in body fluids

    Summary: Valutazione delle performance di XN-1000 per quanto riguarda l’analisi dei fluidi biologici, prendendo in esame 193 campioni di varia matrice e paragonando i risultati con quelli ottenuti con il metodo di riferimento (conta in camera Fuchs-Rosenthal e cytospin slides). Esclusi i campioni con “WBC abnormal scattergram” e quelli che presentavano più del 5% di cellule rotte all’osservazione microscopica. Eccellente correlazione è stata trovata per il conteggio di WBC ed RBC. Ritenuto utile il parametro HF-BF sia per i liquidi ascitici e pleurici dove solitamente è possibile trovare cellule mesoteliali e macrofagi, sia nei CSF dove la presenza di cellule HF-BF è verosimilmente indice di anomalia con conseguente revisione microscopica del campione. L’incapacità però di identificare alcune cellule maligne e patologiche (es. cluster cellulari, batteri intracellulari ed extra cellulari) giustifica ancora fortemente la necessità di una differenziazione morfologica data dall’osservazione microscopica. Valutati inoltre su XN-1000 precisione between e within-run, linearità e carryover con buoni risultati.
  46. Hotton et al.(Am J Clin Pathol, 2013, vol140, p845)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters- Cell-Dyn Sapphire, DXH-800, and XN-2000

    Summary: Gli autori confrontano Sysmex XN-2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto a Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini dal 20 al 9,3%.
  47. Briggs et al. (SEHS 2013)
    Improving workflow in a Cancer Centre unit with the use of the White Cell Precursor (WPC) channel on the XN 20

    Summary: il nuovo sistema Sysmex XN utilizza nuovi canali analitici rispetto alla serie XE, incluso WPC (White Precursor Cells), utilizzabile sull’unità XN-2000. Il canale identifica (grazie al reattivo Lysercell WPC) i WBC anomali sfruttando la loro differente composizione lipidica delle membrane cellulari rispetto ai WBC maturi senza anomalie. Le segnalazioni Blast e Abnormal Lymphocyte/Lymphoblast sono state ottimizzate utilizzando il canale WPC. Il 70.7% dei campioni ha richiesto il reflex test: questo è stato considerato positivo in quanto l’obiettivo era la riduzione del numero di vetrini. Il TAT è risultato inferiore a quello di XN-2000 senza WPC. Il canale riduce del 34,5% il numero di vetrini non necessari.
  48. Kawauchi et al. (SJI, 2013, vol23, n1, p1)
    The Position of Normal Leukocytes on the Scattergram of the Newly Developed Abnormal Cell-detection Channel of the XN-Series Multi-parameter Automated Hematology Analyzers

    Summary: Gli autori presentano uno studio del canale WPC in cui hanno indagato sul posizionamento sul citogramma delle popolazioni leucocitarie normali. Sono state isolate dal sangue di pazienti normali le tre principali popolazioni leucocitarie Linfociti, Monociti e Granulociti (controllate in citofluorimetria) e si è osservata la disposizione sul citogramma dopo trattamento con il reagente WPC. La complessità cellulare è maggiore nei Granulociti minore nei Monociti ed ancora più bassa nei Linfociti, come ci si attende dall’osservazione al MO. I linfociti T appaiono separati in due cluster nella distribuzione FSC-SSC. Si è evidenziato che si hanno due popolazioni differenti dal punto di vista della reazione al reagente: alcuni si mantengono inalterati post trattamento, mentre altri con maggiori danni alla membrana (si rilevano anche minori antigeni di membrana) risultano più piccoli dopo il trattamento con il reattivo. Prossimi imminenti studi affronteranno lo studio della distribuzione delle cellule patologiche.
  49. Fleming et al (Clin Chem Lab Med, 2012, ePub_DOI 10.1515cclm-2011-0927)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: Studio di valutazione del metodo di analisi dei Liquidi Biologici su XN-1000. Sono stati confrontati i conteggi strumentali di 187 campioni (73 CSF, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici e 20 pleurici) con quelli effettuati con metodo ottico (di riferimento); valutati anche linearità e carry over. Per quanto riguarda il liquor i risultati sono ottimi sia per la lettura dei WBC che dei monomorfonucleati (MN) e polimorfonucleati (PMN). Gli autori rilevano una lieve sovrastima dei PMN ed ipotizzano che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che una parte di “debris” venga incluso nel conteggio, oppure anche che procedure preanalitiche della conta manuale (citocentrifugazione, trattamento con coloranti) determinino il decadimento di alcune cellule. Anche il tempo stesso di attesa dell’analisi è determinante per il decadimento cellulare ed i campioni in laboratorio attendono un po’ troppo prima di essere analizzati (più del 90% di monociti e granulociti decadono dopo 90 minuti a temperatura ambiente). Sensibilità e specificità sono risultati ottimi (100%, 97,6%), su 67 campioni solo 1 falso positivo. Anche gli altri liquidi hanno mostrato ottimi risultati sia per i WBC che per RBC, si raccomanda solo l’attenzione di rivedere manualmente il campione se le cellule ad alta fluorescenza sono molte per comprenderne la tipologia (differenziare le normali, come mesoteliali, dalle maligne). In definitiva il metodo BF di XN offre alcuni indiscutibili vantaggi: ha un basso TAT anche in situazioni di urgenza diurna e notturna, non è necessario il pretrattamento del campione, fornisce risultati accurati e riproducibili, usa poco campione (88 L).
  50. Nakazawa et al. (SJI, 2012, vol22, n1, p1)
    Sysmex XN Analysers – A Novel Modular Blood Cell Counting System

    Summary: Valutazione della lettura dei fluidi biologici su XN-2000. I risultati sono ottimi su tutti i tipi di fluidi (CSF, liquidi pleurici, liquidi sinoviali, liquidi pericardici, liquidi di dialisi – CAPD – e lavaggi broncoalveolari – BAL). Buoni risultati su riproducibilità, linearità e coefficienti di variazione. Le correlazioni sono ottime anche per la differenziazione in monomorfonucleate e polimorfonucleate. Nei campioni patologici le cellule leucemiche sono inserite nel cluster delle cellule monomorfonucleate, mentre le cellule tumorali di origine epiteliale vengono posizionate nel cluster delle HF (cellule ad alta fluorescenza).
  51. Briggs et al. (ISLH 2012)
    Sysmex XN Analysers – A Novel Modular Blood Cell Counting System

    Summary: Valutazione di XN rispetto a XE-2100 usando campioni normali e patologici. Studiati in particolare: flag morfologiche (con e senza canale WPC), bassi conteggi WBC, conteggi piastrinici (canale PLT-F) contro citofluorimetria. Linearità stabilità, carry over e ripetibilità sono stati trovati ottimi. Il canale PLT-F è risultato avere un’eccellente correlazione al metodo citofluorimetrico
  52. Briggs et al. (J Clin Pathol, Epub2012, vol65, p1024)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system

    Summary: Gli autori presentano uno studio di confronto di XN rispetto ad XE-2100. L’articolo presenta le caratteristiche tecniche dei due strumenti e le differenze (in particolare su XN vengono eseguiti NRBC su tutti i campioni della routine, è presente un conteggio esteso per WBC<0,5 cell/L ed è presente un nuovo canale in fluorescenza per le piastrine). Vengono analizzati, per XN, i dati di stabilità, linearità, precisione e carryover. I risultati di confronto con XE sono tutti eccellenti con una lieve diversità su IPF (dove XN è più corretto in quanto probabilmente XE risente di frammenti di WBC perché i pazienti analizzati erano in chemioterapia). NRBC: si evidenzia che eseguendo il test su tutti i campioni non sono necessari rerun. FLAG: analizzate “Blast?”, “Atypical Lymphocytes” e “ABNLymphocytes” (cioè quelle rilevate diversamente rispetto ad XE-2100). In tutti i casi diminuiscono i falsi positivi, senza un aumento statisticamente significativo dei falsi negativi. La flag Abnormal Lymphocytes risulta migliorata. Per le flag Blasti e ABN Lymphocytes si evidenzia una netta diminuzione degli strisci (perché diminuiscono i falsi positivi senza aumento di falsi negativi) a seguito di rerun su canale WPC; infatti nella sperimentazione si sono ridotti i vetrini da 199 a 101, grazie all’utilizzo del canale. Tutto ciò determina un sensibile incremento dei rerun (3,7% in più) su XN, ma visto il decremento degli strisci su SP (49% in meno) e la diminuzione del tempo di revisione, il TAT migliora significativamente (10%). PLT: il metodo impedenziometrico utilizzato su entrambi ha dato le stesse performance di conteggio, ma meno flag di ripetizione in ottico su XN (9%, contro 27% su XE). Il canale PLT-F è risultato superiore all’ottico di XE in correlazione al metodo di riferimento citofluorimetrico in campioni sotto le 30.000 PLT/L. WBC: ottimo il conteggio esteso per WBC< 0,5 x103/L. Conclusione: XN migliora il flusso di lavoro insieme alla correttezza nell’individuare i campioni patologici.
  53. Buttarello et al. (IFCC 2012)
    Basic performance evaluation of the new Sysmex XN-1000 automated haematology analyser

    Summary: Il lavoro ha valutato le performance di XN in termini di linearità, carry over, imprecisione e stabilità nel tempo. I risultati sono stati eccellenti. Si è poi confrontato lo strumento con XE-5000 rilevando una buona correlazione per tutti i parametri e bias trascurabile.
  54. Rosenthal et al. (ISLH 2012 NRBC)
    Evaluation of a New Method for the Enumeration of Nucleated Red Blood Cells on the Sysmex XNTM Automated Haematology Analysers

    Summary: Valutazione della lettura degli eritroblasti sul nuovo analizzatore Sysmex XN. Lo strumento effettua il conteggio NRBC su tutti i campioni nel canale WNR, che conta i globuli bianchi totali e gli NRBC con metodo citofluorimetrico. Si sono confrontati i conteggi tra Sysmex XN, Sysmex XE-5000 e conteggio ottico effettuato con Cellavision DM96 (protocollo CLSI H20-A2). Sono stati valutati 162 campioni della routine (NRBC tra 0 e 37,4/100 WBC) con 144 campioni con NRBC≤2/100 WBC. Le correlazioni si sono rivelate ottime con eccellenti risultati anche per i conteggi molto bassi. Tutto ciò ottimizza i consumi perché elimina la necessità di un canale aggiuntivo e migliora il flusso di lavoro in quanto abbassa il numero di revisioni microscopiche.
  55. Rosenthal et al. (ISLH 2012 IG)
    Automated Immature Granulocyte Counts on the Sysmex XNTM Automated Haematology Analysers

    Summary: Gli autori hanno valutato la performance di conteggio delle cellule IG (Granulociti Immaturi) di Sysmex XN, Sysmex XE-5000 con Cellavision DM96 secondo il protocollo CLSI H20-A2, su campioni che non avevano nessun’altra flag morfologica. Oltre a verificare le prestazioni dei sistemi scopo del lavoro è stato valutare se fosse possibile trovare un cut-off ottimale per il parametro IG così da migliorare il TAT. Le performance di correlazione sono state ottime. Il livello di autovalidazione è settato per IG ≤2%, viste le performance, aumentando il cut-off da 2 a 5 si ottiene un incremento di campioni autovalidati del 17% in più su XE-5000 e del 30% in più per XN.
  56. Hotton et al. (ISLH 2012)
    Performance evaluation of the Sysmex XN-2000, the Abbott Cell-Dyn Sapphire and the Beckman Coulter DxH-800 Haematology analysers with morphological comparison of automated WBC differential counts results and flags to detect abnormal blood cells

    Summary: Gli autori confrontano i tre analizzatori tra loro e il conteggio manuale (per le flag). In particolare vengono valutate le performance su NRBC, Blasti, Granulociti immaturi e Linfociti Atipici. XN dimostra le migliori prestazioni consentendo anche risparmio di revisioni al microscopio.
  57. Wada et al. (ISLH 2012)
    Discrimination of Platelets and Fragmented Erythrocytes in the PLT-F Channel of XN-Series Sysmex Automated Hematology Analyzer

    Summary: Studio del canale PLT-F e della capacità di discriminare correttamente tra frammenti dei globuli rossi e piastrine. Gli autori utilizzano la marcatura citofluorimetrica (CD41 e CD61) abbinata al colorante del canale per fotografare e quindi visualizzare come lo strumento sia capace di distinguere tra i due tipi di popolazione. Quindi XN è in grado di distinguere piastrine da frammenti di globuli rossi grazie alle proprietà del reagente del canale PLT-F e alle misure volumetriche di forward scatter.
  58. Fleming et al. (ISLH 2012)
    Validation of the body fluid module on the new Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: Valutazione delle performance di lettura dei fluidi biologici per WBC e RBC dello strumento XN. Analizzati liquidi cefalorachidiani, ascitici, pleurici e dialisi peritoneali rispetto al metodo di riferimento (conteggio in camera Fuchs-Rosenthal). I risultati sono stati molto buoni, pertanto XN risulta essere uno strumento prezioso per l’analisi di tali liquidi.
  59. Fleming et al. (Clin Chem Lab Med Epub 2012)
    Validation of the body fluid module on the new Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: Valutazione delle performance di XN sulla lettura dei liquidi biologici di WBC e RBC (187 campioni: 73 CSF, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici, 20 liquidi pleurici). Eccellente correlazione nei CSF per WBC e cellule monomorfonucleate, lieve sovrastima per le polimorfonucleate. Per gli altri liquidi correlazioni ottime su tutto (anche RBC). Risultano positive anche le performance di linearità, accuratezza, precisione e carryover.
  60. Schoorl et al. (ISLH 2012)
    Evaluation of the new Sysmex XN-2000 haematology analyser

    Summary: Valutazione di XN-2000 (precisione, stabilità, carryover e valori di riferimento). Correlazione effettuata rispetto ad XE-2100 e formula manuale con metodo di riferimento H20-A2. Risultati ottimi su tutti i dati analizzati. Interessanti i dati di stabilità: fino a 48 ore nessuna variazione su WBC, RBC, Hb, Reticolociti e PLT (variazioni per MCV -6%-, RDW -12%-, MPV -12%- e PDW -15%). Dopo 72 ore si evidenziano lievi differenze per la formula e i parametri di maturazione dei Reticolociti. I dati rilevati non hanno reso necessaria alcuna variazione dei valori di normalità
  61. Schoorl et al. (ISLH 2012)
    Low platelet count evaluation on the new Sysmex XN2000 haematology analyser

    Summary: Valutazione di XN-2000 sul conteggio piastrinico in campioni trombocitopenici (PLT<50.000/L). XN-2000 presenta tre canali di analisi piastrinica: impedenziometrico, ottico e PLT-F (canale in fluorescenza con estensione di conteggio volumetrico). Le piastrine vengono distinte da altre cellule usando il forward scatter e l’intensità di fluorescenza. Eseguiti confronti con XE-2100 e metodo citofluorimetrico (CD61). I risultati sono stati ottimi, soprattutto per il canale PLT-F, che si attesta come fondamentale in conteggi intorno alla soglia trasfusionale.
  62. SXO 2012
    The clinical relevance of measuring NRBC in the XN-CBC

    Summary: Panoramica sugli eritroblasti: significato clinico nell’adulto e nel neonato, metodi di conta con particolare attenzione ad XN. Piccola rassegna degli articoli più importanti sull’argomento.


Formula, Canali e App, Segnalazioni e Granulociti Immaturi (IG)

  1. Geara et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol38, n1, p10)
    Comparative study of quantitative performances between the new Sysmex XN-L (XN-550) haematology analyser and the XN-9000 in a routine laboratory

    Summary: Il presente studio ha lo scopo di valutare i paramenti forniti da Sysmex XN-L (XN-550) confrontandoli con quelli di Sysmex XN-9000. XN-L utilizza la stessa tecnologia del sistema di alta gamma (citometria a flusso in fluorescenza) fornendo i parametri emocromo, formula e reticolociti (NRBC dato di ricerca). Per lo studio comparativo sono stati utilizzati campioni di pazienti adulti di cui 381 normali e 58 patologici, analizzati con profilo CBC+DIFF+RET su entrambi gli analizzatori e confrontati statisticamente. I risultati mostrano, oltre ad un’ottima performance dei due analizzatori, un’eccellente correlazione di XN-L con r>0.94 per tutti i parametri, più bassa solo per i basofili che risentono del basso numero totale. Sysmex XN-L fornisce oltre al dato Reticolociti, anche i relativi parametri reticolocitari (anch’essi ottimamente correlati ad XN-9000) utili nella valutazione dell’eritropoiesi del paziente, il dato delle piastrine ottiche per approfondimenti in caso di conteggi piastrinici difficili, il profilo di lettura per i campioni citopenici per un’ottimale lettura della formula anche in pazienti leucopenici e il programma per la lettura dei liquidi biologici. Tutte le sopracitate caratteristiche, insieme alle ottime performance di correlazione con il sistema di fascia superiore ne fanno un ottimo strumento per laboratori con routine medio-piccole oppure come sistema di backup.
  2. Schuff-Werner et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, Vol54, n9, p1503)
    Performance of the XN-2000 WPC channel-flagging to differentiate reactive and neoplastic leukocytosis

    Summary: Lavoro di valutazione delle performance del canale WPC per la capacità di individuare correttamente, e quindi distinguere, i casi di leucocitosi reattive e neoplastiche. Il confronto è stato effettuato rispetto al microscopio (striscio automatico e vetrino DM96), rispetto alla strumentazione in uso in laboratorio (XE-5000/2100) e con la tipizzazione citofluorimetrica, dove necessaria. I campioni analizzati sono stati 253 di cui 48 con leucocitosi di origine neoplastica, 112 reazioni reattive leucemoidi e 93 pazienti ospedalizzati. Le performance strumentali sono state ottime in quanto estremamente allineate al metodo di riferimento ottico, denotando in particolare un’ottima specificità. Rispetto alla strumentazione XE si rileva un’aumentata specificità con riduzione dei falsi positivi. Si indica anche un’ottima performance sul parametri IG. In conclusione gli autori avvalorano dati di precedenti pubblicazioni sulle ottime del canale WPC.
  3. Jones et al. (J Clin Pathol, 2015, vol68, n2, 161)
    The value of the white precursor cell channel (WPC) on the Sysmex XN-1000 analyser in a specialist paediatric hospital

    Summary: Confronto delle performance delle segnalazioni di blasti, linfociti atipici e attivati tra XE ed XN su campioni pediatrici. Sono stati valutati campioni di 300 bambini (età da 1 a 15 anni), di cui 111 ematologicamente normali e 189 con vari tipi di anormalità ematologiche (leucemie, sindromi mielodisplastiche, sindrome cellule falciformi, porpore trombotiche trombocitopeniche, chemioterapie, trapianti ed altro). I campioni sono stati passati su XE-5000 e poi su XN-1000, che a fronte della flag Blasti/AbnormalLY, attiva il canale WPC che riporta o la segnalazione Blasti o AbnormalLy oppure negativizza il campione. Il riscontro è stato molto positivo in quanto XN ha ridotto i falsi positivi (36% contro 64% di XE), senza aumentare i falsi negativi, incrementando quindi la specificità. Secondo gli autori l’analisi del canale WPC ha anche l’effetto di rendere più specifica la segnalazione AtypicalLy che genera dal canale WDF. In conclusione: “il canale WPC ha la potenzialità di aumentare la velocità e la sicurezza nella decisione di eseguire lo striscio, riducendo il TAT e revisioni inutili di vetrini”.
  4. Seo et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol37, n2, p155)
    Performance evaluation of the new hematology analyzer Sysmex XN-series

    Summary: Studio di valutazione dello strumento XN effettuato su 1005 campioni. Vengono valutati diversi aspetti con ottime performance e risultati. Argomenti valutati: precisione, linearità, carryover, stabilità, performance delle flag. Low WBC mode, conteggio PLT-F, Modalità Body Fluid, workflow, confronto con XE-2100, ADVIA2120, LH750. Si evidenzia in particolare: efficienza e performance delle flag buona come XE con maggiore specificità, conteggio PLT-F ottimamente correlato al metodo di riferimento CD61, IPF ben correlato ad XE con alcune differenze in cui il risultato di XN concorda meglio con la situazione clinica del paziente (IPF più basso su campioni con malattie ematologiche), buone performance del canale BF e workflow ottimizzato grazie ai reflex automatici e alle migliori performance dei canali dei WBC e formula, che permettono una maggiore efficienza senza perdere sensibilità diagnostica.
  5. Bruegel et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol53, n7, p1057)
    Comparison of five automated hematology analyzers in a university hospital setting: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000, and Sysmex XN-2000

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    Summary: Studio di confronto tra cinque analizzatori di fascia alta del mercato: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000 e Sysmex XN-2000. Gli strumenti sono stati verificati per l’allineamento dei parametri e per la capacità di segnalare le cellule atipiche e patologiche. Valutato anche il conteggio piastrinico a confronto con la citofluorimetria. La correlazione si è rivelata buona su tutti i parametri con performance minori di alcune strumentazioni per NRBC e Reticolociti. Per NRBC la concordanza minore con il microscopio l’ha avuta ADVIA 2120. Miglior sensibilità per la flag blasti è stata di XN-2000 (97%), le specificità sono state paragonabili tra gli strumenti. Miglior correlazione del conteggio piastrinico con CD61 per XN-2000.
  6. Luongo et al. (SIMEL 2014)
    Artrite settica e granulociti immaturi: caso clinico

    Summary: Caso clinico. XE-2100. Caso di un’artrite settica in necrosi della testa del femore. Grazie al conteggio IG può scattare il sospetto di infezione anche quando il quadro clinico non è ancora evidente.
  7. Genna et al. (SIMEL 2014)
    Conta automatizzata nella diagnostica della malaria:un caso clinico

    Summary: Caso clinico di malaria. Si descrive il comportamento strumentale e si conclude che gli allarmi sulla formula e la reticolocitosi con anormalità di distribuzione delle frazioni maturative, benchè non specifici per la patologia, siano importanti spie di anomalie che orientano le diagnosi. XT e XE.
  8. Kawauchi et al. (SJI, 2014, vol24, n1, p6)
    Comparison of the Leukocyte differentiation Scattergrams Between the XN-Series and the XE-Series of Hematology Analyzers

    Summary: Presentato il canale WDF come scattergram e reagenti. Si evidenzia come il nuovo metodo di differenziazione di XN sia migliorativo e porti a separazioni migliori dei cluster cellulari, in particolare tra linfociti e monociti.
  9. Arneth et al. (JClinLabAnal, 2014, 10.1002_jcla.21747)
    Technology and New Fluorescence Flow Cytometry Parameters in Hematological Analyzers

    DISPONIBILE ABSTRACT
    Summary: Descrizione generale della tecnologia della serie X con evidenza di superiorità dello strumento XE-5000.
  10. Kawauchi et al. (SJI, 2013, vol23, n1, p1)
    The Position of Normal Leukocytes on the Scattergram of the Newly Developed Abnormal Cell-detection Channel of the XN-Series Multi-parameter Automated Hematology Analyzers

    Summary: Gli autori presentano uno studio del canale WPC in cui hanno indagato in merito al posizionamento sul citogramma delle popolazioni leucocitarie normali. Sono state isolate dal sangue di pazienti normali le tre principali popolazioni leucocitarie Linfociti, Monociti e Granulociti (controllate in citofluorimetria) e si è osservata la disposizione sul citogramma dopo trattamento con il reagente WPC. La complessità cellulare è maggiore nei Granulociti minore nei Monociti ed ancora più bassa nei Linfociti, come ci si attende dall’osservazione al MO. I linfociti T appaiono separati in due cluster nella distribuzione FSC-SSC. Si è evidenziato che si hanno due popolazioni differenti dal punto di vista della reazione al reagente: alcuni si mantengono inalterati post trattamento, mentre altri con maggiori danni alla membrana (si rilevano anche minori antigeni di membrana) risultano più piccoli dopo il trattamento con il reattivo. Prossimi imminenti studi affronteranno lo studio della distribuzione delle cellule patologiche.
  11. Mazumdar et al. (LeukRes, 2013, vol37, n6, p614)
    The automated monocyte count is independently predictive of overall survival from diagnosis in chronic lymphocytic leukaemia and of survival following first-line chemotherapy

    DISPONIBILE ABSTRACT
    Summary: Gli autori effettuano uno studio su XE sulle Leucemie Linfatiche Croniche. In particolare si focalizzano sul numero di monociti alla diagnosi. La monocitosi alla diagnosi è stata associata al conteggio dei linfociti, alle delezioni dei cromosomi 17p e 11q e ad altre mutazioni. Si conclude che un conteggio di monociti alla diagnosi superiore a 0,91 x 109/L è associato ad una sopravvivenza più breve in assenza di terapia.
  12. Tanaka Y et al. (Int J Lab Hematol, 2013, Epub ahead of print)
    Elimination of interference by lipids in the low WBC mode in the automated hematology analyzer XN-2000

    Summary: Lo studio evidenzia come il nuovo strumento Sysmex serie XN non subisca interferenze sul conteggio WBC. In particolare non ha problemi per l’interferenza degli eritroblasti in quanto vengono sempre conteggiati, anche senza la richiesta di formula. Non risultano problematiche neanche a carico dei lipidi quando presenti nel sangue (confronto con XE-2100). Gli autori hanno verificato queste caratteristiche, aggiungendo lipidi al campione, sul sistema di analisi sangue intero e poi sono passati a controllare il sistema LW (Low WBC) per campioni citopenici con WBC sotto 1,40 X 109/L. Le correlazioni sono state fatte con i conteggi in camera per il totale dei WBC e con colorazioni per la formula. Si evidenzia, per conteggi molto bassi (<0,01 X 109/L), una migliore correlazione per il conteggio LW, che pertanto, anche per la formula, in questo tipo di campioni si può ritenere equivalente alla conta manuale.
  13. Hotton et al.(Am J Clin Pathol, 2013, vol140, p845)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters- Cell-Dyn Sapphire, DXH-800, and XN-2000

    Summary: Gli autori confrontano Sysmex XN2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto al Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini dal 20 al 9,3%.
  14. Nierhaus et al. (BMC Immunology, 2013, vol14, n8, p1)
    Revisiting the white blood cell count: immature granulocytes count as a diagnostic marker to discriminate between SIRS and sepsis – a prospective, observational study

    Summary: Gli autori hanno studiato 70 pazienti della terapia intensiva con diagnosi di sepsi. E’ stato confrontato il numero di IG con altri marker normalmente utilizzati per arrivare a diagnosticare la sepsi cioè: Proteina C reattiva, LPB (lipopolysaccharide binding protein), e Interleuchina-6. I risultati dimostrano che il parametro IG è molto utile per la diagnosi, specialmente nelle prime giornate (le più critiche per far partire la terapia), dimostrato da curve ROC con AUC superiori agli altri parametri studiati. Il numero di IG non è indicativo di prognosi infausta della malattia, ma si dimostra di efficace utilizzo per la diagnosi.
  15. Melnichuk et al. (SEHS 2013)
    Age dynamics and reference intervals for white blood cells parameters in healthy newborns and children

    Summary: Studio dei valori di normalità di Piastrine e Formula nei neonati (anche sangue cordonale) e bambini.
  16. Briggs et al. (J Clin Pathol, Epub2012, vol65, p1024)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system

    Summary: Gli autori presentano uno studio di comparazione di XN rispetto ad XE-2100. L’articolo presenta le caratteristiche tecniche dei due strumenti e le differenze (in particolare su XN vengono eseguiti NRBC su tutti i campioni della routine, è presente un conteggio esteso per WBC<0,5 cell/L ed è presente un nuovo canale in fluorescenza per le piastrine). Vengono analizzati, per XN, i dati di stabilità, linearità, precisione e carryover. I risultati di confronto con XE sono tutti eccellenti con una lieve diversità su IPF (dove XN è più corretto in quanto probabilmente XE risente di frammenti di WBC perché i pazienti analizzati erano in chemioterapia). NRBC: si evidenzia che eseguendo il test su tutti i campioni non sono necessari rerun. FLAG: analizzate “Blast?”, “Atypical Lymphocytes” e “ABNLymphocytes” (cioè quelle rilevate diversamente rispetto ad XE-2100). In tutti i casi diminuiscono i falsi positivi, senza un aumento statisticamente significativo dei falsi negativi. La flag Abnormal Lymphocytes risulta migliorata. Per le flag Blasti e ABN Lymphocytes si evidenzia una netta diminuzione degli strisci (perché diminuiscono i falsi positivi senza aumento di falsi negativi) a seguito di rerun su canale WPC; infatti nella sperimentazione si sono ridotti i vetrini da 199 a 101, grazie all’utilizzo del canale. Tutto ciò determina un sensibile incremento dei rerun (3,7% in più) su XN, ma visto il decremento degli strisci su SP (49% in meno) e la diminuzione del tempo di revisione, il TAT migliora significativamente (10%).
    PLT: il metodo impedenziometrico utilizzato su entrambi ha dato le stesse performance di conteggio, ma meno flag di ripetizione in ottico su XN (9%, contro 27% su XE). Il canale PLT-F è risultato superiore all’ottico di XE in correlazione al metodo di riferimento citofluorimetrico in campioni sotto le 30.000 PLT/L. WBC: ottimo il conteggio esteso per WBC< 0,5 x103/L.
    Conclusione: XN migliora il flusso di lavoro insieme alla correttezza nell’individuare i campioni patologici.
  17. Cimenti et al. (Clin Chem Lab Med, 2012, vol50, n8, p1429)
    The predictive value of immature granulocyte count and immature myeloid information in the diagnosis of neonatal sepsis

    Summary: Studio sulla sepsi neonatale attraverso l’utilizzo del parametro IG con lo strumento XE-2100. In neonatologia la sepsi è un grosso problema perché è molto difficile la diagnosi anche fatta con l’emocoltura (gold standard) a causa del poco sangue a disposizione o di somministrazione di antibiotici aspecifici che però coprono la crescita batterica. Anche la procalcitonina e l’interleukina-6 a causa di un incremento di concentrazione tra le 24 e 36 ore dopo la nascita non sono utilizzabili singolarmente per le diagnosi. Sono stati messi a confronto due gruppi di pazienti: un gruppo di neonati sintomatici (133 campioni) con diagnosi di sepsi e un gruppo di neonati di controllo presenti in reparto per basso peso, prematurità o altre problematiche neonatali. Il numero di IG in % e # del primo gruppo si è rivelato costantemente elevato rispetto al controllo. Anche IMI# e IMI% hanno mostrato questi andamenti. Tali dati non sono sufficienti alla diagnosi se presi singolarmente, ma possono aiutare nell’inquadrare meglio la diagnosi con il vantaggio di essere velocemente calcolati ed affidabili. In conclusione il dato IG, insieme alle informazioni del canale di immaturità mieloide, si è rivelato utile nel percorso di diagnosi di sepsi neonatale.
  18. Briggs et al. (Am J Clin Pathol 2011, vol136, n2, p309)
    Improved Flagging Rates on the Sysmex XE-5000 Compared With the XE-2100 Reduce the Number of Manual Film Reviews and Increase Laboratory Productivity

    Summary: Gli autori hanno confrontato le flag di XE-2100 con XE-5000, dotato di un nuovo software che migliora gli algoritmi di rilevazione delle cellule patologiche. XE-5000 non ha incrementato i falsi negativi e ha ridotto notevolmente i falsi positivi per tutte le segnalazioni della formula leucocitaria
  19. Roehrl et al. (Arch Pathol Lab Med, 2011, vol 135, p471)
    Age-Dependent Reference Ranges for Automated Assessment of Immature Granulocytes and Clinical Significance in an Outpatient Setting

    Summary: Lavoro sui valori di normalità relative ad IG eseguito con XT-1800 su 2400 pazienti ospedalieri interni ed esterni. Vengono definiti i valori normali per età superiori ed inferiori a 10 anni. Per conteggi elevati si definisce anche quali sono le patologie associate: per pazienti esterni soprattutto fino a 10 anni si parla di infezioni, mentre per pazienti interni superiori a 10 anni si tratterebbe di malattie ematologiche, terapie farmacologiche, infezioni severe e gravidanze.
  20. Sireci et al. (Am J Clin Pathol 2010, vol134, p720)
    Validation and Implementation of an Algorithm for Reporting the Automated Absolute Neutrophil Count From Selected Flagged Specimens

    Summary: I pazienti ematologici/oncologici prima di effettuare le terapie necessitano dei risultati dell’emocromo e, in particolare, del conteggio assoluto dei neutrofili. Spesso questi campioni presentano segnalazioni riguardanti le popolazioni della formula, che inviano l’emocromo alla revisione microscopica. Frequentemente il conteggio manuale della formula non determina variazioni numeriche dei neutrofili. Gli autori hanno studiato, su 518 pazienti, regole di blocco per tali campioni, allo scopo di inviare alla revisione manuale solo emocromi con segnalazioni che riguardino la popolazione dei neutrofili e che possano determinarne una variazione numerica (WBC ABN Scattergram, blasti, monocitosi, NRBC, ed eosinofilia). La valutazione conclude che questo tipo di approccio migliora significativamente il TAT (e riduce così i tempi di attesa per l’inizio delle terapie), mantenendo una corretta refertazione del numero dei neutrofili.
  21. SXO 08 2008
    The XE-2100 analyser with IG master in combination with IMI and NRBC for early detection of neonatal bacterial infection

    Summary. La sepsi neonatale è un rischio importante per i primi 30 giorni di vita del bambino a causa dell’immaturità del sistema immunitario. Il lavoro illustra come i parametri IG, IMI e NRBC di XE-2100 possono contribuire a individuare tale condizione patologica e possono essere utili nel monitoraggio della terapia (viene presentato un caso clinico).
  22. Iddles et al. (SJI 2007, vol17, n1, p20)
    Evaluation of Immature Granulocytes Count in the Diagnosis of Sepsis using the Sysmex XE-2100 Analyzer

    Summary: Scopo dello studio è stato di valutare se IG%/WBC (IG ratio) o IG%/NEUTROFILI (IT ratio) potessero essere utilizzati come indicatori in pazienti con sospetto diagnostico di sepsi. Si conclude che IT ratio è il dato migliore rispetto a IG ratio e alla Proteina C Reattiva.
  23. Fernandes et al. (Am J Clin Pathol 2007, vol128, n3, p454)
    Automated enumeration of immature granulocytes

    Summary: Analisi del dato IG dal punto di vista della linearità, ripetibilità, stabilità ecc. La correlazione con il citofluorimetro è risultata migliore rispetto a quella con il conteggio manuale, ma nell’insieme le performance sono ottime.
  24. Field et al. (Lab Hematol 2006, vol12, n1, p11)
    Performance evaluation of the immature granulocyte parameter on the Sysmex XE-2100 automated hematology analyser

    Summary: Il conteggio automatizzato della popolazione IG correla significativamente con il conteggio manuale. Gli autori a seguito della valutazione decidono come criterio di revisione manuale un cut-off di IG% ≥ 5 e IG# ≥ 0,5 x103/mL, al di sotto di questi valori non reputano necessario il controllo al microscopio ottico.
  25. Nigro et al. (Am J Clin Pathol 2005, vol123, n4, p618)
    Performance of an automated immature granulocyte count as a predictor of neonatal sepsis

    Summary: Studio effettuato su un gruppo di neonati pretermine con sospetto di sepsi. Scopo del lavoro è stato di conoscere il valore predittivo per sepsi del conteggio IG di XE-2100 e valutarlo rispetto al conteggio manuale. Per i neonati di più di sette giorni con coltura positiva, il conteggio sia manuale che automatico è significativamente correlato, benché in entrambi i metodi con sensibilità non molto elevate. Si sottolinea che gli autori hanno utilizzato un XE non provvisto di software IG Master, perché non ancora in commercio in USA al momento della sperimentazione. Inoltre essi stessi specificano che i bambini erano stati trattati con antibiotici o steroidi, ciò potrebbe aver variato il numero di granulociti immaturi, pertanto evidenziano che sarà necessario ampliare i dati per migliori valutazioni.
  26. Cenci et al. (SJI 2005, vol15, n1, p1)
    Evaluation of the Diagnostic Performance of the Sysmex XT2000i Automated Hematology Analyzer in the Detection of Immature Granulocytes

    Summary: XT-2000i, come XE-2100, è dotato di software IG Master che effettua il conteggio dei granulociti immaturi. Gli autori hanno confrontato lo strumento con il metodo di riferimento manuale e con XE-2100, rilevando un ottimo allineamento. XT può essere quindi affiancato ad XE in laboratori a grandi routine o essere l’analizzatore principale per routine medie, mantenendo elevati livelli qualitativi.
  27. Tohyama et al. (Cytometry B Clin Cytom 2005, vol66, n1, p18)
    Improved Detection of Minimal Acute Myeloid Leukemia Cells by the Use of the Combined Parameters of XE-2100 Hematology Analyzer

    Summary: Gli autori mettono a punto uno “scoring program” che allerti sulla possibilità che il campione analizzato abbia dei blasti. Vengono utilizzati vari parametri che riguardano i citogrammi e il posizionamento delle popolazioni cellulari. Il conteggio proposto è stato confrontato con la flag blasti rispetto al conteggio manuale, evidenziando migliori performance.
  28. Bruegel et al. (SJI 2004, vol14, n1, p5)
    Reference Values for Immature Granulocytes in Healthy Blood Donors Generated on Sysmex XE-2100 Automated Hematology Analyser

    Summary: Vista l’introduzione del conteggio dei granulociti immaturi in automazione, gli autori hanno eseguito uno studio dei valori di normalità, trovando, per il valore assoluto, un intervallo 0 – 0,03 x 109/L (5°-95° percentile) sia negli uomini che nelle donne e, per la percentuale, 0 – 0,5 per gli uomini e 0 – 0,4 per le donne (5°-95° percentile).
  29. Bulian et al. (SIMEL 2004)
    Sensibilità clinica degli allarmi morfologici leucocitari degli analizzatori ematologici: studio di 334 casi secondo protocollo NCCLS H20-A

    Summary: Lo studio presenta le sensibilità e specificità per gli allarmi morfologici leucocitari strumentali di cinque strumentazioni. Ottime le performance di XE-2100.
  30. Buttarello et al. (SIMEL 2004)
    Il conteggio dei granulociti immaturi sull’analizzatore ematologico sysmex XE-2100

    Summary: Valutazione del parametro IG rispetto al metodo di riferimento manuale NCCLSH 20-T (200 x 4). Calcolate linearità e imprecisione. I risultati mostrano elevata concordanza col metodo di riferimento.
  31. Briggs C et al. (Lab Hematol 2003, vol9, n3, p117)
    Evaluation of immature granulocyte counts by the XE-IG master: upgraded software for the XE-2100 automated hematology analyser

    Summary: Valutazione del parametro IG rispetto al conteggio citofluorimetrico (CD11b, CD16, CD45) e manuale con risultati ottimi. Studiate anche performance di stabilità, ripetibilità e linearità. Investigato il significato clinico come marker di infiammazione acuta: la maggior parte dei campioni con alto conteggio di IG erano positivi alla proteina C-reattiva e VES, inoltre correlavano con l’espressione di CD64 e la concentrazione di Interleuchina 6. Il conteggio automatico del parametro IG incluso nella semplice analisi emocromocitometrica offre una risposta immediata, senza costi aggiuntivi e con una elevata precisione.
  32. Ansari-Lari et al. (Am J Clin Pathol 2003, vol120, n5, p795)
    Immature granulocyte measurement using the Sysmex XE-2100. Relationship to infection and sepsis

    Summary: E’ stato valutato il conteggio automatico di IG in casi di sepsi rispetto al numero assoluto dei WBC e dei Neutrofili (ANC). Il parametro è risultato migliore del conteggio dei WBC e paragonabile a ANC per la predittività della sepsi, particolarmente buono a valori elevati (più del 3%). Il conteggio automatico della popolazione IG è molto ben correlato al metodo manuale di verifica microscopica. E’ possibile raggiungere lo stesso livello di predittività anche a basse concentrazioni quando questo parametro viene messo in relazione ad altri esami di laboratorio.
  33. Frings et al. (ESICM 2003)
    Immature granulocytes, immature myeloid cells and outcome in adult severe sepsis and septic shock

    Summary. Studio effettuato su 37 pazienti in terapia intensiva per valutare i dati IG e IMI di XE-2100 in rapporto alla mortalità. L’incremento delle cellule immature mieloidi nel sangue periferico è strettamente correlato alla sepsi. La sperimentazione ha evidenziato che la presenza di bassi conteggi di tali cellule può essere indicativa di sopravvivenza dei pazienti in corso di sepsi o shock settico, pertanto questi parametri possono essere utili nel monitoraggio di queste patologie.
  34. Nierhaus (SEHS 2003)
    Immature Myeloid Cell Detection (IMI, IG) as a Predictive Marker in Adult Human Sepsis

    Summary. Presentazione dello studio che ha portato alla pubblicazione del poster: “Immature granulocytes, immature myeloid cells and outcome in adult severe sepsis and septic shock” di Frings et al. Viene spiegato il meccanismo immunologico della sepsi e vengono presentati i dati preliminari di analisi di pazienti della terapia intensiva.
  35. Immature Granulocytes Count (SXO 2003)
    The immature granulocyte (IG) count with intensive care patients using XE-IG MASTER and XT-IG MASTER

    Summary. Presentazione di IG Mater presente in XE-2100, XT e XE-5000.
  36. Orlikowsky (SEHS 2003)
    Automated Blood Cell Analysis Impact on Neonatology – The Neonatal Immune System: Need for Automated Cell Analysis?

    Summary. Descrizione della sepsi neonatale dal punto di vista immunologico e clinico. Presentata l’utilità dell’utilizzo dei dati derivanti dal canale IMI e NRBC in tali patologie.
  37. Troussard (SEHS 2003)
    Clinical Utility of the Automated IG-Count

    Summary. In molti lavori scientifici il conteggio automatizzato IG viene valutato per casi di infezione. In questo articolo viene analizzato nelle malattie mieloproliferative croniche e sindromi mielodisplastiche, dove appare più elevato. Anche su questi campioni il conteggio è ben correlato all’analisi manuale microscopica, è utile nella diagnosi e, usato rispetto al numero di neutrofili piuttosto che rispetto ai globuli bianchi totali, può essere utile per migliorare la diagnosi di infezione e ripresa midollare.
  38. Montag
    KEY MARKERS IN SEPSIS

    Summary. Trattato sulla sepsi, sui criteri per classificarla e sui marker biochimici per diagnosticarla: si fa riferimento anche al conteggio delle cellule immature e degli eritroblasti circolanti.
  39. Stamminger et al. (Clin. Lab. Haem. 2002, vol24, p271)
    Performance of the XE-2100 leucocyte Differential

    Summary: Valutazione del conteggio della formula leucocitaria di XE-2100 con metodo di riferimento NCCLS H20-A. I risultati sono ottimi, sia per la discriminazione delle varie popolazioni, sia per le flag e il conteggio dei granulociti immaturi.
  40. Weiland et al. (SJI 2002, vol12, n63, p70)
    Evaluation of the Automated Immature Granulocyte Count (IG) on Sysmex XE-2100 Automated Haematology Analyser vs. Visual Microscopy (NCCLS H20-A)

    Summary: Valutazione del conteggio automatizzato dei granulociti immaturi (IG) dello strumento XE-2100 con software IG Master, rispetto al metodo di riferimento NCCL H-20A. I risultati sono molto buoni sia in campioni di pazienti adulti che pediatrici.
  41. Briggs et al. (Clin Lab Haematol 2000, vol22, n6, p345)
    New quantitative parameters on a recently introduced automated blood cell counter - the XE 2100

    Summary: Valutazione di nuove tecnologie di conteggio della strumentazione XE-2100. Il conteggio automatico di NRBC ha dimostrato un’ottima correlazione con il metodo manuale (r2=0.97) e può quindi ridurre/eliminare la revisione microscopica. Nell’ambito del conteggio piastrinico sotto le 100 x 109/L il conteggio ottico strumentale e immunologico hanno ottima correlazione (r2=0.97). Ottima correlazione (r2=0.81) anche per il conteggio dei granulociti immaturi (IG) e il microscopio. La tecnologia in fluorescenza ha portato grandi miglioramenti per diverse popolazioni cellulari, offrendo la possibilità di allargare e migliorare lo screening ematologico.

Cellule ad alta fluorescenza (HFLC)

  1. Van Mirre et al. (Clin Chem Lab Med 2011, vol49, n4, x)
    Sensitivity and specificity of the high fluorescent lymphocyte count-gate on the Sysmex XE-5000 hematology analyzer for detection of peripheral plasma cells

    Summary: L’analizzatore ematologico Sysmex XE-5000 si è dimostrato efficace nello screening della rilevazione di plasmacellule nel sangue periferico. La sensibilità e la specificità si sono rivelate ottime così come la correlazione (R2=0,8).
  2. Linssen et al. (SIJ 2009, vol19, n1, p19)
    Identification of high fluorescence Lymphocytes (HFL) count on the XE-5000 with Efficient Multi-Channel Messaging (eMM) as Antibody Synthesizing Cells, c.q. Plasma Cells

    Summary: Il lavoro è simile a quello già effettuato su XE-2100, replicato su XE-5000 con il nuovo software eMM (migliora le flag morfologiche). In conlclusione anche XE-5000 individua in modo preciso nella categoria HFL i linfociti B attivati.
  3. SXO Vol.5 2009
    Counting of highly fluorescent lymphocytes (HFLC) as antibody-producing plasma cells on XE-5000

    Summary: Review di pubblicazione Sysmex che descrive i due articoli di Linssen “Identification and quantification of high fluorescence-stained lymphocytes as antibody synthesizing/secreting cells using the automated routine hematology analyzer XE-2100” e “Identification of high fluorescence Lymphocytes (HFL) count on the XE-5000 with Efficient Multi-Channel Messaging (eMM) as Antibody Synthesizing Cells, c.q. Plasma Cells”.
  4. Linssen et al. (Clin Cytometry 2007, vol72, n3, p157)
    Identification and quantification of high fluorescence-stained lymphocytes as antibody synthesizing/secreting cells using the automated routine hematology analyzer XE-2100. Cytometry B

    Summary: Studio effettuato allo scopo di identificare le cellule classificate da XE come HFL. Sono state studiate popolazioni cellulari quali: linfociti B attivati, linfociti T attivati, grandi linfociti granulati (LGL), monociti attivati e granulociti immaturi. Studiati 85 pazienti analizzati su XE, su Cellavision DM96 e in citofluorimetria con BD FACSCalibur. Si evidenzia come nella popolazione HFL si rilevino linfociti B attivati, con dati statistici molto buoni, che individuano nettamente la popolazione interessata ed escludono le altre. Pertanto HFL è un conteggio che rileva i linfociti B attivati e fornisce un ottimo strumento di monitoraggio e di screening.

Parametri strutturali

  1. Park et al (Ann Lab Med, 2016, vol36, n6, p607)
    Cell Population Data NE-SFL and MO-WX From Sysmex XN-3000 Can Provide Additional Information for Exclusion of Acute Promyelocytic Leukemia From Other Acute Myeloid Leukemias: A Preliminary Study

    La Leucemia acuta Promielocitica deve essere diagnosticata molto velocemente in quanto molto aggressiva, ma anche aggredibile con esito positivo se prontamente trattata con la giusta terapia (acido trans-retinoico). La diagnosi si effettua in biologia molecolare, ma l’esordio può essere visto in laboratorio. Gli autori hanno valutato i parametri strutturali – Cell Population Data (CPD) di XN per utilizzarli nel distinguere la leucemia Promielocitica da altre leucemie acute. Sono stati valutati 21 pazienti con leucemie acute e 10 con Promielocitica confrontando in prima istanza tutti i valori dell’emocromo, compresi i CPD. Le leucemie Promielocitiche hanno mostrato valori statisticamente inferiori per NE-SFL (migliore per la curva ROC: AUC=0.829, Sensibilità 90%, Valore Predittivo Negativo 93,3%), LY-WY, MO-WX, e MO-WY. Combinando NE-SFL e MO-WX si ottiene la maggior sensibilità (100%) e Valore Predittivo Negativo (100%). Gli studi, come dice anche il titolo, sono preliminari vista la bassa numerosità del campione, ma promettenti e saranno allargati anche con studi multicentrici.
  2. Cornet et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol37, n5, p123)
    Contribution of the new XN-1000 parameters NEUTRI and NEUT-WY for managing patients with immature granulocytes

    Summary: Gli autori prendono in considerazione alcuni parametri strutturali relativi ai neutrofili per capire se la loro variazione possa predire un eventuale aumento della quota di IG% nelle successive giornate. Hanno considerato NEUT-GI (equivalente a NE-SSC), NEUT-RI (equivalente a NE-SFL) e NEUT-WY. Hanno calcolato i valori di normalità su 3082 campioni normali (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo) ottenendo: NEUT-GI 151.045 _ 4.13 (1 SD), NEUT-RI 45.43 _ 2.796 (1 SD) e NEUT-WY 61.1 _ 3.31 (1 SD). Hanno poi valutato 222 pazienti non ematologici (selezionati da oltre 3000: che non avessero avuto interventi chirurgici e con almeno 4 risultati di IG di cui uno maggiore del 5%) di cui 172 con coltura positiva e 50 negativa. Attraverso l’analisi statistica hanno verificato una variazione significativa dei parametri strutturali nelle 72 ore precedenti un incremento di IG%, in particolare si è verificato un aumento di NEUT-RI e NEUT-WY e un decremento di Forward Scatter (NE-FSC). Gli autori hanno anche creato un modello matematico per predire il valore di IG% nei successivi tre giorni. Il parametro NEUT-RI si è dimostrato il più sensibile: un incremento di 10 punti di tale parametro porterebbe al 2,4% di incremento di IG% nei tre giorni successivi. Il parametro NEUT-WY si muove molto nel paziente con infezione, mentre NEUT-RI è più sensibile alla variazione in pazienti senza infezione. In conclusione gli autori propongono di tenere sotto controllo i parametri strutturali, specialmente per i follow up, in quanto possono fornire informazioni migliori rispetto al solo dato IG. Inoltre sottolineano che fornire al clinico un’informazione relativa al probabile aumento dei granulociti immaturi può risultare preziosa per il percorso diagnostico e terapeutico del paziente.
  3. Brisou et al. (J Clin Lab Anal , 2015, vol29, n2, p153)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells.

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    Summary: Interessante lavoro alla ricerca di parametri strumentali che orientino in modo specifico la revisione al microscopio. In particolare sono stati studiati i parametri strutturali dei linfociti su XN-1000. Gli autori hanno preso in considerazione campioni di pazienti affetti da syndrome di Sezary e li hanno confrontati con un gruppo di controllo di campioni di pazienti con lesioni cutanee benigne o tumorali (psoriasi, melanomi, Linfoma a cellule T etc…) e con campioni di pazienti affetti da Sindromi Linfoproliferative croniche a cellule B (Leucemie linfatiche croniche e non). Ne deriva un algoritmo che prende in considerazione la flag Blasti/AbnormalLy e i parametri strutturali linfocitari (Ly-X, Ly-Y, Ly-Z). Combinando la flag con I parametri si possono differenziare I pazienti Sezary dal gruppo di controllo (sensibilità 89%; specificità 98%) e dal gruppo con altre malattie linfatiche croniche (sensibilità 89%; specificità 94%). Questo può orientare in modo specifico il laureato alla ricerca di cellule tipo Sezary a vetrino.
  4. Sale et al. (SIMEL 2014)
    Elaborazione di un algoritmo diagnostico per lo screening delle MDS e delle MDS-MPD su Sysmex XN-1000

    Summary: Studio su XN per individuare cut-off di predittività per l’individuazione delle MDS (sindromi mielodisplastiche) e MDS/MPD (mielodisplastiche/mieloproliferative), disordini maligni la cui prognosi dipende molto dalla diagnosi precoce. Essendo patologie caratterizzate da polimorfismo la diagnosi è particolarmente complessa. Lo studio ha voluto individuare, attraverso i parametri strutturali dei neutrofili, un algoritmo diagnostico. Grazie a questa analisi si sono calcolati cut-off che consentono l’individuazione delle caratteristiche cellulari relative alle patologie ed indirizzarle in modo mirato allo striscio.
  5. Pancione et al. (SIMEL 2014)
    Rilevazione dei linfociti apoptotici mediante Sysmex XN 1000 quale marker diagnostico per la sindrome mononucleosica

    Summary: Studio estremamente interessante alla ricerca di marker diagnostici per la Mononucleosi. Gli autori utilizzano i parametri strutturali dei linfociti per individuare la condizione di presenza di linfociti apoptotici nel campione. Osservano un’ottima correlazione tra la percentuale degli eventi relativi ai presunti linfociti apoptotici nel canale WDF e quella contata a vetrino; evidenziano una variazione importante dell’ampiezza di tutti i parametri strutturali relativi ai linfociti di cui individuano dei cut-off che offrono una Specificità del 99% e una Sensibilità del 100%. Il dato migliorava ulteriormente considerando nell’algoritmo il dato NRBC. Gli autori considerano un numero elevato di casi, benchè non sufficiente per considerare chiuso lo studio, infatti affermano che i dati potrebbero variare aumentando la casistica, ma l’esordio è molto promettente.
  6. Brisou et al. (JCinLabAnal, 2014, DOI10.1002jcla.21744)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells

    Summary: Gli autori propongono un algoritmo che combina la flag “Blasts/Abn Lympho?” con i parametri Ly-X, Ly-Y, Ly-Z di Sysmex XN. In questo modo è risultato possibile distinguere campioni con cellule di Sezary da campioni di controllo (sensibilità 89%, specificità 98%), ma soprattutto da campioni con sindromi proliferative croniche (sensibilità 89%, specificità 94%). Quindi utilizzando l’algoritmo è possibile andare al microcopio orientati per la ricerca di tali cellule.
  7. Zimmermann et al. (Clin Chem Lab Med 2011, vol49, n7, p1193)
    Granularity Index of the SYSMEX XE-5000 hematology analyzer as a replacement for manual microscopy of toxic granulation neutrophils in patients with inflammatory diseases

    Summary: Gli autori valutano l’utilizzo del parametro NEUT-X per studiare le granulazioni tossiche dei neutrofili nei processi infiammatori. Dal NEUT-X ricavano un indice di granularità (GI) che si è dimostrato affidabile e adatto nello studio di queste situazioni patologiche. Il lavoro dimostra inoltre come una misura così diretta e standardizzata possa evitare lunghi e soggettivi approfondimenti microscopici oltre a ridurre notevolmente i tempi di risposta.
  8. Le Roux et al. (Int J Lab Hematol 2010, vol32, n6p1, pe237)
    Routine diagnostic procedures of myelodysplastic syndromes: value of a structural blood cell parameter (NEUT-X) determined by the Sysmex XE-2100

    Summary: Gli autori calcolano su una popolazione molto numerosa i valori di normalità del parametro NEUT-X e lo convertono in un parametro semiquantitativo, l’indice di granularità (GI). Propongono GI come flag che potrebbe essere utile nello screening delle sindromi mielodisplastiche (MDS) in laboratori non specializzati riducendo notevolmente il numero di revisioni microscopiche.
  9. Furundarena et al. (Int J Lab Hematol 2010, vol32, n3, p360)
    The utility of the Sysmex XE-2100 analyzer's NEUT-X and NEUT-Y parameters for detecting neutrophil dysplasia in myelodysplastic syndromes.

    Summary: Calcolo dei valori normali dei parametri NEUT-X e NEUT-Y e confronto con campioni di pazienti con MDS. In tali campioni, specie quelli caratterizzati da ipogranularità visibile al microcopio ottico, si sono rivelati sensibilmente più bassi. Pertanto potrebbero essere utilizzati per concorrere alla rilevazione di displasia neutrofila in corso di MDS e leucemia mielomonocitica cronica.
  10. Linssen et al. (Cytometry B Clin Cytom 2008, vol74, n5, p295)
    Automation and validation of a rapid method to assess neutrophil and monocyte activation by routine fluorescence flow cytometry in vitro

    Summary: Il lavoro studia la possibilità di un metodo automatizzato per valutare l’attivazione dei neutrofili e dei monociti. XE viene studiato per i canali DIFF, NRBC e IMI con cellule attivate in vitro. Per lo studio dell’attivazione in vivo sono stati analizzati 23 pazienti della terapia intensiva. L’attivazione è stata così valutata: ipo e iper granularità dei polimorfonucleati con NEUT-X sul canale DIFF; produzione e rilascio di proteine attraverso il cambiamento del contenuto degli acidi nucleici nei polimorfonucleati con NEUT-Y sul canale DIFF; cambiamento di forma (lamellipodi, pseudopodi ecc) o chemiotassi dei polimorfonucleati e monociti con IMI-X del canale IMI; biosintesi cellulare e contenuto acidi nucleici/proteine con WBC-X del canale NRBC. Sono presenti numerose foto delle cellule attivate che rendono molto bene l’idea di come reagiscono ai vari reagenti utilizzati e quindi come saranno rilevati dai canali strumentali. In definitiva si evidenzia come i canali strumentali possano dare importanti informazioni circa l’attivazione cellulare e quindi essere utile nel monitoraggio di pazienti con malattie o processi infiammatori. Studi clinici più approfonditi e grandi sono necessari per confermare l’applicabilità dei dati su pazienti.
  11. Cymbalista (SEHS 2007)
    Usefulness of NEUT-X determination in routine diagnostic procedures: application to myelodysplastic syndromes

    Summary: Studio molto approfondito della variazione di NEUT-X in sindromi mielodisplastiche (diagnosticate con aspirato midollare). Viene calcolato un cut-off sotto il quale si individuano le MDS rispetto ai campioni normali. Viene anche valutato il conteggio IG all’interno di queste patologie.
  12. Cenci et al. (SIMEL 2005)
    Contributo dell’automazione allo studio della morfologia displastica attraverso nuovi parametri strumentali

    Summary: Studio dei parametri di posizione NEUT-X e NEUT-Y di XE-2100 sulla popolazione normale e su campioni con cellule immature mieloidi, disgranulopoiesi, forme pseudo-Pelger, ipersegmentazione nucleare neutrofilia. Si evidenziano variazioni significative, soprattutto di Neut-X in relazione alle conformazioni morfologiche cellulari.
  13. Campioli et al. (SIMEL 2005)
    I parametri posizionali del sistema ematologico Sysmex XE-2100 nelle sindromi mielodisplastiche

    Summary: Dopo aver studiato i valori dei parametri di posizione sulla popolazione normale, in questo studio vengono valutati quelli delle sindromi mielodisplastiche. Si evidenziano numerose variazioni riportabili alla variazione morfologica delle cellule, con differenza di andamento per condizioni reattive o displastiche.
  14. Campioli et al. (SIMEL 2004)
    Valutazione dei parametri posizionali del sistema ematologico Sysmex XE-2100 in una popolazione normale

    Summary: Gli autori hanno studiato i parametri di posizione dei grafici della formula di XE-2100. Questi potranno fare da riferimento per valutare, in successivi studi, le variazioni nelle patologie.


RBC e parametri eritrocitari

  1. Arneth et al. (JClinLabAnal, 2014, 10.1002_jcla.21747)
    DISPONIBILE ABSTRACT
    Technology and New Fluorescence Flow Cytometry Parameters in Hematological Analyzers

    Summary: Descrizione generale della tecnologia della serie X con evidenza di superiorità dello strumento XE-5000.
  2. SEED_2012
    The red blood cell indices

    Summary: Breve descrizione dei parametri eritrocitari, del metodo con cui vengono determinati sulla strumentazione Sysmex ed eventuali differenze con altre tecnologie.
  3. Okan et al. (J Int Med Res 2009, vol37, n1, p25)
    Red cell indices and functions differentiating patients with the beta-thalassaemia trait from those with iron deficiency anaemia

    Summary: Gli autori valutano tra i diversi indici diretti dell’emocromo (CBC) e altri frutto di calcolo, per differenziare tra pazienti affetti da sideropenia (IDA), da moderata (Hb tra 8,5 e 11) a severa (Hb < 8,5), e da tratto talassemico. In entrambi i casi le migliori performance emergono da un indice che combina MCV e MCH chiamato Shine and Lal (S&L) index.
  4. Bolton-Maggs P.H.B. et al. (Br J Haematol 2004, 126: 455–474)
    Guidelines for the diagnosis and management of hereditary spherocytosis.

    Summary: Linee guida della British Society of Haematology sui percorsi diagnostici, la gestione medica e chirurgica dei soggetti con sferocitosi ereditaria.

RBC-He

  1. Schoorl M et al. (ClinLab 2006, 52: 621–629)
    Erythropoiesis activity, iron availability and reticulocyte hemoglobinization during treatment with hemodialysis and in subjects with uremia.

    Summary: Valutazione di una possibile interdipendenza tra parametri biochimici (Fe, Ferritina, Transferrina, s-TfR, ZPP/Heme) ed indici ematologici (MCV, MCHC, Ret-He, RBC-He, Ret-He/RBC-He) nel monitoraggio della disponibilità del ferro funzionale in soggetti dializzati ed uremici in terapia con eritropioietina e ferro, al fine di poter meglio gestire e correggerne i dosaggi in maniera tempestiva, ottimizzando costi ed eventuali effetti tossici. Più in dettaglio è stata osservata una correlazione negativa sia tra s-TfR e RET-He che tra ZPP/Heme e RET-He. Stessa evidenza è stata riscontrata prendendo in considerazione il rapporto RET-He/RBC-He. In conclusione dall’ interpretazione combinata del parametro MCV, che in tali soggetti risulta all’interno del range di riferimento, e dai valori ridotti di RET-He e RET-He/RBC-He, si deduce un grado ridotto di emoglobinizzazione. La ridotta disponibilità di ferro per la sintesi dell’emoglobina è supportata da un aumento dei valori di sTfR e ZPP-Heme.  

%HYPO-He / %HYPER-He / %MicroR / %MacroR

  1. Urrechaga et al. (Int.J. Lab. Hem, 2016, v.38, 360-365)
    Percentage of hypochromic erythrocytes and reticulocyte hemoglobin equivalent predictors of response to intravenous iron in hemodialysis patients.

    Summary: Valutazione in termini di specificità e sensibilità dei parametri Ret-He e Hypo-He %, analizzati su sistemi Sysmex XN, in pazienti dializzati al fine di verificare la loro efficacia nel determinare un possibile stato di deficit funzionale di ferro, i benefici della terapia e il rischio di sovraccarico di ferro. L’utilizzo di questi parametri, diversamente dalla maggior parte dei parametri biochimici, non risente dello stato pro infiammatorio spesso presente in questi pazienti ed è di facile esecuzione senza costi elevati. I 40 pazienti reclutati erano in fase di mantenimento della terapia con eritropoietina ed avevano interrotto la somministrazione di Ferro IV da almeno tre settimane. Sono stati effettuati due prelievi: uno al tempo zero e uno dopo 4 settimane dalla ripresa della somministrazione di ferro. In base al superamento o meno del parametro Hb di 10 g/L, i pazienti sono stati suddivisi in Responder e Nonresponders. Attraverso l’analisi delle curve ROC è stato stabilito un cutoff per Ret-He pari a 30,8 pg con una sensibilità del 78,7% e una specificità dell’87,2%. Per quanto riguarda %Hypo-He il cutoff determinato è stato pari a 2,4% con una sensibilità del 72,2% ed una specificità dell’88,1%.
  2. Buttarello et al.(Clin Chem Lab Med, 2016, vol54, n12, p1939)
    Evaluation of the hypochromic erythrocyte and reticulocyte hemoglobin content provided by the Sysmex XE-5000 analyzer in diagnosis of iron deficiency erythropoiesis.

    Summary: In questo studio viene valutata l’efficienza diagnostica dei parametri RET-He (contenuto di Emoglobina dei Reticolociti) e %Hypo-He (percentuale di emazie ipocromiche) forniti dall’analizzatore Sysmex XE-5000 per valutare situazioni di ferro carenza (sia con anemia che senza – IDA e ID) in alternativa ai parametri biochimici normalmente utilizzati in particolare la Ferritina sierica e la % di Saturazione della Trasferrina (TSAT%), che mostrano limiti in condizioni di malattie infiammatorie croniche e infezioni. Sono stati inseriti nello studio un totale di 126 pazienti adulti selezionati in base a diversi disturbi legati a carenza di ferro (anemia da carenza di Ferro, carenza di Ferro senza anemia, beta talassemia, e anemie non causate da carenza di Ferro: malattie epatiche, carenza di ferro post emorragica, anemia emolitica, tumori). I risultati sono stati verificati tramite parametri di riferimento (dosaggio del Ferro, della Ferritina, Transferrina e calcolo percentuale di Saturazione della Transferrina). Calcolati gli intervalli di riferimento 0,2%-0,7% per %Hypo-He e 30,7-35,3 pg per RET-He e la stabilità dal prelievo. Le performance per identificare la carenza di Ferro (espresse dai cut-off calcolati con curva ROC) sono state migliori per IDA che per ID, come ovvio visto che in casi di ID non si verificano cali di Hb. Molti studi e le linee guida si sono occupati di questi temi, specialmente nella gestione del paziente dializzato per ottimizzare la somministrazione di Eritropoietina e Ferro e si sottolinea come tali parametri precedentemente descritti su tecnologia Siemens siano disponibili ed altrettanto efficienti su tecnologia Sysmex. In conclusione questo studio ha dimostrato che RET-He (con cut-off di 30,6) e %Hypo-He (con cut-off di 0,9) abbiano ottime performance nell’identificazione della carenza di ferro ancora prima che diminuisca la sintesi di Emoglobina.
  3. Schoorl M. et al. (Am J Clin Pathol 2012, vol138, p300)
    Efficacy of Advanced Discriminating Algorithms for Screening on Iron-Deficiency Anemia and ß-Thalassemia.

    Summary: Molti autori hanno utilizzato i parametri dell’emocromo per creare algoritmi che consentano di discriminare tra pazienti con anemia da carenza di ferro e pazienti talassemici. Tali algoritmi non hanno mai raggiunto un’efficacia soddisfacente. In questo studio si sono voluti utilizzare nuovi indici messi a disposizione dalla tecnologia (%Hypo, %Micro, RET-He) e se ne è valutata l’efficacia. I risultati mostrano una buona validità dei nuovi algoritmi con valori elevati di sensibilità e specificità . Questo consente di utilizzarli come valido strumento di screening con il vantaggio di indirizzare con criterio il paziente agli approfondimenti ed esami di secondo livello necessari. Studio effettuato su XE-5000.
  4. Persijn L et al. (Ann Hematol 2011, 91: 301–302)
    Screening for hereditary spherocytosis in routine practice: evaluation of a diagnostic algorithm with focus on non-splenectomised patients.

    Summary: L’autore riporta i risultati dell’applicazione dello strumento diagnostico proposto da Mullier et al. per lo screening della sferocitosi ereditaria ai propri casi clinici. Tale strumento si è dimostrato utile ma si è reso necessario ottimizzarlo con delle modifiche dei valori soglia. L’autore, quindi, conclude che anche altri laboratori, dotati degli stessi sistemi di analisi, dovrebbero implementare tali dati in modo da ottimizzare l’algoritmo proposto e applicarlo efficacemente a una più vasta popolazione.
  5. Urrechaga E. et al. (J Clin Lab Anal 2011, 25: 223–228)
    Erythrocyte and reticulocyte parameters in iron deficiency and thalassemia.

    Summary: Studio per la valutazione dei parametri %Micro R, %Macro R, %Hypo He, %Hyper He, disponibili su XE5000, e loro utilità nello screening e differenziazione delle anemie. Dai dati ottenuti si conclude che il profilo dei portatori di beta-talassemia è caratterizzato da un conteggio elevato di RBC e Micro R% con un moderato aumento IRF, mentre elevati valori di anisocitosi e di % HYPO-He correlano con la severità dell’anemia negli individui ferro-carenti. In particolare valori di % Micro R maggiori del 20% sono indicativi di trait talassemico, con una sensibilità pari al 93,7% e una specificità del 72,5% (curva ROC). Si sottolinea come fino ad ora l’analisi delle popolazioni eritrocitarie fosse esclusivo della serie Siemens ADVIA.
  6. Urrechaga E et al. (Am J Clin Pathol 2011, 135: 374–379)
    The role of automated measurement of RBC subpopulations in the differential diagnosis of microcytic anemia and β-thalassemia screening.

    Summary: In questo lavoro vengono proposti due nuovi indici per lo screening delle anemie, che vengono comparati con quelli già presenti in letteratura. I nuovi indici utilizzano i nuovi parametri eritrocitari disponibili su XE5000 (% Micro R e % Hypo He). Un primo gruppo comprendente 90 soggetti sani, 270 portatori di talassemia e 250 soggetti con anemia ferro-carenziale lieve (Hgb 9-12 g/dL) è stato analizzato per determinare i valori di sensibilità, specificità e di cut-off (fornito dallo Youden index) per le nuove formule proposte: M-H (% Micro R- % Hypo He) e M-H-RDW ((% Micro R- % Hypo He-RDW). Un secondo gruppo di 297 soggetti anemici e microcitemici è stato poi analizzato per validare tali risultati. Gli indici che hanno riportato una migliore efficacia diagnostica sono stati M-H-RDW, M-H e l’indice di Green and King con valori di AUC (area under the curve) rispettivamente di 0.997, 0.994 e 0.991. I valori di cut-off stabiliti tramite Youden Index sono stati 11.5 per M-H e 5.1 per M-H-RDW ma i valori corrispondenti al 100% della sensibilità sono stati 7,3 per M-H (78,2% di specificità) e 7,6 per M-H-RDW (92,6% di specificità). L’indice M-H-RDW sembra, quindi, il miglior test di screening per selezionare i soggetti talassemici per i test successivi di conferma (Hb-elettroforesi e test molecolari).
  7. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol 2011, 33: 30–36)
    The role of automated measurement of red cell subpopulations on the Sysmex XE-5000 analyzer in the differential diagnosis of microcytic anemia.

    Summary: In questo lavoro viene proposto un nuovo indice utile nello screening delle anemie, dato dalla formula % Micro R - % Hypo He; i due parametri sono calcolati su XE5000. Il gruppo studiato è costituito da 90 soggetti sani, 170 soggetti con anemia ferro-carente lieve (Hgb = 9-12 g/dL), 200 portatori sani di talassemia. Il parametro M-H presenta il miglior valore di AUC, pari a 0.994, rispetto a tutte le altre formule utilizzate nello studio e descritte in letteratura. Tale parametro presenta anche il miglior Youden index (93,9%), con il 98% di sensibilità e il 95,9% di specificità ed un cut-off pari a 11.5. Campioni che presentano quindi un valore di M-H >11.5 dovrebbero essere ulteriormente analizzati con i test di conferma specifici per la talassemia. Dallo studio in esame si evince che il secondo miglior indice è quello di Green and King. In questo lavoro viene anche preso in considerazione il parametro M/H proposto da Siemens e calcolato su Advia (con prestazioni inferiori). La discrepanza può essere dovuta al fatto che il valore della % Hypo He è calcolato su Advia considerando la concentrazione di Hb e su XE5000 considerando il contenuto.
  8. Mullier F et al. (Ann Hematol 2010, 90: 759–768)
    Additional erythrocytic and reticulocytic parameters helpful for diagnosis of hereditary spherocytosis: results of a multicentre study.

    Summary: Lo studio è volto a proporre e verificare l’utilità di uno strumento diagnostico basato su due regole, la prima precondizione abe la seconda, dove vengono presi in considerazione alcuni parametri reticolocitari (RET, IRF), alcuni parametri eritrocitari (%HYPO-He, MicroR%) e i loro rapporti, al fine di permettere un rapido screening per la diagnosi di sferocitosi ereditaria. Questo strumento diagnostico risulta più efficace rispetto ai singoli parametri e alle altre regole già descritte in letteratura.
  9. Urrechaga E et al. (Clin Chem Lab Med 2009, 47: 1411–1416)
    Potential utility of the new Sysmex XE 5000 red blood cell extended parameters in the study of disorders of iron metabolism.

    Summary: prima valutazione dei nuovi parametri %HYPO-He /% HYPER-He e MicroR% / MacroR%, presenti su XE5000, nell’ambito di uno studio condotto su pazienti portatori di β talassemia, con IDA (anemia ferro-carente) o con malattia renale cronica, rispetto a un gruppo di soggetti normali. Determinati i valori di normalità dei nuovi indici e le loro medie nei vari gruppi di pazienti. I nuovi parametri sembrano essere sensibili al mutamento, anche lieve, del numero dei globuli rossi con emoglobinizzazione inadeguata, tale da predirne una loro potenziale utilità clinica nella diagnosi differenziale dei vari tipi di anemia.  

FRAMMENTI ERITROCITARI ( FRC )

  1. Lesesve et al. (Int J Lab Hematol 2015, vol37, n5, p583)
    Fragmented red cells reference range for the Sysmex XN®-series of automated blood cell counters

    Summary: Studio di valutazione dei valori di normalità del dato FRC% (frammenti dei globuli rossi). Analizzando 1366 pazienti gli autori calcolano la Media±SD = 0,14 ±0,35 per 1320 campioni senza segnalazioni. 44 campioni con segnalazioni mostrano una Media±SD = 0,702 ±1,033. Studiando la correlazione con altre anomalie emerge che non ci sono interferenze con segnalazioni della serie piastrinica. Neanche segnalazioni o anomalie dei globuli rossi influenzano il conteggio tranne la presenza del dato Hypo-He innalzato. Infatti in campioni con tale dato sopra il valore di riferimento si possono alzare falsamente i conteggi FRC%. Pertanto si suggerisce di tenerne conto nelle regole decisionali per migliorare la performance del parametro. In caso di forte microcitosi con innalzamento del parametro MicroR non ci sono interferenze. Il parametro è ancora di ricerca e va valutato allo striscio, ma sempre più può fornire informazioni affidabili in fase di revisione.
  2. K. Chalvatzi et al. (Int Jnl Lab Hem 2013, 35: 193-199)
    Evaluation of fragmentated red cell (FRC) counting using Sysmex XE-5000 – Does hypochromia play a role?

    Summary: Valutazione del parametro FRC% su XE-5000 e possibile correlazione con %MicroR e %Hypo-He in 200 campioni di soggetti con patologie associate a micro e macroangiopatie. Il metodo di conteggio automatico è stato confrontato con quello manuale tramite il coefficiente di correlazione di Spearman con risultati concordanti ma tramite il diagramma di Bland-Altman si è evidenziata una sovrastima del conteggio automatico. È stata inoltre osservata una correlazione di FRC% con %MicroR e %Hypo-He considerando l’intero gruppo dei soggetti studiati. Suddividendo, invece, il totale dei soggetti in tre sottogruppi (normali, microcitosi lieve, microcitosi severa in base ai valori di %MicroR e normali, ipocromia lieve, ipocromia severa in base ai valori di %Hypo-He) non si è osservata nessuna correlazione di FRC% con %MicroR mentre si è trovata una forte correlazione tra FRC% e %Hypo-He nel sottogruppo dei soggetti con ipocromia lieve, e una debole correlazione nel caso del sottogruppo con ipocromia severa. Sembra, quindi, che il valore di %Hypo-He possa interferire nel conteggio di FRC% e probabilmente spiegare alcuni falsi positivi per FRC%. Ciò potrebbe essere dovuto alla sovrapposizione delle aree di conteggio di FRC% e %Hypo-He nel canale RET ma andrebbe confermato con studi più ampi.
  3. Lesesve et al. (Int J Lab Hematol 2012, vol 34, p566)
    Fragmented red blood cells automated measurement is a useful parameter to exclude schistocytes on the blood film

    Summary: Lo studio multicentrico internazionale è firmato dagli autori che hanno pubblicato nello stesso anno le linee guida ICSH per il conteggio degli schistociti (presente la prof.ssa Zini). In questo articolo analizzano in modo più approfondito l’analisi automatizzata di queste cellule. Il conteggio automatico dei frammenti eritrocitari dimostra una migliore performance del conteggio manuale a vetrino, soprattutto nel valutare la negatività del campione. Infatti il valore predittivo del risultato negativo è del 100%. L’automazione (in entrambi i casi) evidenzia al contrario una basso valore predittivo del risultato positivo. Questo è probabilmente dovuto all’interferenza dei microsferociti nelle zone di conta degli schistociti. Tuttavia rimane estremamente utile avere la sicurezza del negativo e verificare solamente i dati positivi. In questo l’automazione è di grande ausilio al lavoro quotidiano. Studio effettuato su XE-2100 e ADVIA.
  4. G. Zini, et al. (Int Jnl Lab. Hem 2012, vol 34, n2, p107)
    ICSH reccomendations for identification, diagnostic value, and quantitation of schistocytes.

    Summary: il lavoro degli autori è stato finalizzato alla stesura di criteri morfologici condivisi per l’identificazione microscopica degli schistociti, alla definizione di un metodo di conta standardizzato, alla definizione di un valore soglia per la diagnosi di TMA (anemia trombotica microangiopatica), alla valutazione dell’affidabilità e dell’utilità clinica del conteggio dei FRC tramite analizzatori ematologici. Per quanto riguarda quest’ultimo punto gli autori concludono che l’analisi strumentale deve essere considerata come un complemento utile alla valutazione microscopica, in quanto fornisce risultati rapidi con un alto valore predittivo negativo per la diagnosi di TMA ed è particolarmente vantaggiosa nel follow up dei pazienti. La valutazione microscopica è comunque sempre raccomandata per campioni positivi al conteggio automatizzato e per campioni macrocitemici. Nella definizione di un cut-off gli autori concordano che un valore maggiore all’1% possa essere considerato un indice robusto per la diagnosi di TMA, in assenza di altri elementi che possano supportare diagnosi alternative. La refertazione del dato quantitativo viene inoltre considerata clinicamente significativa quando gli schistociti rappresentano la maggiore anomalia morfologica eritrocitaria presente all’osservazione dello striscio periferico.
  5. Abe Y et al. (Clin Appl Thromb Hemost 2009, 15: 257–262)
    The effectiveness of measuring for fragmented red cells using an automated hematology analyzer in patients with thrombotic microangiopathy.

    Summary: Valutazione del parametro FRC (frammenti eritrocitari) su XE2100: dall’analisi di 320 pazienti e 120 donatori sani, gli autori concludono che questo possa essere considerato come un indicatore semplice e utile per la diagnosi di sospetta microangiopatia trombotica (TMA), in particolar modo nei casi di pazienti trapiantati di fegato e di midollo osseo dove tale parametro risulta particolarmente elevato. Un valore di FRC pari all’ 1,2% viene suggerito come valore soglia per la diagnosi di TMA.
  6. Ciancaglini G et al. (Simel 2008)
    Utilità della determinazione automatica degli schistociti nei pazienti oncologici.

    Summary: valutazione del parametro FRC su XE2100 in pazienti oncologici dove l’incremento di schistociti può essere associato a metastasi. La loro semplice e immediata determinazione con un’analisi automatizzata può permettere l’avvio rapido di indagini di approfondimento.
  7. Colanero N et al. (Simel 2008)
    Studio dei valori di normalità dei parametri IPF e FRC di Sysmex XE-2100.

    Summary: studio dei valori di normalità in 74 donatori sani analizzati su XE2100 per i parametri FRC# e FRC%, per IPF# e IPF%.
  8. Saigo K et al. (SJI 2007, 17: 81–94)
    Clinical utility of new parameters provided by XE-2100 channel.

    Summary: Review sui parametri FRC e IPF disponibili come aggiornamento su XE2100 e determinati nel canale RET, sul loro significato ed utilizzo clinico attraverso l’analisi degli studi presenti in letteratura fino al 2007.
  9. Zini G et al. (Sysmex EHS 2007)
    Clinical usefulness of red cell fragments identified by the Sysmex XE-2100 hematological analyser.

    Summary: Studio per valutare precisione, accuratezza e utilità clinica del parametro FRC determinato su XE2100. Gli autori concludono che i maggiori vantaggi in routine risiedono nell’elevato valore predittivo negativo per diagnosi di TMA (microangiopatia trombotica), nel follow-up di pazienti già diagnosticati positivi e nell’identificazione di campioni positivi non sospetti.
  10. Lesesve J F et al. (Int J Lab Haematol 2007, 29: 149–151)
    Letter to the editor. Laboratory measurement of schistocytes.

    Summary: l’autore sottolinea e condivide alcune delle problematiche correlate alla determinazione dei frammenti eritrocitari mediante osservazione microscopica, ed espresse da altri colleghi in lavori precedenti: valore della % di schistociti in campioni normali, definizione di criteri morfologici per una identificazione più standardizzata degli stessi al microscopio, conteggio dei frammenti rispetto ad un numero significativo di RBC come 1000-5000. L’utilizzo di analizzatori digitali di immagini oppure un’analisi con un sistema automatizzato di conteggio possono risolvere alcuni di questi punti: infatti alcuni lavori hanno già mostrato una buona correlazione tra la conta al microscopio e quella automatizzata.
  11. Imoto S et al. (Lab Hematol 2005, 11: 131–136)
    Usefulness of sequential automated analysis of fragmented red blood cells for the differential diagnosis of TTP-hemolytic uremic syndrome following allogeneic hematopoietic cell transplantation.

    Summary: l’analisi del parametro FRC%, determinato anche su XE2100, può essere utile nel differenziare complicanze quali TTP-HUS nel monitoraggio di pazienti sottoposti a trapianto di cellule ematopoietiche.
  12. Banno S et al. (Clin Lab Haematol 2005, 27: 292–296)
    Quantification of red blood cell fragmentation by the automated hematology analyzer XE-2100 in patients with living donor liver transplantation.

    Summary: valutazione del parametro FRC% ottenuto con il sistema ematologico Sysmex XE2100, del suo significato clinico e della sua utilità nella diagnosi precoce e nel monitoraggio di TTP (purpura trombotica trombocitopenica) o TMA (microangiopatia trombotica) in pazienti sottoposti a trapianto di fegato da donatore vivente.
  13. Saigo K et al. (Clin Lab Haematol 2002, 24: 347–351)
    Usefulness of automatic detection of fragmented red cells using a hematology analyzer for diagnosis of thrombotic microangiopathy.

    Summary: valutazione dell’accuratezza del metodo per l’analisi quantitativa dei frammenti eritrocitari su XE2100 e della sua utilità per la diagnosi e il monitoraggio clinico nei casi di microangiopatia trombotica.
  14. Jiang M et al. (Clin Lab Haematol 2001, 23: 167–172)
    Quantification of red blood cell fragmentation by automated hematology analyzer XE-2100.

    Summary: primo lavoro in cui viene descritta la possibilità di utilizzare il RET channel dell’XT2100 per un calcolo automatizzato dei frammenti eritrocitari definendo tre gate sul relativo citogramma, basandosi sul confronto sperimentale con la lettura manuale utilizzando campioni con diverse percentuali di frammenti.  RET-He / RET-Y
  15. Urrechaga et al. (Int.J. Lab. Hem, 2016, v.38, 360-365)
    Percentage of hypochromic erythrocytes and reticulocyte hemoglobin equivalent predictors of response to intravenous iron in hemodialysis patients.

    Summary: Valutazione in termini di specificità e sensibilità dei parametri Ret-He e Hypo-He %, analizzati su sistemi Sysmex XN, in pazienti dializzati al fine di verificare la loro efficacia nel determinare un possibile stato di deficit funzionale di ferro, i benefici della terapia e il rischio di sovraccarico di ferro. L’utilizzo di questi parametri, diversamente dalla maggior parte dei parametri biochimici, non risente dello stato pro infiammatorio spesso presente in questi pazienti ed è di facile esecuzione senza costi elevati. I 40 pazienti reclutati erano in fase di mantenimento della terapia con eritropoietina ed avevano interrotto la somministrazione di Ferro IV da almeno tre settimane. Sono stati effettuati due prelievi: uno al tempo zero e uno dopo 4 settimane dalla ripresa della somministrazione di ferro. In base al superamento o meno del parametro Hb di 10 g/L, i pazienti sono stati suddivisi in Responder e Nonresponders. Attraverso l’analisi delle curve ROC è stato stabilito un cutoff per Ret-He pari a 30,8 pg con una sensibilità del 78,7% e una specificità dell’87,2%. Per quanto riguarda %Hypo-He il cutoff determinato è stato pari a 2,4% con una sensibilità del 72,2% ed una specificità dell’88,1%.
  16. Weimann A et al. (Clin Lab., 2016, Vol62, n4)
    Delta-He, RET-He and a New Diagnostic Plot for Differential Diagnosis and Therapy monitoring of Patients Suffering from Various Disease-Specific Types of Anemia

    Summary: Lo studio valuta due parametri di XN: Ret-He – contenuto di emoglobina dei reticolociti come marker per la carenza di ferro funzionale e Delta-He (valori di riferimento 2-8) – la differenza del contenuto di emoglobina tra reticolociti ed eritrociti come marker di alterata emoglobinizzazione dei reticolociti durante i processi infiammatori, allo scopo di differenziare tra vari tipi di anemia legati alle patologie. L’Hepcidina25 è prodotta dagli epatociti dopo stimolazione da Interleukina-6. L’Epcidina funziona da principale regolatore del ferro giocando un ruolo fondamentale nel suo metabolismo nelle Anemie da malattia cronica (ACD), controllando l’ingresso e uscita di ferro nelle cellule degli enterociti e del sistema reticolo endoteliale (macrofagi, milza, fegato e midollo). Durante l’infiammazione l’interleukina-6 induce la produzione di Hepcidina portando a ridurre l’assorbimento di ferro dal cibo e aumentando il ferro dei macrofagi e riducendo il rilascio dal reticolo endoteliale. La misura dell’Epcidina è comunque costosa, lunga da ottenere e poco standardizzata. Scopo del lavoro è stato innanzitutto valutare i due parametri in paragone all’Hepcidina in varie classi di anemie così come nell’adulto e neonato sano, in secondo luogo stabilire un nuovo Hema-Plot (HP) con RET-He sull’asse delle Y e Delta-He sull’asse delle X, per classificare i pazienti e monitorarli nella terapia. Valutati 345 campioni: 23 neonati, 31 adulti sani e gli altri con diversi tipi di anemie. Delta-He risulta significativamente diverso tra neonati ed adulti (neonati valori negativi-adulti sani positivi). I pazienti con Carenza di ferro (ID) mostravano valori positivi, mentre pazienti con ACD e ACD/IDA, sepsi o infiammazione senza terapia avevano valori negativi. Ret-He mostra valori differenti in tutte le classi di patologie analizzate con differenze significative tra alcune e non significative tra altre. Gli autori hanno anche costruito un diagramma di nove quadranti utile nel differenziare le diagnosi. Allo stesso modo vengono proposti altri due tipi di diagrammi per il follow up del paziente. Secondo gli autori l’HP può aiutare il clinico nell’inquadrare correttamente il tipo di anemia, ed avere risultati in modo veloce e poco costoso grazie al fatto che vengano utilizzati i due parametri reticolocitari.
  17. Buttarello et al.(Clin Chem Lab Med, 2016, vol54, n12, p1939)
    Evaluation of the hypochromic erythrocyte and reticulocyte hemoglobin content provided by the Sysmex XE-5000 analyzer in diagnosis of iron deficiency erythropoiesis.

    Summary: In questo studio viene valutata l’efficienza diagnostica dei parametri RET-He (contenuto di Emoglobina dei Reticolociti) e %Hypo-He (percentuale di emazie ipocromiche) forniti dall’analizzatore Sysmex XE-5000 per valutare situazioni di ferro carenza (sia con anemia che senza – IDA e ID) in alternativa ai parametri biochimici normalmente utilizzati in particolare la Ferritina sierica e la % di Saturazione della Trasferrina (TSAT%), che mostrano limiti in condizioni di malattie infiammatorie croniche e infezioni. Sono stati inseriti nello studio un totale di 126 pazienti adulti selezionati in base a diversi disturbi legati a carenza di ferro (anemia da carenza di Ferro, carenza di Ferro senza anemia, beta talassemia, e anemie non causate da carenza di Ferro: malattie epatiche, carenza di ferro post emorragica, anemia emolitica, tumori). I risultati sono stati verificati tramite parametri di riferimento (dosaggio del Ferro, della Ferritina, Transferrina e calcolo percentuale di Saturazione della Transferrina). Calcolati gli intervalli di riferimento 0,2%-0,7% per %Hypo-He e 30,7-35,3 pg per RET-He e la stabilità dal prelievo. Le performance per identificare la carenza di Ferro (espresse dai cut-off calcolati con curva ROC) sono state migliori per IDA che per ID, come ovvio visto che in casi di ID non si verificano cali di Hb. Molti studi e le linee guida si sono occupati di questi temi, specialmente nella gestione del paziente dializzato per ottimizzare la somministrazione di Eritropoietina e Ferro e si sottolinea come tali parametri precedentemente descritti su tecnologia Siemens siano disponibili ed altrettanto efficienti su tecnologia Sysmex. In conclusione questo studio ha dimostrato che RET-He (con cut-off di 30,6) e %Hypo-He (con cut-off di 0,9) abbiano ottime performance nell’identificazione della carenza di ferro ancora prima che diminuisca la sintesi di Emoglobina.
  18. Buttarello et al. (Int J Lab Hematol_2016_doi 10.1111ijlh.12500)
    Laboratory diagnosis of anemia: are the old and new red cell parameters useful in classification and treatment, how?

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    Summay: L’articolo descrive un approccio laboratoristico alle possibili cause di anemia. Sono stati ipotizzati algoritmi diagnostici che, utilizzando i parametri eritrocitari tradizionali (MCV, RDW, Ipo e Micro RBC, IRF) e quelli di nuova generazione (emoglobina reticolocitaria e volume medio reticolocitario), possano fornire un indirizzo pratico verso la diagnosi differenziale di anemia microcitica, normocitica e macrocitica. Per ogni parametro sono stati valutati disponibilità, possibili applicazioni e limiti. La problematica principale è rappresentato dalla scarsa comparabilità dei risultati tra diverse tecnologie. Pertanto si auspica la possibilità di arrivare ad un’armonizzazione dei risultati. Inoltre si sottolinea che, nonostante il ruolo essenziale dell’automazione, rimane indispensabile la revisione microscopica dei campioni patologici.
  19. Al-Ghananim et al. (J Clin Lab Anal, 2016, vol30, n4)
    Reticulocyte Hemoglobin Content During the First Month of Life in Critically III Very Low Birth Weight Neonates Differs From Term Infants, Children, and Adults

    Summary: Gli autori prendono in esame un gruppo di 26 neonati sottopeso (VLBW) e studiano il parametro RET-He di XE-2100 per capirne il potenziale nella valutazione dell’eritropoiesi. RET-He ha già dimostrato in bibliografia un’utilità preziosa nella valutazione degli stati anemici in quanto è un indice che riflette lo stato eritropoietico delle ultime 72 ore, risente meno rispetto ad altri indici biochimici dello stato infiammatorio ed è facilmente ottenibile. Nei neonati prematuri analizzati si evidenzia un abbassamento statisticamente significativo al quarto giorno di vita (si ipotizza come causa il cambiamento respiratorio alla nascita) ed un’emivita ridotta nel primo mese (a differenza degli altri indici). Questi elementi non sono spiegabili totalmente, ma aprono un filone di ricerca su questa tipologia di pazienti che quindi dovrà arricchirsi di ulteriori studi sempre focalizzati sul parametro RET-He che potrà portare a comprendere meglio i meccanismi dell’anemia del neonato prematuro.
  20. Peerschke et al. (Am J Clin Pathol 2014, 142 (4): 506-512)
    Using the Hemoglobin Content of Reticulocytes (RET-He) to evaluate anemia in patients with cancer

    Summary: valutazione del parametro RET-He come marcatore utile ad escludere l’anemia sideropenica in una popolazione di pazienti oncologici dove le cause di anemia possono essere molteplici. Definito un cut-off di 32 pg basandosi, ai fini della diagnosi, sull’utilizzo dei marcatori sierici tradizionali (Fe, Transferrina, %TSAT, con o senza Ferritina). L’utilizzo di tale valore di cut-off ha permesso di determinare un valore predittivo negativo del 98,5% (100% nella sottopopolazione con conta reticolocitaria bassa). Si ridurrebbe così il numero di casi da approfondire mediante l’analisi degli altri marcatori.
  21. Mayanskiy et al. (SEHS_2013)
    Early Markers Of Iron Status in Hemodialysis Patients

    Summary: Utilizzo del parametro RET-He nelle infezioni ed infiammazioni acute del bambino, nel corso delle quali possono sopraggiungere stati di ferrocarenza funzionale. Gli autori propongono un cutoff diagnostico per differenziare stati di infezione batterica positivi o negativi nel bambino con febbre.
  22. Hukic. (SEHS_2013)
    Early Markers Of Iron Status in Hemodialysis Patients

    Summary: Breve studio sul parametro RET-He e sua utilità nel monitoraggio della anemia funzionale nei pazienti dializzati trattati con Erotropoietina e Ferro.
  23. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol 2013, 35: 144-149)
    Erythrocyte and reticulocyte indices in the assessment of erythropoiesis activity and iron availability.

    Summary: in questo studio viene eseguita una valutazione dei parametri RET-He e % Hypo-He in pazienti con anemia da carenza di ferro, malattia renale cronica ed emodializzati, dimostrando una loro efficacia nello studio dell’eritropoiesi e della disponibilità di ferro. Risulta importante avere a disposizione indicatori che indirizzino verso una diagnosi di anemia da carenza di ferro piuttosto che funzionale in quanto i parametri biochimici non sono efficaci perché in alcune situazioni (come l’infiammazione) sono falsamente mossi. Sono stati stabiliti, tramite analisi della curva ROC, i valori di cutoff di RET-He (29,8%), %Hypo-He (3,5%) e %Micro (5,6%) per la diagnosi di anemia da carenza di ferro. Calcolati anche i valori delle relative specificità e sensibilità. I risultati ottenuti si dimostrano concordanti con quelli del parametro sTfr, considerato principale riferimento dalle linee guida (in quanto non risente di particolari stati infiammatori). Il parametro %Hypo si è dimostrato più efficace di MCH nella discriminazione dell’anemia carenziale. Studio effettuato su XE-5000.
  24. Schoorl M et al. (Hematology Reports 2012, 4:e24)
    Effects of iron supplementation on red blood cell haemoglobin content in pregnancy.

    Summary: gli autori raccomandano di includere i parametri Ret-He e Ret-He/RBC-He ratio nei protocolli di diagnosi e monitoraggio dell’anemia in gravidanza, soprattutto in presenza di valori di Hb 101-110 g/L, il range più controverso nelle varie linee guida. Questi parametri si dimostrano sensibili come marcatori quando il contenuto emoglobinico dei globuli rossi decresce e nel monitoraggio a breve termine della terapia marziale.
  25. Schoorl M et al. (Int J Lab Hematol 2012, vol3, p390)
    Temporary impairment of reticulocyte haemoglobin content in subjects with community-acquired pneumonia

    Summary: Studio effettuato su 75 pazienti affetti da polmonite. In stati di infiammazione acuta e cronica è noto che si verifichi uno stato anemico, dovuto al sequestro del ferro nel reticolo endoteliale delle cellule (il ferro è essenziale per la proliferazione dei microrganismi, pertanto il sequestro determina una difesa dell’organismo dall’agente patogeno). I pazienti analizzati sono stati divisi in gruppi secondo uno score di gravità e si è osservata la variazione dei parametri eritrocitari e reticolocitari nel corso della degenza e terapia antibiotica. Si osserva una diminuzione del parametro RET-He rispetto ai controlli (anche hb e RET%), con una ripresa significativa dopo il quarto giorno. Si conferma pertanto che lo stato infiammatorio evidenzia una carenza di ferro funzionale (per sequestro), che si risolve. Per questo risulterebbe negativo somministrare ferro in questo tipo di stato carenziale. Studio effettuato su XE-2100.
  26. Maier-Redelsperger M et al. (Blood Cell Mol Dis2010, vol 45, p289)
    Strong association between a new marker of hemolysis and glomerulopathy in sickle cell anemia

    Summary: Uno speciale algoritmo che combina RBC-He, RET-He e la lattato deidrogenasi diventa un buon marker di emolisi fortemente correlato alla albuminuria in pazienti con anemia a cellule falciformi. La sopravvivenza delle cellule RBC è stata valutata tramite il rapporto emoglobina dei RBC/Emoglobina dei RET (RBC-Hb/REt-Hb). Comparato al parametro LDH e bilirubina totale, il rapporto RBC-Hb/REt-Hb è stato identificato come il migliore per discriminare l’emolisi. Inoltre, combinando questo rapporto con il parametro LDH si è definita una variabile (CVar) altamente correlata con l’albuminuria, che potrebbe costituire un efficace marker di rischio per le complicanze dell’emolisi in questo genere di pazienti.
  27. Jonckheere S et al. (Acta Haematol 2010, 124: 27–33)
    Erythrocyte indices in the assessment of iron status in dialysis-dependent patients with end-stage renal disease on continuous erythropoietin receptor activator versus emopoetin beta therapy.

    Summary: studio prospettico per monitorare i pazienti in emodialisi nel passaggio dalla terapia con eritropoietina di I genarazione (EPO β) a quella di terza (CERA). Per valutare eventuali necessità di supplemento con ferro durante la terapia è stata dimostrata l’utilità dei parametri RET-He e DF-HYPO XE, anche rispetto ai parametri biochimici (Fe, Ferritina, Transferrina, TSAT) che potrebbero risultare non efficaci soprattutto in presenza di stati infiammatori. È comunque necessario tenere bene in considerazione il momento della misurazione di tali parametri dato che sembrano avere un andamento temporale specifico in particolar modo durante la terapia CERA.
  28. Leers MP et al. (Int J Lab Hematol 2010, 32: 572–81)
    The value of the Thomas-plot in the diagnostic work up of anemic patients referred by general practitioners.

    Summary: lo schema di Thomas che utilizza il parametro RET-He si è dimostrato utile nella differenziazione tra la carenza di ferro funzionale e la carenza di ferro classica.
  29. Schoorl M et al. (Ned Tijdschr Klin Chem Labgeneesk 2010, 35: 206–208)
    Changes in red blood cell hemoglobinization during pregnancy.

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    Summary: il parametro RET-He si è dimostrato un utile indicatore, sensibile e precoce dello stato di disponibilità del ferro durante i periodi critici della gravidanza. Gli autori raccomandano la sua determinazione in combinazione con IRF e soprattutto con il dosaggio della zinco protoporfirina (ZPP).
  30. Van Wyck DB et al. (Am J Kidney Diseases 2010, 56: 540–546)
    Analytical and biological variation in measures of anemia and iron status in patients treated with maintenance hemodialysis.

    Summary: studio prospettico per valutare quali parametri ematologici o biochimici risultato più efficaci per il monitoraggio della terapia con eritropoietina e ferro in pazienti sottoposti ad emodialisi, tenendo conto anche della variabilità analitica e biologica di ciascun analita. RET-He si è rivelato un parametro maggiormente adeguato, come Hb e Hct, rispetto ai valori relativi alla saturazione della transferrina (TSAT) e di ferritina.
  31. Buttarello M et al. (Am J Clin Pathol 2010, 133: 949–954)
    Diagnosis of iron deficiency in patients undergoing hemodialysis.

    Summary: in questo studio gli autori si propongono di confrontare i nuovi parametri RET-He e % Hypo-He, disponibili su XE5000, con i parametri CHret e %Hypo determinati su ADVIA e già suggeriti nelle linee guida e nella letteratura scientifica come parametri efficaci per predire la risposta alla somministrazione di ferro in pazienti sottoposti ad emodialisi. Dai dati ottenuti i parametri si sono dimostrati equivalenti. Inoltre nel lavoro vengono identificati i valori di cut off per i nuovi parametri Sysmex.
  32. Buttarello M et al. (SEHS 2009)
    A clinical utility evaluation of the HYPO-He% and Ret-He parameters provided by the XE-5000 analyser to predict haemodialysed patients’ response to the treatment.

    Summary: Lavoro presentato al Sysmex Simposium 2009. Gli autori illustrano i primi risultati circa la valutazione in soggetti dializzati dei parametri Ret-He e %Hypo-He disponibili su XE-5000. Tali parametri risultano efficaci e clinicamente equivalenti ai tradizionali CHr e HYPO%.
  33. Maier-Redelsperger M et al. (SEHS 2009)
    Biomarkers of organic complications in Sickle Cell Disease. Relevance of Red Blood Cell parameters using Sysmex XE-2100.

    Summary: lo scopo di questo lavoro, presentato al Sysmex Simposium 2009, è stato quello di determinare i parametri eritrocitari e reticolocitari disponibili su XE-2100 in pazienti con anemia falciforme e correlarli ai parametri biochimici indici di emolisi per eventualmente individuare il miglior marcatore ematologico di emolisi da utilizzare nel monitoraggio di questi pazienti dove il processo emolitico può portare all’insorgenza di varie complicanze. Il parametro che ha presentato una migliore correlazione con i parametri biochimici LDH e bilirubina e con la presenza di alcune gravi complicanze (ulcere alla gambe) è stato RBC-Hb/RET-Hb dove RET-Hb è ottenuta dal prodotto di RET# e RET-He, mentre RBC-Hb dalla differenza tra Hb totale e RET-Hb.
  34. Cavill I (SIJ 2009, 19: 1–4)
    Assessment of iron status – an historical perspective.

    Summary: review che ripercorre le tappe fondamentali che hanno contribuito a sviluppare la migliore comprensione e le migliori strategie per la valutazione del metabolismo del ferro e delle problematiche cliniche relative.
  35. Muusze R G et al. (SJI 2009, 19: 1–8)
    Protocol transfusion-free major orthopaedic operations using Ret-He.

    Summary: valutazione dell’utilità del parametro Ret-He nel determinare lo stato di emoglobinizzazione dei globuli rossi in pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia ortopedica, al fine di prevenire eventuali trasfusioni con somministrazione di ferro sucrosio.
  36. Maconi M et al. (Scand J Clin Lab Invest 2009, 69: 365–370)
    Erythrocyte and reticulocyte indices in iron deficiency in chronic kidney disease: comparison of two methods.

    Summary: valutazione del parametro RET-He su XE2100 e confronto con CHr in pazienti con insufficienza renale cronica. Trovati ottimi indici di correlazione tra i due parametri, così come buoni sono quelli tra DF-Hypo XE e %Hypo. I parametri si dimostrano utili nella valutazione della disponibilità di ferro e della necessità di un eventuale supplemento rispetto ai marcatori biochimici che, soprattutto in presenza di patologia cronica, possono non essere affidabili per una loro variazione associata allo stato infiammatorio.
  37. Miwa N et al. (Int J Lab Hematol 2009, 32: 248– 255)
    Usefulness of measuring reticulocyte hemoglobin equivalent in the management of haemodialysis patients with iron deficiency.

    Summary: valutazione dell’accuratezza del parametro RET-He nella diagnosi di carenza di ferro in pazienti dializzati rispetto ai valori dei parametri biochimici e di CHr. I risultati dimostrano un’equivalenza di RET-He e CHr. Inoltre RET-He risulta un indicatore utile, rapido ed affidabile nel valutare la risposta alla somministrazione di ferro nei pazienti dializzati.
  38. Mast A et al. (Am J Hematol 2008, 83: 307–310)
    Reticulocyte hemoglobin content.

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    Summary: breve review sul test per la determinazione del contenuto emoglobinico reticolocitario, sugli aspetti tecnici, sulle applicazioni cliniche ed eventuali limiti.
  39. Muusze R G et al. (SJI 2008, 18: 44–49)
    Successful implementation of an anaemia algorithm using Ret-He at ZorgSaam Hospital Zeeuws-Vlaanderen, the Netherlands.

    Summary: descrizione dell’algoritmo applicato presso il ZorgSaam Hospital Zeeuws-Vlaanderen per la diagnosi differenziale di anemia in assenza di ovvie cause quali quelle chirurgiche e oncologiche. I parametri MCV, RET, RET-He vengono utilizzati alla base del percorso diagnostico.
  40. Spina R et al. (Simel 2007)
    Intervalli di riferimento degli indici reticolocitari nei neonati.

    Summary: scopo del lavoro è stato quello di valutare gli intervalli di riferimento dei parametri reticolocitari e le loro variazioni, rispetto ai parametri eritrocitari tradizionali, in un gruppo di neonati sani nati a termine.
  41. (SXO 2007)
    The semi-annual case: therapy monitoring of iron deficiency with ulcerative colitis.

    Summary: descrizione di un caso di anemia carenziale in presenza di colite ulcerosa in cui l’applicazione del diagramma di thomas e l’analisi del RET-He sono risultate efficaci nel differenziare un possibile stato di anemia funzionale da un’anemia “classica” da carenza di ferro.
  42. Garzia M G et al. (Lab Hem 2007, 13: 6–11)
    Reticulocyte haemoglobin equivalent: an indicator of reduced iron availability in chronic kidney diseases during erythropoietin therapy.

    Summary: il lavoro mostra un’eccellente efficacia diagnostica del parametro RET-He nella valutazione di pazienti dializzati che necessitano di un supplemento di ferro. Trovata un’ottima corrispondenza tra RET-He e il parametro CHr.
  43. Thomas C et al. (Med Oncol 2006, 23: 23–36)
    The diagnostic plot: a concept for identifying different states of iron deficiency and monitoring the response to epoetin therapy.

    Summary: Lo schema di Thomas che utilizza il parametro RET-He dimostra che questo dato può essere utilizzato per la diagnosi differenziale delle anemie e può fornire anche indicazioni terapeutiche.
  44. Brugnara C et al. (Clin Lab Haematol 2006, 28: 303–308)
    Reticulocyte hemoglobin equivalent (Ret He) and assessment of iron-deficient states.

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    Summary: Gli autori validano il parametro RET-He in termini di precisione e stabilità e trovano un’ottima correlazione con ADVIA-CHr. RET-He si dimostra marcatore affidabile del contenuto di emoglobina cellulare con un’ottima performance diagnostica per gli stati di deficit di ferro rispetto ai parametri biochimici tradizionali, e utile in pazienti in dialisi per il monitoraggio della terapia con eritropoietina e ferro.
  45. Thomas L et al. (Clin Chem Lab Med 2005, 43: 1193–1202)
    Reticulocyte hemoglobin measurement -- comparison of two methods in the diagnosis of iron-restricted erythropoiesis.

    Summary: studio delle correlazioni tra i parametri RBC-He/MCH e RET-He/ ADVIA-CHr con ottimi risultati. Il parametro RET-He risulta quindi equivalente a CHr e può sostituirlo nello schema di Thomas per la diagnosi differenziale di anemia funzionale di ferro con le stesse performance di sensibilità e specificità.
  46. Canals C et al. (Haematologica 2005, 90: 1133–1134)
    Clinical utility of the new Sysmex XE 2100 parameter - reticulocyte hemoglobin equivalent - in the diagnosis of anemia.

    Summary: dallo studio condotto dagli autori RET-He risulta utile per la diagnosi differenziale di anemia da carenza di ferro dall’anemia da malattia cronica e potrebbe anche essere utile per l'identificazione dei pazienti talassemici.
  47. Spina R et al. (Simel 2005)
    Intervalli di riferimento degli indici reticolocitari del sistema XE-2100.

    Summary: valutazione degli intervalli di riferimento di tutti i parametri forniti da Sysmex XE2100 con software RET master, con particolare attenzione a RET-He, RBC-He e D-He.
  48. Buttarello M et al. (Am J Clin Pathol 2004, 121: 489–495)
    The new reticulocyte parameter (RET-Y) of the Sysmex XE 2100: its use in the diagnosis and monitoring of postreatment sideropenic anemia.

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    Summary: il parametro RET-Y ben si correla al valore di ADVIA-CHr e risulta utile nella diagnosi di anemia moderata o severa da carenza di ferro così come nel monitoraggio dopo la somministrazione venosa di ferro, in maniera precoce rispetto ai parametri eritrocitari tradizionali.
  49. Franck S et al. (Clin Chem 2004, 50: 1240–1242)
    Potential utility of Ret-Y in the Diagnosis of iron-restricted erythropoiesis.

    Summary: il parametro RET-Y bene si correla al parametro ADVIA-CHr; la correlazione risulta ottima con RET-He, derivato dalla trasformazione matematica di RET-Y sulla base dell’equazione di regressione. La sostituzione di RET-Y al valore di CHr nello schema di Thomas per la diagnosi differenziale di anemia funzionale di ferro dà dei risultati praticamente equivalenti per i pazienti presi in esame.
  50. Kikler T S et al. (Clin Lab Haem 2004, 26: 423–427)
    Ret-Y a measure of reticulocyte size: a sensitive indicator of iron deficiency anemia.

    Summary: analisi del parametro RET-Y su XE2100 su 100 pazienti valutati in uno studio prospettico sulla base di una diagnosi clinica di anemia. Il parametro ha mostrato un’ottima specificità e sensibilità nella diagnosi differenziale di anemia da carenza di ferro o da malattia cronica.
  51. Hinzmann R et al. (SJI 2003, 13: 65–74)
    Iron metabolism, iron deficiency and anaemia.

    Summary: review sul metabolismo del ferro, sulle sue funzioni, le cause della sua carenza, gli strumenti diagnostici e i markers ematologici per determinarla. Tra questi parametri vengono descritti anche RET-Y e RET-He.
  52. Briggs C al. (SJI 2001, 11: 63–68)
    New Red Cell Parameters on the Sysmex XE-2100 as Potential Markers of Functional Iron Deficiency.

    Summary: valutazione dell’utilità dei parametri RBC-Y e RET-Y in vari casi di anemia. I due indici si dimostrano efficaci nella diagnosi di deficienza funzionale di ferro e ben si correlano con i livelli di sTfR (recettore solubile della transferrina). Inoltre si dimostrano parametri alternativi a CHr e %Hypo.
  53. Schaefer M et al. (SJI 2001, 11: 59–62)
    The analysis of iron status in clinical laboratories.

    Summary: review sul metabolismo del ferro e i parametri analitici più applicati nei laboratori di analisi cliniche e più utili per la diagnosi di anemia.

RET /IRF / HFR / MFR/LFR

  1. Morkis et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Epub ahead of print_doi 10.1111ijlh.12278)
    Assessment of immature platelet fraction and immature reticulocyte fraction as predictors of engraftment after hematopoietic stem cell transplantation

    Summary: Studio sull’utilizzo dei parametri IPF e IRF di XE5000 nel trapianto per la predittività dell’attecchimento. 44 pazienti (20 trapianto allogenico, 24 autologo) sono stati monitorati considerando attecchimento dei neutrofili il primo di tre giorni consecutivi con neutrofili > 0,5 x 109/L, attecchimento PLT il primo di tre giorni consecutivi con PLT > 20 x 109/L senza supporto trasfusionale. Cut-off IRF posto a 12% sulla base dei valori calcolati nel laboratorio e IPF a 6,2% (valori calcolati dal laboratorio) e 10% (derivato dalla letteratura). I risultati promuovono i parametri IPF e IRF come indicatori precoci di attecchimento, infatti, se pur non nella totalità dei pazienti, IPF aumentava, superando i cut-off, prima delle PLT e IRF aumentava prima dei Neutrofili e rimane elevato
  2. Genna et al. (SIMEL 2014)
    Conta automatizzata nella diagnostica della malaria:un caso clinico

    Summary: Caso clinico di malaria. Si descrive il comportamento strumentale e si conclude che gli allarmi sulla formula e la reticolocitosi con anormalità di distribuzione delle frazioni maturative, benchè non specifici per la patologia, siano importanti spie di anomalie che orientano le diagnosi. XT e XE.
  3. Van Wyck DB et al. (Int J Lab Hematol, 2012, Epub)
    Within-patient variation of hemoglobin and reticulocytes: implications for evaluating ESA responsiveness in dialysis patients

    Summary: Gli autori valutano la possibilità di utilizzare i parametri RET% e HB per valutare la risposta ai farmaci che stimolano l’eritropoiesi (ESA) analogamente a quanto avviene nella medicina dello sport. La radice quadrata dei RET% è più indicativa della trasformazione logaritmica o del parametro non trasformato. L’emoglobina non migliora se trasformato. Misurare la % RET oltre all’emoglobina, può quindi contribuire a monitorare la risposta dei pazienti in dialisi con anemia e trattamento con ESA. Studio effettuato su XE-2100.
  4. Gonçalo A P et al. (Transplant Proc 2011, 43: 241-243)
    Predictive value of immature reticulocyte and platelet fractions in hematopoietic recovery of allograft patients.

    Summary: Studio dell’utilità di IPF e IRF nel trapianto di cellule staminali da sangue periferico (PBPC) in 46 pazienti con vari tipi di malattie ematologiche. Tali parametri risultano fornire un’indicazione precoce sull’attecchimento del trapianto rispetto ai parametri comunemente utilizzati in questo tipo di valutazione quali i neutrofili in valore assoluto e le piastrine. Più in dettaglio il parametro IRF precede la ripresa dei neutrofili di 4 gg mentre IPF di 2 gg rispetto alle PLT. Nei 17 pazienti in regime non mieloablativo il parametro IRF precede la ripresa dei neutrofili di 5 gg mentre IPF mantiene i 2 gg di anticipo rispetto alle PLT. Questi dati possono essere utili nel monitoraggio post trapianto del paziente determinando una migliore gestione del supporto trasfusionale evitando ulteriori rischi di alloimmunizzazione e riducendo i costi della terapia.
  5. Yesmin et al. (Bangladesh Med Res Counc Bull, 2011, vol37, n2, p57
    Immature reticulocyte fraction as a predictor of bone marrow recovery in children with acute lymphoblastic leukaemia on remission induction phase

    Summary: Il lavoro indaga l’utilità del parametro IRF come predittivo del recupero midollare post chemioterapia. Studiati 50 casi di bambini (da 8 mesi a 15 anni) con leucemia linfoblastica acuta. I risultati indicano che IRF sia il primo segno di ripresa ematologica, anche precedente all’aumento del conteggio assoluto dei neutrofili (ANC). Gli autori propongono di usare routinariamente questo dato per prendere decisioni cliniche in merito ai pazienti.
  6. Nadarajan V S et al. (Int J Lab Hem 2010, 32: 82-87)
    The utility of immature reticulocyte fraction as an indicator of erythropoietic response to altidude training in elite cyclists.

    Summary: Studio del parametro IRF in atleti di alto livello, utile come marcatore nel monitoraggio dell’attività eritropoietica durante l’allenamento ad elevate altitudini.
  7. Kono M et al. (SJI 2007, 17: 35-41)
    Reticulocyte maturation process – Experimental demonstration of RET channel using anemic mice.

    Summary: in questo studio sono stati caratterizzati i reticolociti prodotti da topi con anemia indotta, dopo essere stati sortati nelle varie frazioni maturative LFR, MFR e HFR simulando sul sorter-citofluorimetro, attraverso l’uso del reagente RETSEARCH II, un citogramma RET analogo a quello che si ottiene sugli analizzatori Sysmex. La caratterizzazione è stata effettuata marcando le varie frazioni con RETSEARCH II, CD71 (recettore della transferrina), ER Tracker Green (marcatore per reticolo endoplasmatico) e Blu di metilene ed è stata discussa la concordanza dei risultati ottenuti con i diversi metodi di indagine rispetto alle varie fasi maturative. È stata inoltre studiata la morfologia tramite microscopia elettronica.

NRBC

  1. Monteiro Júnior et al. (Plos One, 2015, vol 10, n12)
    Nucleated Red Blood Cells as Predictors of All-Mortality in Cardiac Intensive CareUnit Patients: A Prospective Cohort Study

    Summary: In adulti sani il sangue periferico è di solito privo di Eritroblasti (NRBC). Tuttavia, queste cellule possono presentarsi in alcune malattie. La presenza di globuli rossi nucleati in pazienti critici sembra essere associata ad una prognosi peggiore. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare il ruolo degli NRBC come predittori di mortalità nei pazienti in terapia intensiva cardiologica (ICU) raggruppandoli in pazienti coronarici e non coronarici. La tecnologia di Sysmex XE-2100 fornisce un accurato conteggio degli NRBC che sono stati misurati quotidianamente in 152 pazienti risultati positivi nel 54,6% (83 su 152) dei conteggi. La presenza dei precursori dei globuli rossi era associata ad età più avanzata, maggiore permanenza in terapia intensiva, sepsi e patologie cardiache non coronariche, alti score APACHEII e SOFA (normalmente utilizzati nelle terapie intensive per la valutazione della severità della malattia). La presenza di NRBC si riflette in un elevato tasso di mortalità nei pazienti ospedalieri (61,4% vs 33,3% p<0.001), nei pazienti in ICU (49,4% vs 21,7% p<0.001), nei pazienti coronarici (64,7% vs 32,5% p=0,006) e nei pazienti non coronarici (59,2% vs 34,5% p=0,035). I possibili meccanismi coinvolti nella più alta mortalità tra i pazienti con elevati NRBC risiederebbero nell’ipossia e nell’infiammazione sistemica. Si è valutato che il dato NRBC, affiancato allo score APACHEII, potenzia la capacità diagnostica con aumento della AUC della curva ROC da 0,76628 a 0,7929. Pertanto l’elevata qualità del dato di Sysmex risulta fondamentale per l’utilizzo della stratificazione della patologia del paziente in terapia intensiva, prevedendone la gravità della patologia.
  2. Cremer et. al. (Early Hum Dev, 2015, vol91, n10, p59)
    Nucleated red blood cells as marker for an increased risk of unfavorable outcome and mortality in very low birth weight infants

    Summary: Gli autori hanno analizzato 438 neonati con peso molto basso alla nascita e hanno misurato la quantità di NRBC tra il secondo e quinto giorno dalla nascita per valutarne il legame con la mortalità. Hanno osservato che un aumento di NRBC di 10 x 109/L tra il secondo e il quinto giorno aumenta il rischio di mortalità del 6,95%. Comunque la morte neonatale è sempre preceduta da un aumento di NRBC in questo lasso di tempo. Il cut-off ottimale per stabilire il rischio di mortalità del piccolo paziente è 2 x 109/L con 83% di sensibilità and 75% di specificità.
  3. Hebbar et al.(J Pregnancy, 2014 doi: 10.1155/2014/496416. Epub 2014)
    Significance of maternal and cord blood nucleated red blood cell count in pregnancies complicated by preeclampsia

    Summary: Il lavoro è interessante per il tema del conteggio NRBC in gravidanza e nel neonato e approfondisce questo specifico ambito, senza entrare in valutazioni strumentali. Il gruppo ha lavorato confrontando il conteggio NRBC di sangue materno e cordonale tra 50 donne sane in gravidanza (gruppo di controllo) e 50 donne affette da preeclampsia. Il gruppo delle donne in preeclampsia rivelava un numero di NRBC sia materno che cordonale significativamente elevato. Attraverso l’analisi della curva ROC si determina un cut-off di 13/100 NRBC nel cordone che può indicare uno stato sfavorevole, con una sensibilità del 63% ed una sensibilità del 89%.
  4. Tantanate et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Sep 11. doi: 10.1111/ijlh.12291)
    Performance evaluation of the automated nucleated red blood cell enumeration on Sysmex XN analyser

    Summary: Studio di valutazione delle performance di XN nella lettura degli NRBC a confronto con la conta manuale. Utilizzati 234 campioni a diversi valori di NRBC. I risultati mostrano un’eccellente correlazione (r2 0,98), con un lieve bias su conteggi di NRBC superiori a 200/100WBC. Vista l’eccellente performance gli autori sostengono che il conteggio strumentale può sostituire quello manuale (non trovato alcun falso negativo).
  5. Genna_NRBC et al. (SIMEL_2014)
    NRBC e IG nella diagnostica di laboratorio del neonato pretermine

    Summary: XE-2100. Interessante studio su NRBC e IG nei neonati. I risultati riportano che gli NRBC sono particolarmente elevati per motivi di asfissia (80% più elevati rispetto ai controlli 32%)., NRBC e IG particolarmente elevati per sepsi. Statisticamente non significativa la differenza rispetto al controllo per NRBC dei neonati con anemia e sofferenza intrauterina. Si conclude che “il conteggio in automazione di NRBC e IG nelle patologie neonatali possono essere di utile supporto nella diagnostica precoce di asfissia (NRBC nei neonati pretermine) e sepsi (IG). Automazione, rapidità e standardizzazione di analisi consentono inoltre di fornire risultati affidabili e immediati, superando i limiti della microscopia manuale”.
  6. Hotton et al.(Am J Clin Pathol, 2013, vol140, p845)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters

    Summary: Gli autori confrontano Sysmex XN2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto al Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini dal 20 al 9,3%.
  7. Parco et al. (J Blood Med., 2013, vol10, n4, p23)
    Public banking of umbilical cord blood or storage in a private bank: testing social and ethical policy in northeastern Italy

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    Summary: Valutazione della conservazione del sangue cordonale attraverso servizio pubblico e privato. Esami necessari e possibili applicazioni, situazione attuale su come vengono gestiti i due percorsi. Dal punto di vista strumentale si descrive la correlazione del conteggio NRBC con metodo manuale per lo strumento ADVIA2120, r2 solo 0,08 e XE-2100 con un ottimo r2 di 0,94.
  8. Pipitone et al (Clin Chem Lab Med 2012, vol50, p1857)
    Evaluation of automated nucleated red blood cells counting on Sysmex XE-5000 and Siemens ADVIA 2120

    Summary: Gli autori analizzano le performance delle due strumentazioni (XE-5000 e ADVIA 2120) per quanto riguarda la lettura degli NRBC. In alcune parti dell’articolo ADVIA sembra avere performance accettabili, con bassi CV (comunque più alti di XE) e risultati di confronto con il microscopio non pessimi. Tuttavia in definitiva il cut-off di positività di XE è 0,4% con Sensibilità e Specificità del 95%, mentre quello di ADVIA è del 2,9% con Sensibilità del 79% e Specificità del 58%. Questo significa essere inefficace alle basse conte e non particolarmente brillanti a quelle più alte. Inoltre la superiorità di XE si evidenzia anche per caratteristiche di accuratezza (alta correlazione con il microscopio ottico) e precisione (CV<7,5% per NRBC>2%). Si specifica che il CV rispetto al microscopio per conte sotto il 2% è risultato alto per XE (20,6%), ma in questi range di conta anche l’errore del conteggio a mano è elevato (sarebbe opportuno un confronto con il citofluorimetro) e comunque per ADVIA NON è DETERMINABILE perché NON CONTA SOTTO IL 2%. Inoltre per XE-5000, così come da studi precedenti, il coefficiente di correlazione con la microscopia è 0,97 rispetto a o,67 di ADVIA e l’AUC 0,97 rispetto a 0,73 di ADVIA.
  9. Gasparovic et al. (Coll Antropol., 2012, vol36, n3, p853)
    Nucleated Red Blood Cells Count as First Prognostic Marker for Adverse Neonatal Outcome in Severe Preeclamptic Pregnancies

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    Summary: Studio su neonati per determinare l’utilizzo del parametro NRBC come prognostico complicanze dovuti a gravidanze con preeclampsia. Esaminati 77 prematuri nell’arco di sette anni (2004-2011) analizzando tutti gli indici di valutazione della salute del neonato. In conclusione il numero di NRBC sembra essere il primo marker significativo per indicare un esito neonatale negativo in bambini nati da gravidanze con preeclampsia.
  10. Danise et al. (Clin Chem Lab Med Epub 2012, vol50, n2, p1)
    Evaluation of nucleated red blood cells in the peripheral blood of hematological diseases

    Summary: Il lavoro valuta il conteggio NRBC in vari tipi di malattie ematologiche in 478 pazienti all’esordio, in terapia e alla remissione. Una significativa presenza di NRBC è stata rilevata in quasi tutte le malattie onco-ematologiche al momento della diagnosi (non in tutti i pazienti), rivelando un’eritropoiesi inefficace, così come durante la terapia. Sono invece risultati assenti nella fase di remissione.
  11. Kuert et al. (Clin Chem Lab Med 2011, vol49, p257)
    Association of nucleated red blood cells in blood and arterial oxygen partial tension.

    Summary: Lo studio valuta l’impatto di bassa pO2 (pressione parziale di ossigeno arteriosa) sulla comparsa in circolo degli NRBC e la prognosi dei pazienti positivi al conteggio. La prognosi di tali pazienti è infausta e la pO2 è sensibilmente più bassa rispetto ai pazienti negativi. La dinamica rilevata è che l’abbassamento della pO2 precede la comparsa degli NRBC in circolo, successivamente non vi è differenza tra il gruppo positivo e quello negativo. In conclusione gli NRBC nel sangue periferico sono un dato da considerare per la prognosi del paziente.
  12. Danise et al. (Clin Chem Lab Med 2009, vol47, n12, 1539)
    Nucleated red blood cells and soluble transferrin receptor in thalassemia syndromes: relationship with global and ineffective erythropoiesis

    Summary: Lo studio valuta il conteggio NRBC su campioni di pazienti con vari tipi di talassemie (Maior, Intermedia e Sb). Il conteggio si rivela elevato nelle talassemie, ma negativo nella sferocitosi ereditaria. Pertanto il dato risulta utile per valutare l’eritropoiesi inefficace ed effettuare il follow up dei pazienti.
  13. Rogic et al. (SEHS 2009)
    Umbilical cord blood – a very special Kind of blood and its analysis on the Sysmex XE-2100

    Summary: Lavoro presentato al Sysmex Simposium 2009. Gli autori illustrano l’utilizzo e lo stoccaggio di sangue cordonale indicando le criticità del percorso. Viene presentato il lavoro di valutazione del conteggio NRBC su XE-2100 e Abbott Sapphire. I conteggi su XE risultano molto meglio correlati al metodo di riferimento, inoltre in alcuni casi Sapphire non ha individuato NRBC, con conseguente refertazione errata del numero dei WBC total.
  14. Stachon et al. (Eur Surg Res 2008, vol40, p263)
    Estimation of the Mortality Risk of Surgical Intensive Care Patients Based on Routine Laboratory Parameters

    Summary: Gli autori propongono uno score di rischio di mortalità per i pazienti della terapia intensiva, in analogia ad altri score già esistenti quali APACHE II. Lo score proposto, chiamato DELAWARE (Dense Laboratory Whole Blood Applied Risk Estimation), tiene conto di vari parametri di laboratorio tra cui Alanina Aminotransferasi, Proteina C-reattiva, Colesterolo, Trigliceridi Creatina Kinasi, Potassio, Leucociti, Piastrine e NRBC. Pertanto uno score di rischio costituito da parametri di laboratorio è fattibile e risulterebbe molto utile.
  15. SXO 08 2008
    The XE-2100 analyser with IG master in combination with IMI and NRBC for early detection of neonatal bacterial infection

    Summary. La sepsi neonatale è un rischio importante per i primi 30 giorni di vita del bambino a causa dell’immaturità del sistema immunitario. Il lavoro illustra come i parametri IG, IMI e NRBC di XE-2100 possono contribuire ad individuare tale condizione patologica e possono essere utili nel monitoraggio della terapia (viene presentato un caso clinico).
  16. Stachon et al. (Crit Care 2007, vol11, n3, p1)
    Nucleated red blood cells in the blood of medical intensive care patients indicate increased mortality risk: a prospective cohort study

    Summary: Come altri studi degli stessi autori, si evidenzia come la positività al conteggio degli eritroblasti nei pazienti in terapia intensiva sia un fattore prognostico negativo. In questo lavoro emerge come pazienti spostati dalla terapia intensiva a reparti di degenza con conteggio di NRBC che si mantiene positivo, determini una mortalità superiore rispetto a pazienti con conteggio negativo. Gli autori quindi concludono che se il conteggio degli NRBC risulta elevato il paziente deve continuare a rimanere in terapia intensiva.
  17. Gulati et al. (Arch Pathol Lab Med 2007, vol131, p1077)
    An Evaluation of the Performance of Sysmex XE-2100 in Enumerating Nucleated Red Cells in Peripheral Blood

    Summary: Valutazione della lettura degli NRBC su XE-2100. I risultati sono eccellenti, con ottima correlazione al metodo manuale. I casi di risultati errati sono stati molto pochi e comunque tutti contrassegnati da flag per revisione al microscopio.
  18. Rolfo et al. (Neonatology 2007, vol92, p205)
    Nucleated Red Blood Cells in Term Fetuses: Reference Values Using an Automated Analyzer

    Summary: Studio del conteggio di XE-2100 di Eritroblasti su sangue cordonale. Sono stati analizzati 131 campioni di neonati sani a termine e calcolati i valori di normalità. Su altri 50 campioni si è valutata la correlazione con il metodo di riferimento (microscopio). Le ottime performance strumentali permettono di concludere che il conteggio automatizzato può essere usato nella pratica clinica.
  19. Stachon et al. (Clin Chem LabMed 2006, vol44, n8, p955)
    Poor prognosis indicated by nucleated red blood cells in peripheral blood is not associated with organ failure of the liver or kidney

    Summary: Gli autori hanno valutato il conteggio NRBC in pazienti in terapia intensiva chirurgica. Sono stati valutati 284 pazienti di più di 18 anni. La mortalità di quelli positivi al conteggio NRBC è stata del 44%, significativamente più elevata dei pazienti negativi (4,2%). In particolare morivano più dell’80% dei pazienti in cui il conteggio persisteva per più di 6 giorni, inoltre i pazienti con più di 240 NRBC/L registravano una mortalità 10 volte superiore rispetto a quelli con conteggio inferiore. La positività non è stata correlata a nessun danno d’organo particolare. Relativamente ad altri parametri di laboratorio si sono rilevati l’innalzamento della Creatinina, dell’attività dell’Alanina Amminotransferasi, della Proteina C reattiva e dei Leucociti. In definitiva il conteggio NRBC è un elemento prognostico negativo nei pazienti della terapia intensiva chirurgica.
  20. Stachon et al. (Clin Chim Acta 2006, vol366, n1-2, p329)
    Daily monitoring of nucleated red blood cells in the blood of surgical intensive care patients

    Summary: Il conteggio degli eritroblasti è in genere associato ad una prognosi infausta del paziente. Per questo motivo il parametro ha un forte potere prognostico e dovrebbe sempre essere controllato e monitorato in pazienti ad alto rischio di mortalità.
  21. Otsubo et al (Clin Lab Haematol 2006, vol28, n2, p145)
    Persistent nucleated red blood cells in peripheral blood is a poor prognostic factor in patients undergoing stem cell transplantation

    Summary: Valutato il conteggio degli eritroblasti in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali. Sono stati confrontati i dati su pazienti sopravvissuti e non sopravvissuti. I non sopravvissuti evidenziavano un aumento degli NRBC e comunque un conteggio superiore rispetto ai sopravvissuti. Tutti i pazienti negativi al conteggio nella fase post trapianto sono sopravvissuti, ma 10 dei 15 pazienti positivi al conteggio NRBC sono morti. I dati indicano che il conteggio NRBC nel sangue periferico è un fattore prognostico negativo.
  22. Danise et al. (SJI 2005, vol15, n2, p51)
    The Nucleated Red Blood Cells (NRBC) count in thalassemia syndromes

    Summary: valutazione degli eritroblasti in circolo nelle varie talassemie. La presenza di NRBC in circolo permette di escludere la diagnosi di trait  talassemico. Inoltre il conteggio NRBC è utile nella scelta della migliore concentrazione di Hb pretrasfusionale e per un miglior controllo della terapia trasfusionale nei pazienti che ne hanno necessità.
  23. Stachon et al. (Shock 2005, vol24, n1, p34)
    Association between nucleated red blood cells in blood and the levels of erythropoietin, interleukin 3, Interleukin 6, and interleukin 12p70

    Summary: Il conteggio positivo di NRBC nel sangue periferico di pazienti ospedalizzati indica una prognosi infausta, come già verificato in precedenti lavori degli stessi autori. Questo studio valuta la correlazione della presenza di NRBC in 301 pazienti con Eritropoietina, Interleukina 3, 6 e 12p70. In tutti i casi si è verificato un aumento correlato positivamente in modo significativo con la presenza di NRBC nel sangue periferico (contro 150 pazienti sani come controllo negativo). Anche la % di Reticolociti risulta aumentata in presenza di positività al conteggio NRBC. Il numero di NRBC contati potrebbero quindi sommarsi ad altri marker di ipossia e infiammazione. L’aumento dei reticolociti inoltre, indica che la presenza di eritroblasti in circolo non è associato ad un malfunzionamento midollare, che altererebbe l’eritropoiesi.
  24. Stachon et al. (Clin Chem Lab Med 2004, vol42, n8, p933)
    High in-hospital mortality of intensive care patients with nucleated red blood cells in blood.

    Summary: Lavoro effettuato su 421 pazienti della terapia intensiva. La mortalità si è rivelata più alta nei pazienti con conteggio positivo rispetto a quelli senza NRBC (42% contro 5,9%). La positività al conteggio NRBC si rivela quindi un elemento di predittività per la mortalità nel paziente critico ospedalizzato.
  25. Li (SJI 2004, vol14, n1, p13)
    The Preliminary Study of Nucleated Red Blood Cell Counting by Automated Hematology Analyzer

    Summary: Valutazione del conteggio NRBC di XE-2100 e confronto con ADVIA 120. Il lavoro prende in considerazione anche la flag di screening di XE. Vengono descritti il metodo e le caratteristiche di conteggio strumentale con i vantaggi di avere un conteggio automatico affidabile nella valutazione e diagnosi di patologie sia ematologiche che non.
  26. Maconi et al. (ISLH 2004)
    Reference range of Nucleated Red Blood cells (NRBCS) in Umbilical Cord Blood using an Automated Hemathology Analyzer (Sysmex XE-2100)

    Summary: Valutazione del conteggio NRBC nel sangue cordonale di neonati normali a termine. La correlazione del conteggio rispetto al metodo manuale risulta ottima. Sono stati calcolati i valori normali degli NRBC in % e valore assoluto e sono stati trovati valori significativamente elevati in feti patologici. Il conteggio automatizzato permette ai neonatologi di avere a disposizione un conteggio veloce e accurato come indicatore di ipossia fetale, ritardo di crescita e prematurità.
  27. Wang et al. (Clin Lab Haematol 2003, vol25, p17)
    Development and clinical application of nucleated red blood cell counting and staging on the automated haematology analyser XE-2100

    Summary: lo studio espone il metodo di conteggio degli Eritroblasti in citofluorimetria (con grande miglioramento di precisione ed accuratezza rispetto al metodo manuale) e come da quella tecnologia si sia poi sviluppato il metodo di conta su XE. La correlazione dei conteggi tra l’analizzatore ematologico e il citofluorimetro risulta ottima. Lo studio mostra anche la distribuzione degli NRBC, valutati in diverse patologie, sul grafico di XE, evidenziando come vi siano delle immagini marker a seconda della maturazione dell’eritroblasto.
  28. Stachon et al. (J Lab Clin Med 2002, vol140, n6, p407)
    Nucleated red blood cells indicate high risk of in-hospital mortality

    Summary: L’articolo è uno dei primi lavori degli autori riguardo al parametro NRBC misurato in automazione. Lo studio analizza un numero elevato di pazienti ospedalieri (15.541 emocromi da 4.173 pazienti) nell’arco di 12 settimane. Si è verificata la presenza di Eritroblasti nel 7.5% dei pazienti, con un’incidenza del 20% nella terapia intensiva (a seguire: medicina interna e chirurgia cardiotoracica). La mortalità dei pazienti con conteggio positivo di NRBC era significativamente elevata rispetto a quelli che non avevano NRBC nel sangue periferico. Gli NRBC si evidenziavano mediamente 21 giorni prima del decesso. Si conclude che il conteggio di routine di questo tipo di cellule può portare ad individuare con buona efficacia (sensibilità 57,9%, specificità 93,9%) i pazienti a più alto rischio di prognosi infausta.
  29. Fernandes (SJI 2002, vol12, n2, p56)
    Identification and Enumeration of Nucleated Red Blood Cells in Peripheral Blood

    Summary: presentazione di come XE-2100 legge gli eritroblasti, con relativa valutazione che ne rivelano ottime performance. Molto interessante la parte introduttiva che tratta di eritropoiesi e NRBC.
  30. D’Onofrio et al (InfusTherTransfusMed 2001, vol28, p285)
    Erythropoietic Function Assessment: Development of the methodology – the Sysmex XE-2100

    Summary: review che tratta dei vantaggi dell’automazione nel conteggio eritrocitario, con nuovi parametri quali NRBC e IRF, che completano il quadro diagnostico dei pazienti. IRF risulta utile nel monitoraggio dell’attecchimento dei trapianti così come nel monitoraggio delle terapie con EPO (applicabile anche all’abuso nello sport). Il conteggio NRBC è risultato preciso, accurato, specifico e sensibile fornendo importanti informazioni diagnostiche in aree quali la neonatologia e le malattie ematologiche.
  31. Briggs et al. (Clin Lab Haematol 2000, vol22, n6, p345)
    New quantitative parameters on a recently introduced automated blood cell counter - the XE 2100

    Summary: Valutazione di nuove tecnologie di conteggio della strumentazione XE-2100. Il conteggio automatico di NRBC ha dimostrato un’ottima correlazione con il metodo manuale (r2=0.97) e può quindi ridurre/eliminare la revisione microscopica. Nell’ambito del conteggio piastrinico sotto le 100 x 109/L il conteggio ottico strumentale e immunologico ha ottima correlazione (r2=0.97). Ottima correlazione (r2=0.81) anche per il conteggio dei granulociti immaturi (IG) e il microscopio. La tecnologia in fluorescenza ha apportato grandi miglioramenti per diverse popolazioni cellulari, offrendo la possibilità di allargare e migliorare lo screening ematologico.
  32. Sakata (SJI 2000, vol10, n1, p41)
    Reagent Characteristics in the XE-2100 NRBC Channel

    Summary: Il lavoro spiega nel dettaglio il canale NRBC di XE-2100. Al termine presenta una valutazione del conteggio verso metodo ottico e citofluorimetro.
  33. Schaefer et al. (SJI 2000, vol10, n2, p59)
    The Clinical Relevance of Nucleated Red Blood Cell Counts

    Summary: Descrizione degli eritroblasti, significato clinico e conteggio manuale (include formula di correzione WBC). Presentazione del conteggio automatizzato e del suo potenziale impatto sulla clinica.


Immature Platelet Fraction (IPF)

  1. Serrando et al. (Int.J. Lab. Hem, 2016, v.38, e65-e68)
    Clinical significance of IPF% measurement in diagnosing thrombocytopenic disorders: distinguishing primary immune thrombocytopenia from other disorders

    Summary: Studio sul significato clinico del parametro IPF%, di Sysmex XN, nella diagnosi differenziale delle trombocitopenie attraverso la valutazione di 100 pazienti adulti di cui 25 appartenenti ad un gruppo di controllo e 75 con piastrinopenia (PLT <100.000/uL) di diversa origine (17 trombocitopenia autoimmune-ITP, 34 in pazienti in chemioterapia -CT, 24 con malattia epatica cronica- CLD). Sono state osservate delle differenze significative del parametro IPF% nei vari gruppi con un valore significativamente più elevato nel gruppo delle ITP rispetto agli altri gruppi. Il valore di IPF% era statisticamente differente tra il gruppo ITP e gli altri gruppi, mentre non si evidenziavano differenze tra i gruppi CT e CLD. La ROC Curve presenta un’ottima AUC (0,949) e al valore di cutoff di 11,7% presenta 88,2% di Sensibilità e 91,5% di Specificità. Pertanto IPF% si attesta come un ottimo parametro utilizzabile per differenziare la ITP da altri tipi di piastrinopenie
  2. Cremer M et al. (Semin Fetal Neonatal Med, 2016, vol21, n1, p10)
    Thrombocytopenia and platelet transfusion in the neonate

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    Summary: L’articolo è una review molto interessante sull’argomento piastrine nei neonati. E’ approfondito il tema dei valori normali e delle piastrinopenie differenziandone le tipologie, le cause e le evoluzioni. Viene affrontato quindi il l’argomento delle trasfusioni e dei trattamenti farmacologici. Importante che venga riservato un paragrafo su IPF che viene ritenuto utile nella valutazione della trombopoiesi del neonato.
  3. Bhat et al. (Int Jnl Lab Hematol, 2016, vol 38, n3 ,e-45 e-47)
    Immature platelet fraction: a significant platelet parameter in asymptomatic constitutional macrothrombocytopenia

    Summary: La trombocitopenia costituzionale (ACMT) è una patologia che si manifesta con una lieve-moderata piastrinopenia con piastrine giganti, alto MPV e test di funzionalità piastrinica normale (particolarmente rappresentata nello stato del Bengala occidentale in India - WB). Nonostante la patologia sia ben documentata, per questa tipologia di campioni viene sempre richiesta al laboratorio la ripetizione della conta piastrinica e la revisione microscopica. Tutto ciò aumenta significativamente il Turn Around Time (TAT) per i laboratori che analizzano una quota significativa di questa tipologia di pazienti. Lo strumento Sysmex XN-1000, oltre al conteggio impedenziometrico (PLT-I) delle piastrine, fornisce anche un conteggio ottico in fluorescenza (PLT-F) con specifici coloranti, e mette a disposizione il parametro IPF che rappresenta la percentuale di piastrine immature. Gli autori hanno calcolato i valori di normalità di PLT-I, PLT-F e IPF per la popolazione WB (50 campioni senza patologia ACMT, 77 con ACMT) e per il resto della popolazione, non WB, (108 campioni normali). La popolazione WB ha mostrato valori di PLT significativamente più bassi e di IPF significativamente più elevato rispetto alla non-WB. All’interno di WB il parametro PLT-F ottenuto per pazienti affetti da ACMT ha mostrato un modesto incremento di piastrine (20-25 *10⁹/L), rispetto ai valori PLT-I (connesso alla presenza di piastrine immature) e IPF è significativamente più alto. Inoltre in caso di patologia ACMT, le curve impedenziometriche sono disturbate e i parametri MPV e PDW talvolta non vengono riportati perché sarebbero poco indicativi, mentre risulta molto più adeguato IPF che dà indicazioni più utili dal punto di vista clinico ed è sempre misurato. Gli autori comunicano l’importanza di avere studiato per primi le differenze tra popolazioni di valori piastrinici grazie alla disponibilità della una tecnologia che fornisce diversi conteggi ed indici. Raccomandano di refertare IPF che è un parametro estremamente utile insieme alla conta PLT per inquadrare il paziente ACMT. Il vantaggio di conoscere tutto ciò è che il paziente è inquadrabile più velocemente, si evitano vetrini superflui, diminuisce così il TAT e si riducono i tempi di risposta.
  4. Jaing et al. (Cell Transplantation, 2016 Vol. 25,n7, pp. 1259–1264)
    Assessment of Platelet Activation and Immature Platelet Fraction as Predictors of Platelet Engraftment After Hematopoietic Stem Cell Transplantation

    Summary: Il ritardo nel processo di attecchimento delle piastrine è una complicanza nota nel trapianto di sangue del cordone ombelicale (CBT) che, rispetto a quello allogenico di cellule staminali (PBPCT), mostra un tempo di attecchimento maggiore. Questo studio include 37 pazienti dell'ospedale pediatrico Chang Gung tra luglio 2011 e giugno 2013, sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche, di cui 15 CBT e 22 PBPCT. I campioni di sangue sono stati ottenuti e analizzati in tempi diversi: nella fase di condizionamento e dopo 56 e 97 giorni dal trapianto. Per studiare l’attivazione piastrinica è stata utilizzata la citometria a flusso in fluorescenza con appositi marcatori, mentre il parametro IPF (piastrine reticolate), è stato misurato con strumentazione Sysmex XE-2100 che utilizza coloranti polimetinici. I risultati di questo studio confermano che il raggiungimento della maturazione piastrinica dopo CBT risulta ritardata, come avvalorato sia dagli indicatori dell’attivazione piastrinica sia da IPF che risulta alto. Sui PBPCT invece IPF non è elevato e quindi rimane da approfondire, ma potrebbe essere dovuto al fatto che l’attecchimento fosse già avvenuto. In conclusione lo studio mette in evidenza l’importante valenza del parametro IPF per la previsione di attecchimento delle piastrine da CBT.
  5. Miyazaki et al. (Hematology, 2015, v.20 n.10, 587-592)
    Immature platelet fraction measurement is influenced by platelet size and is a useful parameter for discrimination of macrothrombocytopenia

    Summary: Lo studio, effettuato su Sysmex XE-2100, si propone di analizzare i meccanismi che determinano un valore elevato del parametro IPF% in presenza di macrotrombocitopenie prendendo in esame 15 casi di disordini piastrinici (malattia MYH9 correlata ed altre), 150 di ITP (trombocitopenia immune primaria) e 27 soggetti sani. Il valore IPF%, in caso di malattia MYH9 o di altri disordini piastrinici con macrotrombocitopenia, risulta molto più elevato rispetto a quanto ottenuto per i soggetti con ITP e rispetto a quelli normali, ma il dato non correla con la determinazione delle piastrine reticolate in citofluorimetria con CD41. La causa è probabilmente da attribuire al tipo di metodica che non permette, nei sistemi automatici, di escludere la maggiore autofluorescenza delle piastrine in questi casi. È stato però identificato un cutoff pari a 15,2% per la diagnosi differenziale di ITP e macrotrombocitopenie con un valore predittivo positivo del 58,3% e un valore predittivo negativo del 99,3%.
  6. Adly et al. (Platelets, 2014, vol281, p6)
    Evaluation of the immature platelet fraction in the diagnosis and prognosis of childhood immune thrombocytopenia

    Summary: Valutazione del parametro IPF di XE-5000 nella diagnosi e prognosi in casi di Trombocitopenia Autoimmune (ITP) del bambino. 41 pazienti sono stati confrontati con 14 pazienti in chemioterapia per malattie ematologiche e controlli sani. Tutti i pazienti con trombocitopenia hanno IPF elevato in modo statisticamente significativo rispetto ai gruppi di controllo. I pazienti ITP in forma cronica hanno IPF più elevato rispetto ai pazienti con ITP in forma acuta e quelli con la patologia attiva hanno IPF più alto di quelli in remissione. L’analisi con la curva ROC evidenzia un cut-off di IPF di 9,4% per la diagnosi di ITP con sensibilità di 88% e specificità di 85,7%. In sostanza il parametro può essere considerato un buon marker prognostico.
  7. Van der Linden et al. (Eur J Haematol, 2014, vol93, n2, 150)
    Immature platelet fraction measured on the Sysmex XN hemocytometer predicts thrombopoietic recovery after autologous stem cell transplantation

    Summary: Studio effettuato su un gruppo di 16 pazienti sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali per valutare IPF come marker di ripresa di produzione piastrinica. La ripresa della produzione è stata definita come il primo giorno in cui il conteggio piastrinico aumenta, senza alcuna trasfusione, superando il RCV (Reference Change Value), calcolato usando 8 soggetti sani. Nel trapianto autologo si è calcolato un valore di cut-off per IPF di 5,3% per predire il recupero piastrinico entro due giorni con un valore predittivo positivo di 0,93. In teoria si potrebbe usare questo cut-off per decidere se sottoporre o meno il paziente ad una trasfusione. Sarà necessario ampliare lo studio per aumentare la casistica.
  8. Ibrahim et al (Journal of the American College of Cardiology, 2014, vol.64, n20)
    Association of Immature Platelets With Adverse Cardiovascular Outcomes

    Summary: Scopo di questo studio è stato quello di capire il ruolo delle piastrine immature (IPC) in pazienti con malattie delle arterie coronarie (CAD) e il loro legame con eventi cardiovascolari avversi (MACE), quali infarto del miocardio, angina ricorrente, morte, etc. Aumenti di IPC sono stati riscontrati in pazienti ipo-responsivi all’aspirina e al clopidrogel. 89 soggetti adulti con diagnosi di malattie delle arterie coronarie (CAD), in doppia terapia antiaggregante senza bypass sono stati arruolati nello studio che ha avuto una durata di 31 mesi. L’ IPC è stato misurato con conta-globuli automatici Sysmex XE-2100 ed ottenuto moltiplicando il numero totale delle piastrine per il valore dell’IPF. Un aggregometro è stato utilizzato per misurare la capacità aggregante delle piastrine in presenza di un agonista. La curva ROC ha evidenziato che un conteggio di IPC ≥ 7,632 piastrine/µl (sensibilità 70%, specificità 82,1%) è associato ad un rischio 4 volte più alto di incorrere in un evento MACE.
  9. Eikelboom et al. (Journal of the American college of cardiology, 2014, Vol.25, n.64)
    Immature Platelet Count. Part of the Cardiologist’s Complete Blood Count?

    Summary: Studio basato sull’associazione della frazione immatura delle piastrine (IPF) in pazienti in trattamento con antiaggreganti piastrinici e il rischio di un maggiore evento cardiovascolare avverso (MACE- vale a dire: infarto del miocardio, angina ricorrente, morte, etc). Si è visto che le piastrine immature sono metabolicamente ed enzimaticamente più attive con elevata capacità trombotica rispetto a quelle più piccole (mature). Gli autori commentano il lavoro di Ibrahim (Ibrahim et al., Journal of the American college of Cardiology, Vol.64 NO. 20. 2014) durato circa 31 mesi su Sysmex XE-2100. Sono stati arruolati 89 pazienti adulti con malattie delle arterie coronarie (CAD) e in trattamento con terapia anticoagulante orale. Un aumento di IPF si è riscontrato nei pazienti che rispondono poco alla terapia antiaggregante aumentando cosi il rischio di un evento cardiovascolare avverso (MACE). In pazienti che assumono l’aspirina a lungo-termine una volta al giorno, l’attività della COX-1 viene ripristinata approssimativamente nel 10% al giorno riflettendo la durata di vita delle piastrine che è di 10 giorni, cosi entra in circolazione il 10% delle nuove piastrine formate. L’inibizione di almeno il 90% di piastrine circolanti è sufficiente a sopprimere la funzione delle piastrine. In casi di aumento di piastrine e del loro turnover, una porzione di piastrine non è influenzata dall’aspirina ed è capace di produrre TrombassanoA2 e aggregarsi. Nonostante questi promettenti risultati la dimostrazione effettiva che l’IPF sia causalmente legato ad eventi cardiovascolari avversi richiederebbe la prova che tale legame sia modificabile attraverso trial clinici specifici (ad esempio se somministrando terapia antiaggregante più forte portasse ad un maggiore blocco piastrinico rispetto a dosi standard in pazienti con elevato turnover piastrinico è quindi ad una riduzione del rischio cardiovascolare). Il recente studio di Ibrahim è molto interessante e necessiterebbe di essere replicato per aumentare la numerosità dei pazienti e dimostrare l’associazione tra IPF e MACE.
  10. Morkis et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol37, n2, 259)
    Assessment of immature platelet fraction and immature reticulocyte fraction as predictors of engraftment after hematopoietic stem cell transplantation

    Summary: Studio sull’utilizzo dei parametri IPF e IRF di XE5000 nel trapianto per la predittività dell’attecchimento. 44 pazienti (20 trapianto allogenico, 24 autologo) sono stati monitorati considerando attecchimento dei neutrofili il primo di tre giorni consecutivi con neutrofili > 0,5 x 109/L, attecchimento PLT il primo di tre giorni consecutivi con PLT > 20 x 109/L senza supporto trasfusionale. Cut-off IRF posto a 12% sulla base dei valori calcolati nel laboratorio e IPF a 6,2% (valori calcolati dal laboratorio) e 10% (derivato dalla letteratura). I risultati promuovono i parametri IPF e IRF come indicatori precoci di attecchimento, infatti, se pur non nella totalità dei pazienti, IPF aumentava, superando i cut-off, prima delle PLT e IRF aumentava prima dei Neutrofili e rimane elevato
  11. Everett et al. (Thromb Haemost, 2014, vol111, n6_1177)
    Immature platelet fraction analysis demonstrates a difference in thrombopoiesis between normotensive and preeclamptic pregnancies

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    Summary: Lavoro effettuato su XE-5000 per la valutazione dell’andamento del parametro IPF% in donne in gravidanza con preeclampsia. Sono state confrontate 10 donne in corso di gravidanze normali e 10 donne con preeclampsia, questi gruppi a loro volta sono stati confrontati con un gruppo di 35 donne sane e non in gravidanza (donatrici). Sul numero di Piastrine non si evidenziavano differenze significative, mentre IPF risultava innalzato in modo statisticamente significativo nel gruppo delle donne in preeclampsia rispetto alle donne in gravidanza normale (e rispetto al controllo dei donatori). Le gravidanze normali non si differenziavano significativamente dal gruppo non in gravidanza. IPF si dimostra quindi un parametro molto valido da utilizzare nei casi di rischio di preeclamsia come dato di cui tener conto nel quadro generale della paziente.
  12. Ko et al. (Clin Chem Lab Med, 2014, DOI 10.1515/cclm-2014-0839)
    Reference interval for immature platelet fraction on Sysmex XN hematology analyzer: a comparison study with Sysmex XE-2100

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    Summary: Studio degli intervalli di riferimento dei parametri IPF% e A-IPF per lo strumento Sysmex XN e confronto con XE-2100. La valutazione è stata effettuata su (esclusi gli outliers) 2014 campioni di soggetti sani e 140 cordoni ombelicali. I dati di riferimento di XN si attestano su valori leggermente più alti rispetto ad XE-2100, probabilmente per la maggiore sensibilità dell’analizzatore (reagenti e canale nuovi).
  13. Dadu T et al. (Int J Lab Hematol, 2014, vol 36, n5, 499)
    Evaluation of the immature platelet fraction as an indicator of PLT recovery in dengue patients

    Summary: Si sono analizzati i campioni di 32 pazienti con febbre Dengue su XE-2100 per valutare IPF come indicatore di ripresa di produzione piastrinica. La patologia è caratterizzata da piastrinopenia che a volte rende necessaria la trasfusione. I valori di normalità ottenuti (0,4% – 4,3%), leggermente più bassi della letteratura sono stati usati come punto di partenza. Si è osservato che un innalzamento significativo del valore di IPF precedeva di due giorni un aumento della produzione piastrinica, pertanto si propone il parametro come uno degli elementi da considerare nel trattamento clinico di questi pazienti anche allo scopo di evitare trasfusioni inutili.
  14. Seo et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Epub ahead of print_doi 10.1111ijlh.12254)
    Performance evaluation of the new hematology analyzer Sysmex XN-series

    Summary: Studio di valutazione dello strumento XN effettuato su 1005 campioni. Vengono valutati diversi aspetti con ottime performance e risultati. Argomenti valutati: precisione, linearità, carryover, stabilità, performance delle flag. Low WBC mode, conteggio PLT-F, Modalità Body Fluid, workflow, confronto con XE-2100, ADVIA2120, LH750. Si evidenzia in particolare: efficienza e performance delle flag buona come XE con maggiore specificità, conteggio PLT-F ottimamente correlato al metodo di riferimento CD61, IPF ben correlato ad XE con alcune differenze in cui il risultato di XN concorda meglio con la situazione clinica del paziente (IPF più basso su campioni con malattie ematologiche), buone performance del canale BF e workflow ottimizzato grazie ai reflex automatici e alle migliori performance dei canali dei WBC e formula, che permettono una maggiore efficienza senza perdere sensibilità diagnostica.
  15. Larsen et al. (PLoS One, 2014, vol9, n1, p1)
    Platelet Turnover in Stable Coronary Artery Disease – Influence of Thrombopoietin and Low-Grade Inflammation

    Summary: Studio effettuato su 581 pazienti con patologie coronariche stabili allo scopo di capire l’associazione tra parametri piastrinici (IPF%, IPF#, MPV, P-LCR), trombopoietina e marker di basso grado di infiammazione. Si è cercata inoltre una relazione tra parametri di turnover piastrinico e diabete di tipo2, infarto al miocardio, fumo e insufficienza renale. I parametri piastrinici si dimostrano più elevati in questi pazienti, rispetto a campioni normali. Si è osservato che la trombopoietina è inversamente associata ai parametri di turnover piastrinico contrariamente all’atteso (secondo gli autori) e i parametri infiammatori non sembrano influenzare i parametri di turnover piastrinico.
  16. Bat et al. (Transfusion, 2013, vol53, n6, p1201)
    Measurement of the absolute immature platelet number reflects marrow production and is not impacted by platelet transfusion

    Summary: lo studio, effettuato su XE-5000, ha voluto indagare l’effetto della trasfusione sul numero assoluto di piastrine immature (AIPN) e sulla percentuale (IPF%). Si è studiato l’andamento dei parametri in 9 pazienti trasfusione-dipendenti (anemie aplastiche, mielodisplasie, ecc.). Si è verificato che il numero di AIPN non varia, mentre diminuisce IPF dal tempo -1 (24 ore prima della trasfusione), al tempo 0 (giorno della trasfusione 15 min 1 60 min dopo), per tornare a crescere al tempo +1 (24 ore dopo la trasfusione). Questo andamento può essere dovuto all’effetto diluizione della trasfusione. Gli autori hanno analizzato il parametro IPF della sacca e hanno registrato un aumento costante nel tempo, il che ha fatto capire che si tratta di artefatti. Si conclude quindi che la trasfusione non altera il numero assoluto di piastrine immature e quindi la valutazione della trombopoiesi midollare può essere analizzata mediante tale parametro indipendentemente dal momento della trasfusione. Il numero assoluto di piastrine immature è quindi un ottimo marker per la produzione piastrinica midollare anche in condizioni di trasfusione.
  17. Cesari F et al. (Thrombosis and Haemostasis, 2013, vol109, n846, p53)
    Reticulated platelets predict cardiovascular death in acute coronary syndrome patients. Insights from the AMI-Florence 2 Study

    Summary: studio sulla relazione tra parametro IPF% e rischio di morte per malattie cardiovascolari (per cui non esistono molti lavori). E’ noto in letteratura che le piastrine più grandi sono anche più attive pertanto potrebbero essere maggiormente critiche in pazienti con rischio di infarto. Un valore di IPF elevato, che descrive piastrine grandi e giovani e un elevato turnover, va valutato in tali patologie. Lo studio è stato portato avanti a Firenze nell’arco di un anno monitorando 209 pazienti dell’Unità Coronarica del Careggi (inclusi nel registro AMI-Florence-2 – Florence Acute Myocardial Infarction). Nell’arco di un anno 22 di questi pazienti sono morti per infarto. Si è analizzato come variavano i parametri IPF% e H-IPF evidenziando un aumento significativo dei valori nei pazienti deceduti. Interessante notare come invece MPV non varia statisticamente. In conclusione i parametri studiati potrebbe essere usati nella stratificazione dei fattori di rischio per le sindromi coronariche acute.
  18. Cremer et al. (J.Perinatol 2013, vol33, n8, p622)
    Low immature platelet fraction suggests decreased megakaryopoiesis in neonates with sepsis or necrotizing enterocolitis

    Summary: gli autori studiano il conteggio assoluto di IPF in campioni di pazienti neonatali con enterocoliti o sepsi. Il dato IPF diminuiva tra il tempo 0 (diagnosi) e il tempo 2 (da 3 a 5 giorni dalla diagnosi). La diminuzione del valore suggerisce una soppressione megacariocitaria. I neonati morti per enterocolite mostravano un IPF significativamente basso rispetto al gruppo di controllo.
  19. Funck-Jensen K et al. (Platelets 2013, vol24, n7 ,p 528)
    Increased platelet aggregation and turnover in the acute phase of ST-elevation myocardial infarction

    Summary: In pazienti con STEMI il trattamento raccomandato è l’applicazione di uno stent con tecnica PPCI (primary percutaneous coronary intervention) di cui una complicanza devastante è l’insorgenza di una trombosi, nonostante la somministrazione della terapia antiaggregante convenzionale con aspirina e clopidogrel. Ciò può essere causato da un’aumentata aggregazione piastrinica nella fase acuta dello STEMI, da una bassa risposta piastrinica alla terapia antiaggregante o da entrambi i fenomeni. In questo lavoro vengono quindi studiati dei pazienti con diagnosi di infarto STEMI valutando l’RPA (aggregazione piastrinica residua) e il turnover piastrinico (studio dei parametri MPV, IPF% e IPF#) prima del PPCI, a 4 e 12 hr dalla somministrazione della terapia, e dopo 3 mesi. L’RPA risulta aumentata prima del PPCI mentre il turnover piastrinico risulta aumentato prima del PPCI e dopo 4hr dalla somministrazione di aspirina e clopidogrel. Questo potrebbe spiegare almeno in parte l’efficacia ridotta della terapia antiaggregante convenzionale.
  20. Ko et al. (Int J Lab Hematol 2013, vol35, n5, p528)
    Establishment of reference interval for immature platelet fraction

    Summary: Valori si riferimento per IPF% e IPF# calcolati su più di 2000 individui sani adulti e sangue cordonale, secondo le linee guida ICSH su XE-2100. I risultati sono stati: . %-IPF e A-IPF = 0.5–3.3% (0.5–3.1% negli uomini; 0.5–3.4% nelle donne) e 1.25–7.02 x 109/L (1.30–6.80 x 109/L negli uomini; 1.21–7.15 x 109/L nelle donne). Gli intervalli di riferimento di %-IPF e A-IPF nel cordone ombelicale sono risultati 0.7–3.8% e 1.93–9.7 x 109/L.
  21. Michael-Imobioh. (SEHS 2013)
    An investigation into parameters that can predict Bone marrow engraftment post transplantation using the newly introduced Sysmex XN analyser

    Summary: il parametro IPF mostra variazioni più precocemente (3-4 giorni) rispetto a Monociti e Neutrofili nella ripresa post trapianto midollare. Lo studio ha dimostrato che il parametro IPF% ha un ruolo significativo per la diagnosi e predittività di trombocitopenia. IPF può essere utilizzato come parametro non invasivo nel monitoraggio della risposta alle terapie. IPF % può essere adottato come parametro di routine in tutti gli ospedali. La strumentazione XN quindi fornisce valide e semplici alternative nella valutazione dei pazienti post trapianto.
  22. Parco et al. (Onco Targets Ther 2012, vol51, n5, p1)
    Application of reticulated platelets to transfusion management during autologous stem cell transplantation

    Summary: Studio del parametro IPF nelle trasfusioni piastriniche post trapianto. Analizzati 40 bambini con patologie ematologiche e trapianto autologo di progenitori emopoietici del sangue periferico. E’ stata eseguita l’analisi di IPF del donatore. Un gruppo di 20 pazienti è stato trattato con soluzioni a basso IPF (IPF nel donatore: 0,3%-3,5%) e l’altro gruppo di 20 pazienti è stato trattato con soluzioni ad alto IPF (IPF nel donatore: 3,6%-7%). Si evidenzia come i pazienti trasfusi con sacche ad elevato IPF hanno mostrato minori complicazioni emorragiche e hanno avuto necessità di meno trasfusioni profilattiche.
  23. Psaila et al. (Blood 2012, vol119, p 4066)
    In vivo effects of eltrombopag on platelet function in immune thrombocytopenia: no evidence of platelet activation

    Summary: Studio dell’effetto in vivo del farmaco eltrombopag in pazienti trombocitopenici affetti da trombocitopenia autoimmune. Il farmaco viene utilizzato nel trattamento di tali pazienti con l’effetto di aumentare il numero delle piastrine, ma non si conosce come agisce sull’attività piastrinica e il turnover. Si evidenzia aumento del conteggio piastrinico, grandezza delle piastrine e IPF in valore assoluto, mentre non varia il parametro IPF%. Free online: Vai al documento
  24. Zucker ML et al. (Int J Lab Hematol 2012, vol34, p 525
    Mechanism of thrombocytopenia in chronic hepatitis C as evaluated by the immature platelet fraction.

    Summary: Studio di valutazione del parametro IPF% in pazienti affetti da epatite C. In corso di epatite è frequente che i pazienti siano trombocitopenici per diverse motivazioni e meccanismi. La causa più frequente è il sequestro periferico. Si conclude che il parametro IPF risulta un buon indice per differenziare tra distruzione piastrinica e insufficienza midollare in questo tipo di pazienti.
  25. SXO 2012
    The immature platelet fraction (IPF) – The first to know about megakaryocyte activity

    Summary: Pubblicazione Sysmex che illustra il parametro IPF di XE-5000.
  26. Barsam et al. (Blood 2011, vol117, n21, p5723)
    Platelet production and platelet destruction: assessing mechanisms of treatment effect in immune thrombocytopenia

    Summary: Studio di IPF in valore assoluto (A-IPF) in pazienti con ITP e trattamento farmacologico (Eltrombopag - agente trombopoietico -, RhoD Immunoglobulina e Immunoglobulina endovena). I non responders agli agenti trombopoietici avevano i megacariociti aumentati, ma non A-IPF, suggerendo che gli anticorpi bloccano il rilascio di piastrine. Secondo gli autori A-IPF misura la trombopoiesi in tempo reale e permette di capire i meccanismi che determinano l’effetto del trattamento.
  27. Kuang et al. (SJI 2011, vol20, n1, p1)
    Comparison of methodologies for detecting Reticulated Platelets and establishments of normal reference range

    Summary: il metodo di conteggio IPF disponibile su XE5000 si è dimostrato molto più stabile e ripetibile rispetto al metodo di conteggio con citofluorimetro e colorante thiazole orange. A favore dell’analisi con XE ci sono anche la minor manualità, la velocità e la verifica strumentale con sangue di controllo.
  28. Gonçalo et al. (Transplant Proc 2011, vol43, n1, p241)
    Predictive value of immature reticulocyte and platelet fractions in hematopoietic recovery of allograft patients.

    Summary: Studio di IPF e IRF nel trapianto di cellule staminali in pazienti con vari tipi di malattie ematologiche. Il parametro può fornire un’indicazione predittiva sull’attecchimento prima di altri parametri quali i neutrofili in valore assoluto (4 giorni di anticipo) e le piastrine (2 giorni di anticipo). In pazienti in regimi non mieloablativi IRF anticipa su neutrofili e IPF ed è analogo a IPF nell’anticipo sulle piastrine.
  29. Liu et al. (Zhongguo Shi Yan Xue Ye Xue Za Zhi 2011, vol19, n4, p979)
    Role of reticulated platelets and platelet-associated antibody indifferential diagnosis of idiopathic thrombocytopenic purpura

    Summary: Articolo in cinese, abstract in inglese. Studio del parametro IPF e di PAIg (anticorpi associati alle piastrine) nelle ITP. Si conclude che il potere diagnostico di IPF è superiore.
  30. Panova-Noeva et al. (Blood 2011, vol118, n9, p2599)
    JAK2V617F mutation and hydroxyurea treatment as determinants of immature platelet parameters in essential thrombocythemia and polycythemia vera patients

    Summary: Nella Policitemia Vera e nella Trombocitemia Essenziale, due patologie ad aumentato rischio trombotico, IPF è più elevato. Il parametro è stato correlato alla mutazione KAK2V617F e al trattamento mielosoppressivo con idrossiurea. I risultati evidenziano che la mutazione JAK2V617F è legata alla quantità di IPF, che potrebbe contribuire al fenotipo protrombotico, e che IPF è suscettibile al trattamento mielosoppressivo, che può spiegare l’effetto favorevole della terapia con idrossiurea.
  31. Cesari F et al. (Thrombosis and Haemostasis 2010, vol104, p 804)
    High platelet turnover and reactivity in renal transplant recipients patients.

    Summary: Studio su pazienti trapiantati (rene). In tali pazienti si rileva valori significativamente elevati di IPF%, specialmente in quelli non trattati con aspirina. Questo dato potrebbe essere un’informazione aggiuntiva per capire il meccanismo che vede un aumento di rischio cardiovascolare in questi soggetti. Disponibile solo abstract.
  32. Yamaoka et al. (Int J Lab Hematol 2010, vol32, e208
    The immature platelet fraction is a useful marker for predicting the timing of platelet recovery in patients with cancer after chemotherapy and hematopoietic stem cell transplantation

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    Summary: un valore di IPF% superiore al 10% può essere considerato un utile indicatore per verificare il timing della ripresa della trombopoiesi dopo chemioterapia (aumenta da 1 a 11 giorni prima della ripresa piastrinica) o trapianto di cellule staminali ematopoietiche, e ha il potenziale per gestire al meglio le fasi delle trasfusioni profilattiche di piastrine.
  33. Nomura et al. (Int.Jnl.Lab Hem. 2010, vol32, n3, p299)
    Immature platelet fraction measurement in patients with chronic liver disease: a convenient marker for evaluating cirrhotic change

    Summary: Studio del parametro IPF in varie patologie epatiche (cirrosi epatiche, epatiti croniche, steatosi epatiche). IPF e PLT in valore assoluto evidenziano un cut-off che suddivide con un elevato potere predittivo i pazienti cirrotici e non cirrotici. Gli autori propongono una funzione (MDA) che utilizza IPF% e PLT allo scopo di incrementare l’accuratezza dei parametri stessi presi singolarmente.
  34. Pons et al. (Eur J Haematol 2010, vol85, n2, p158)
    Correlation between immature platelet fraction and reticulated platelets. Usefulness in the etiology diagnosis of thrombocytopenia

    Summary: Confronto tra IPF e piastrine reticolate contate al citofluorimetro. Si evidenzia buona correlazione e quindi la possibilità di utilizzo del parametro nella routine.
  35. Ruisi MM et al. (Am J Hematol 2010, vol85, p 622)
    Stability of measurement of the immature platelet fraction.

    Summary: Studio effettuato su 103 campioni trombocitopenici affetti da trombocitopenia autoimmune per valutare la stabilità di IPF. IPF% è stato misurato al tempo zero e alle 24 ore mantenendo i campioni a temperatura ambiente allo scopo di capire se può essere fatto uno studio multicentrico e con quali eventuali precauzioni/attenzioni. Gli autori evidenziano che la stabilità è mantenuta fino alle 24 ore. Free online: Vai al documento
  36. Strauss et al. (Pediatr Blood Cancer 2010, vol57, n4, p 641)
    Immature platelet count: A simple parameter for distinguishing thrombocytopenia in pediatric acute lymphocytic leukemia from immune thrombocytopenia

    DISPONIBILE ABSTRACT Summary: Sia IPF% che IPF# risultano essere parametri molto utili per la capire l’eziopatogenesi delle piastrinopenie in età pediatrica.
  37. Cremer et al. (Br J Haematol 2009, Vol144, n4, p619)
    Immature platelet fraction as novel laboratory parameter predicting the course of neonatal thrombocytopenia

    Summary: Studio di IPF nella trombocitopenia neonatale. Un valore IPF elevato nei neonati trombocitopenici può essere considerato indice di ripresa midollare autonoma e pertanto potrebbe consentire di evitare interventi terapeutici esterni.
  38. Sugimori et al. (EurJHaematol 2009, vol82, n1, p54)
    Aberrant increase in the immature platelet fraction in patients with myelodysplastic syndrome: a marker of karyotypic abnormalities associated with poor prognosis

    Summary: Pazienti con sindromi mielodisplastiche (MDS) e assenza di piastrinopenie gravi analizzati per IPF. 12 pazienti evidenziavano IPF>10% con conteggi piastrinici superiori a 50 x 103/L e presentavano anomalie cromosomiche incluse monosomia 7 ed anormalità complesse in cui erano coinvolte il 7 o il 5 Q. Pertanto si conclude che IPF aumentato in corso di MDS potrebbe essere un marker di anomalie cariotipiche con prognosi infausta.
  39. Koike et al. (Eur J Haematol, 2009, Vol84, n2)
    Clinical significance of detection of immature platelets: comparison between percentange of reticulated platelets as detected by flow cytometry and immature platelet fraction as detected by automated measurement.

    Summary: Scopo dello studio è stato quello di confrontare l’IPF misurato con un contatore automatico Sysmex XE-2100, che sfrutta coloranti in grado di legarsi all’RNA presente nelle piastrine immature, con l’analisi delle piastrine reticolate (RP) tipizzate con la citometria a flusso (buon metodo ma di difficile standardizzazione). Sono stati arruolati 63 pazienti con disordini ematologici quali: anemia aplastica (AA), sindromi mielodisplastiche (MDS), trombocitemia essenziale (TE), porpora trombocitopenica idiopatica(ITP). In tutti i casi analizzati è stata trovata una correlazione tra i due parametri RP e IPF. Una significativa correlazione dei parametri è stata anche riscontrata in pazienti con ITP e in soggetti normali. Si presenta il caso di un uomo di 71 anni di nuova diagnosi con ITP e in trattamento con desametasone, testando sia l’RP che l’IPF si è visto che entrambi forniscono informazioni utili per il monitoraggio durante il trattamento con il farmaco. I due parametri invece hanno mostrato una discrepanza in pazienti con sindrome May-Hegglin (MHA), in due casi di MDS, nella Mielofibrosi Idiopatica Cronica (CIMF), e nella Leucemia Mielo-Monocitica Cronica (CMML), le cause non sono note e restano da indagare. In conclusione il metodo automatico per ottenere il conteggio delle Piastrine Immature è promettente nella pratica di laboratorio per valutare in maniera veloce, automatica e standardizzata l’attività trombopoietica nei casi di trombocitopenia.
  40. Garibaldi et al. (Am J Hematol 2009, vol84, n12, p852)
    Estimating platelet production in platelets with HIV-related thrombocytopenia using the Immature Platelet Fraction

    Summary: Studio del parametro IPF in pazienti HIV con e senza piastrinopenia. Nei soggetti HIV con trombocitopenia, IPF è significativamente elevato rispetto a quello in soggetti non trobocitopenici. Questo comportamento può essere dovuto a patologie quali ITP, diabete, infezioni, situazioni che si associano e si riscontrano nella clinica dei pazienti studiati. Ciò suggerisce che l’aumentato turnover piastrinico abbia un ruolo chiave nei pazienti HIV trombocitopenici.
  41. Grove et al. (Throm Haemost 2009, vol101, n1, p151)
    Immature platelets in patients with acute coronary syndromes

    Summary: Valutazione del parametro IPF in pazienti con sindromi coronariche acute e croniche. IPF è sensibilmente elevato nelle coronaropatie acute, specialmente nei soggetti fumatori e in quelli diabetici. L’aumento delle piastrine immature potrebbe contribuire alla formazione di trombi in quanto contribuiscono all’aumento del potenziale emostatico.
  42. Di Mario et al. (Journal of Infection 2009, vol59, p201)
    Immature platelet fraction (IPF) in hospitalized patients with neutrophilia and suspected bacterial infection

    Summary: Il parametro IPF viene studiato in casi di pazienti ospedalieri con sospetto di sepsi. Sono stati analizzati campioni di pazienti con neutrofilia e conteggio piastrinico non coinvolto nello stato acuto infiammatorio (PLT > 150.000/L), di cui alcuni con richiesta di esame colturale. I risultati indicano un significativo innalzamento del parametro in percentuale e valore assoluto nei casi con emocoltura positiva. Quindi IPF sembra essere un buon parametro (facilmente accessibile, disponibile ed economico) che indica la presenza di infezione batterica in soggetti con neutrofilia e conteggio piastrinico normale o elevato.
  43. Albanyan et al. (J Thromb Haemost 2008, vol6, n12, p2213)
    Changes in the immature platelet fraction within ageing platelet concentrates

    Summary: Studio di IPF nei concentrati piastrinici. Si evidenzia un innalzamento del valore, probabilmente aspecifico. Verosimilmente la conservazione induce legami non specifici dell’RNA al colorante (si osserva anche un progressivo incremento di CD62P, il che suggerisce degranulazione).
  44. Cesari et al. (Thromb Haemost 2008, vol99, p930)
    Relationship between high platelet turnover and platelet function in high-risk patients with coronary artery disease on dual antiplatelet therapy

    Summary: Studio dei parametri IPF% e A-IPF nelle coronaropatie in pazienti trattati con antiaggreganti (Clopidogrel e Aspirina). I parametri sono significativamente elevati rispetto al gruppo di riferimento (MPV non sempre differisce). Lo studio dimostra che le piastrine reticolate sono significativamente correlate alla reattività piastrinica. Ciò suggerisce che le piastrine siano in uno stato iperreattivo e che questo stato potrebbe contribuire alla diversa risposta dei pazienti agli antiaggreganti.
  45. Ciancaglini et al. (SIMeL 2008 IPF)
    Monitoraggio di un caso di Porpora Trombocitopenica Idiopatica (PTI) attraverso il parametro IPF

    Summary: Descrizione di un caso clinico di una bambina affetta da porpora trombocitopenica idiopatica in cui il parametro IPF% si è dimostrato utile nella diagnosi e nel monitoraggio della malattia.
  46. Colanero et al. (SIMeL 2008)
    Studio dei valori di normalità dei parametri IPF e FRC di Sysmex XE-2100

    Summary: Studio dei valori normali dei parametri IPF percentuale e valore assoluto.
  47. Golato et al. (SIMeL 2008)
    Utilità del parametro IPF nelle epatopatie (EPP)

    Summary: Studio del parametro IPF% in pazienti epatopatici con piastrinopenia lieve suddivisi in tre gruppi: Epatopatia cronica alcoolica ed infettiva HCV+; Epatopatia cronica attiva e cirrosi compensata; Cirrosi scompensata. IPF% risultava elevato solo nelle epatopatie croniche attive e cirrosi compensate a dimostrazione di una residua attività epatocellulare con relativa risposta midollare. IPF risulta utile per monitorare il turnover piastrinico ed avere un’indicazione indiretta della compromissione midollare anche in questo tipo di patologie.
  48. Pipitone et al. (SIMeL 2008)
    Valutazione della frazione immatura delle piastrine (IPF) come parametro predittivo di recupero della attività midollare in pazienti pediatrici

    Summary: Valutazione dell’andamento di IPF nel recupero dell’attività midollare post chemioterapica. I risultati dimostrano l’utilità del parametro nel monitoraggio della ripresa midollare post terapia per i tumori solidi.
  49. Saigo et al. (Transfusion and Apheresis Science 2008, vol17, n2, P81)
    Automatic detection of immature platelets for decision making regarding platelet transfusion indications for pediatric patients

    Summary: Studio del valore predittivo di IPF nella ripresa midollare post trapianto (7 trapianti) e post chemioterapia (27 cicli) in 16 pazienti pediatrici da 0 a 15 anni. Gli autori evidenziano come IPF sia utile nel valutare la ripresa midollare e possa indicare la condizione di evitare determinati cicli di trasfusioni piastriniche post chemioterapiche in casi a basso rischio clinico emorragico (complicanze emorragiche, sepsi o CID).
  50. Takami et al. (Bone Marrow Transplantation 2007, vol39, p501)
    Immature platelet fraction for prediction of platelet engraftment after allogeneic stem cell transplantation

    Summary: il conteggio IPF può fornire un’indicazione predittiva di buona ripresa dell’attività trombopoietica in seguito a trapianto midollare. Sono stati studiati casi di trapianto allogenico di cui 6 di cellule staminali emopoietiche, 12 di trapianto midollare e 7 di trapianto di cellule da sangue cordonale. Il parametro IPF aumenta rispettivamente 1, 4 e 13 giorni prima dell’attecchimento piastrinico.
  51. Harrison (SJI 2007, vol17, n2, p73)
    Platelet development

    Summary: Il lavoro è una completa ed interessante review sulla piastrine (origine, funzione ecc.) e IPF.
  52. Kim et al. (Korean J Lab Med 2007, vol27, n1, p7)
    Comparison of an Immature Platelet Fraction and Reticulated Platelet in Liver Cirrhosis

    Summary: Articolo in coreano, abstract in inglese. Studio di IPF nelle cirrosi epatiche, patologie in cui risulta più elevato. Il parametro è migliore di quello ottenuto con la citofluorimetria.
  53. Saigo et al. (SJI 2007, vol17, n2, p81)
    Clinical Utility of New Parameters Provided by XE-2100 RET-Channel

    Summary: Review che descrive i parametri FRC (frammenti eritrocitari), Ret-He e IPF, esponendo sia come vengono analizzati dallo strumento, sia la loro utilità clinica.
  54. Abe et al. (Thromb Res 2006, vol118, p463)
    A simple technique to determine thrombopoiesis level using immature platelet fraction (IPF)

    Summary: I risultati dimostrano come il parametro IPF rifletta la trombopoiesi midollare. Il dato è stato studiato in soggetti normali, pazienti in chemioterapia e in recupero post chemioterapico e in patologie quali ITP e anemia aplastica. Il conteggio di IPF è risultato significativamente utile (più del parametro MPV) nella diagnosi differenziale e nell'analisi della cinetica dell’attività piastrinica.
  55. Briggs C et al. (Transfus Med 2006, vol16, p101)
    Immature platelet fraction measurement: a future guide to platelet transfusion requirement after haematopoietic stem cell transplantation

    Summary: Studio del parametro IPF nel monitoraggio dell’attecchimento del trapianto autologo e allogenico e nella ripresa post chemioterapia. In tutti i casi il recupero è stato preceduto dall’aumento di IPF% (in particolare nel trapianto autologo dove l’aumento del parametro precedeva di uno o due giorni l’attecchimento). Il conteggio automatico del parametro IPF si è dimostrato quindi utile nella valutazione clinica del paziente trombocitopenico.
  56. Piva et al. (SIMeL 2006)
    La frazione di piastrine immature (IPF) in eta’ pediatrica

    Summary: Studio dei valori di normalità di IPF in età pediatrica (3 mesi – 14 anni).
  57. Zorzino et al. (SIMeL 2006)
    Valutazione della frazione immatura delle piastrine (IPF): un nuovo parametro nella gestione dei pazienti trombocitopenici

    Summary: Valutazione di 17 pazienti sottoposti a reinfusione di cellule staminali periferiche e 6 pazienti dopo chemioterapia ad alte dosi. L’innalzamento di IPF si è dimostrato precoce nel predire l’aumento dell’attività megacariocitica midollare anche rispetto a IRF.
  58. Zucker et al. (LabHem 2006, vol12, p125)
    Immature Platelet Fraction as a Predictor of Platelet Recovery Following Hematopoietic Progenitor Cell Transplantation

    Summary: Studio del valore predittivo di IPF nella ripresa midollare post trapianto. Gli autori hanno valutato 50 casi di trapianti di cellule staminali (38 autologhi e 12 allogenici) e hanno monitorato IPF, IRF, conteggio assoluto dei neutrofili (ANC) e PLT. IPF si è dimostrato il più precoce come parametro di attecchimento (3,1 giorni prima di PLT, 3,8 giorni prima di ANC, 0,6 giorni prima di IRF).
  59. Grillo et al. (SIMeL 2006)
    Intervalli di riferimento del parametro “Frazione di Piastrine Immature” (IPF) del sistema ematologico Sysmex XE-2100

    Summary: Descrizione del parametro IPF e studio dei valori normali in percentuale e valore assoluto. Studiati anche i valori normali delle piastrine e relativi indici.
  60. Kickler et al. (Am J Clin Pathol 2006, vol125, p282)
    A Clinical Evaluation of High Fluorescent Platelet FractionPercentage in Thrombocytopenia)

    Summary: Lo studio è uno dei primi per la valutazione del parametro IPF (qui chiamato HFPF) in percentuale e valore assoluto. Calcolati i valori normali in soggetti sani e in pazienti trombocitopenici. Il valore di IPF si innalza in piastinopenie da aumentato consumo o distruzione evidenziando un’aumentata attività midollare.
  61. Briggs et al. (Br J Haematol 2004, vol126, p93)
    Assessment of an immature platelet fraction (IPF) in peripheral thrombocytopenia

    Summary: Studio del parametro IPF nei pazienti normali e in vari tipi di trombocitopenie. Valutate anche precisione, riproducibilità e stabilità. Si evidenzia come il parametro si innalzi nelle piastrinopenie da aumentato consumo o distruzione e rimanga normale o diminuisca in quelle da compromissione midollare. Il conteggio automatico del parametro IPF% potrebbe diventare un marker di riferimento standard nella valutazione e nel monitoraggio dei pazienti trombocitopenici.
  62. Tàssies et al. (Am J Hematol 1998, vol59, n2, p105)
    Effect of Recombinant Human Erythropoietin Treatment on Circulating Reticulated Platelets in Uremic Patients: Association With Early Improvement in Platelet Function

    Summary: Studio effettuato in pazienti uremici trattati con eritropoietina. Sono state valutate l’aggregazione piastrinica e le piastrine reticolate ottenute in citofluorimetria, evidenziando come l’aumento dell’attività aggregante delle piastrine a stadi precoci del trattamento con eritropoietina sia probabilmente dovuta all’aumento di piastrine giovani.

PLT

  1. Atsushi Wada et al.( Wada_PLoS One, 2015, vol23, n10)
    Accuracy of a New Platelet Count System (PLT-F)Depends on the Staining Property of Its Reagents

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    Summay: L’articolo evidenzia l’accuratezza del conteggio PLT-F di Sysmex XN in campioni con anomalie quali frammenti eritrocitari. La performance è da attribuirsi alle differenti proprietà di colorazione dei reagenti in uso nella nuova metodica. E’ stato dimostrato che il colorante marca intensamente solamente gli organuli intrapiastrinici anti GrP75 (marker proteine mitocondriali) e più debolmente le membrane citoplasmatiche, permettendo una netta discriminazione tra RBC, PLT e frammenti eritrocitari. Questa caratteristica contribuisce in misura sostanziale a rendere il metodo di conteggio PLT- F più performante rispetto alle metodiche sia impedenziometriche ed ottiche.
  2. Tailor et al (Hospital Health Care Europe-HHE- 2014, p181)
    Evaluating platelet counting on a new automated analyser

    Summary: Gli autori descrivono le varie tipologie di conteggio piastrinico della strumentazione Sysmex (impedenziometrica e ottica in fluorescenza) e si soffermano sul nuovo canale PLT-F di XN (che utilizza nuovi reagenti). La lettura con il nuovo canale in fluorescenza mantiene i vantaggi della lettura ottica progredendo ulteriormente. Infatti lo strumento dimostra migliori performance anche rispetto all’ottico di XE, su conteggi sotto le 30.000/L piastrine. Il canale PLT-F usa un conteggio esteso (5 volte) aumentando accuratezza e precisione con CV di 4% in intervalli di conteggio tra 9.000 e 39.000 piastrine/L. In questi range piastrinici, vicino alle soglie trasfusionali, risulta quindi ottimo.
  3. Park SH et al. (Ann Lab Med, 2014, vol34, n6, 471)
    The Sysmex XN-2000 Hematology Autoanalyzer Provides a Highly Accurate Platelet Count than the Former Sysmex XE-2100 System Based on Comparison with the CD41/CD61 Immunoplatelet Reference Method of Flow Cytometry.

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    Summary: Studio di valutazione delle performance di conteggio del canale PLT-F di XN-2000 paragonato al conteggio ottico di XE-2100 e al metodo citofluorimetrico di riferimento CD41/CD61. Sono stati utilizzati 195 emocromi di cui 48 piastrinopenici (PLT<20.000/L). Il bias rispetto al conteggio citofluorimetrico è più basso su XN rispetto ad XE e i conteggi risultano più accurati. In campioni molto vicini alle soglie trasfusionali XN offre ottima affidabilità del dato.
  4. Tanaka et al. (JClinLabAnal, 2014, vol28, n5, pag341)
    Performance Evaluation of Platelet Counting by Novel Fluorescent Dye Staining in the XN-Series Automated Hematology Analyzers

    DISPONIBILE ABSTRACT
    Summary: Valutazione del canale PLT-F di XN, paragonato anche al conteggio PLT-I e PLT-O. (CD61) e non risente della presenza di frammenti dei WBC (testato su casi di leucemie acute) né di microciti.
  5. Arneth et al. (JClinLabAnal, 2014, 10.1002_jcla.21747)
    Technology and New Fluorescence Flow Cytometry Parameters in Hematological Analyzers

    DISPONIBILE ABSTRACT
    Summary: Descrizione generale della tecnologia della serie X con evidenza di alto livello qualitativo dello strumento XE-5000.
  6. Schoorl M et al. (Am J Clin Pathol 2013, vol140, n4, p495)
    New fluorescent method (PLT-F) on Sysmex XN2000 hematology analyzer achieved higher accuracy in low platelet counting

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    Summary: Il nuovo metodo di conta PLT-F di XN (in questo caso configurazione XN-2000) dimostra eccellenti performance in campioni piastrinopenici. Il lavoro analizza 37 campioni con PLT < 50.000/L confrontando il metodo in fluorescenza con quello impedenziometrico ed ottico e tutti con il metodo citofluorimetrico CD61. La riproducibilità si è dimostrata eccellente (per PLT <20 * 109/L) con CV% per PLT-F al 3,0%, rispetto al 9,3% per PLT-I e 8,5% per PLT-O, in linea con i risultati da Briggs et al. (Performance evaluation of the Sysmex haematology XN Modular System. J Clin Pathol 2012; 65(11):1024-30), che ha trovato CV% del 4,0%. Si evidenzia una buona correlazione tra i metodi PLT-F e CD61-ImmunoPLT (r = 0,988). Si rileva un bias negativo di PLT-F e PLT-O rispetto al metodo CD61, più basso per concentrazioni PLT inferiori a 50*109/L. Le differenze erano maggiori per PLT-O che per PLT-F il che suggerisce che i valori PLT-F siano più accurati. Gli autori pensano che questo disallineamento possa essere causato dal metodo di conta citofluorimetrico “a doppia piattaforma”, che calcola il valore delle PLT usando la concentrazione dei RBC, pertanto soggetto ad errore. Il metodo a “singola piattaforma” che utilizza le sfere di calibrazione all’interno della stessa provetta dove vengono contate le PLT potrebbe fornire risultati migliori. Anche Briggs et al. avevano trovato un bias, ma non lo stesso di questo lavoro e anche i risultati di correlazione erano diversi, se pur buoni. Tuttavia entrambi avevano trovato la stessa correlazione tra PLT-F e PLT-O: Schoorl et al. PLT-F = 1,05 x PLT-O – 2; Briggs et al. PLT-F = 1.06 x PLT-O - 1.5. Essendo il PLT-F un metodo completamente standard gli autori ritengono che probabilmente le differenze siano dovute a variabili del metodo di riferimento. In ogni caso per conteggi sotto 20 * 109/L le differenze sono basse per annullarsi quasi a 10 * 109/L. Gli autori concludono che: “PLT-F è un metodo affidabile per bassi conteggi di PLT. Poiché il metodo di riferimento CD61-ImmunoPLT non è normalmente disponibile in tutti i laboratori, si può concludere che per quanto riguarda la soglia di trasfusione di 20 * 109/L, PLT-F è il metodo migliore per prendere decisioni in merito alle trasfusioni piastriniche”.
  7. Melnichuk et al. (SEHS 2013)
    Age dynamics and reference intervals for white blood cells parameters in healthy newborns and children

    Summary: Studio dei valori di normalità di Piastrine e Formula nei neonati (anche sangue cordonale) e bambini.
  8. Briggs et al. (J Clin Pathol, Epub2012, vol65, p1024)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system

    Summary: Gli autori presentano uno studio di comparazione di XN rispetto ad XE-2100. L’articolo presenta le caratteristiche tecniche dei due strumenti e le differenze (in particolare su XN vengono eseguiti NRBC su tutti i campioni della routine, è presente un conteggio esteso per WBC<0,5 cell/L ed è presente un nuovo canale in fluorescenza per le piastrine). Vengono analizzati, per XN, i dati di stabilità, linearità, precisione e carryover. I risultati di confronto con XE sono tutti eccellenti con una lieve diversità su IPF (dove XN è più corretto in quanto probabilmente XE risente di frammenti di WBC perché i pazienti analizzati erano in chemioterapia). NRBC: si evidenzia che eseguendo il test su tutti i campioni non sono necessari rerun. FLAG: analizzate “Blast?”, “Atypical Lymphocytes” e “ABNLymphocytes” (cioè quelle rilevate diversamente rispetto ad XE-2100). In tutti i casi diminuiscono i falsi positivi, senza un aumento statisticamente significativo dei falsi negativi. La flag Abnormal Lymphocytes risulta migliorata. Per le flag Blasti e ABN Lymphocytes si evidenzia una netta diminuzione degli strisci (perché diminuiscono i falsi positivi senza aumento di falsi negativi) a seguito di rerun su canale WPC; infatti nella sperimentazione si sono ridotti i vetrini da 199 a 101, grazie all’utilizzo del canale. Tutto ciò determina un sensibile incremento dei rerun (3,7% in più) su XN, ma visto il decremento degli strisci su SP (49% in meno) e la diminuzione del tempo di revisione, il TAT migliora significativamente (10%).
    PLT: il metodo impedenziometrico utilizzato su entrambi ha dato le stesse performance di conteggio, ma meno flag di ripetizione in ottico su XN (9%, contro 27% su XE). Il canale PLT-F è risultato superiore all’ottico di XE in correlazione al metodo di riferimento citofluorimetrico in campioni sotto le 30.000 PLT/L. WBC: ottimo il conteggio esteso per WBC< 0,5 x103/L.
    Conclusione: XN migliora il flusso di lavoro insieme alla correttezza nell’individuare i campioni patologici.
  9. Briggs et al. (Int J Lab Hematol 2007, vol29, n2, p77)
    Continuing developments with the automated platelet count

    Summary: L’articolo rappresenta una review completa ed esaustiva del conteggio piastrinico. Viene illustrata la storia del conteggio piastrinico e delle metodiche (manuali e strumentali). Si illustra il conteggio manuale, il conteggio citofluorimetrico e i conteggi automatizzati delle varie strumentazioni presenti sul mercato. Illustrati anche gli indici e i parametri piastrinici di approfondimento (IPF).
  10. Khandekar et al. (J Clin Pathol 2006, vol59, n2, p146)
    Platelet volume indices in patients with coronary artery disease and acute myocardial infarction: an Indian scenario

    Summary: Valutati pazienti coronaropatici (angina e infarto del miocardio) in merito agli indici piastrinici. Nei casi studiati utilizzando l’analizzatore K-4500, si evidenzia come PDW, MPV e P-LCR siano statisticamente elevati, indicando la presenza di piastrine reattive. Quindi se ne indica l’utilizzo come fattori di rischio nella prevenzione di eventi acuti.
  11. Kaito et al. (Br J Haematol 2005, vol128, n5, p698)
    Platelet size deviation width, platelet large cell ratio, and mean platelet volume have sufficient sensitivity and specificity in the diagnosis of immune thrombocytopenia

    Summary: Studio dei parametri piastrinici PDW, MPV e P-LCR nelle diagnosi di trombocitopenia. Sono stati indagati pazienti trombocitopenici da aumentata distruzione (ITP) e da ipoproduzione (anemie aplastiche - AA). Gli indici erano significativamente più alti in ITP rispetto ad AA, specialmente PDW e P-LCR avevano i più alti valori di AUC, indicando buona capacità di discriminare le condizioni cliniche del paziente.
  12. Segal et al. (Br J Haematol 2005, vol128, p520)
    Accuracy of platelet counting haematology analysers in severe thrombocytopenia and potential impact on platelet transfusion

    Summary: Studio multicentrico inglese sul conteggio piastrinico dei principali analizzatori di fascia alta presenti sul mercato. Gli autori hanno valutato i conteggi piastrinici automatizzati sotto la soglia di 20.000 Plt/L rispetto al metodo di riferimento immunologico (CD41/CD61) allo scopo di determinare le performance strumentali per la soglia trasfusionale di 10.000 Plt/L (con proposta di scendere a 5.000 Plt/L). Gli analizzatori hanno evidenziato accuratezze e precisioni differenti (miglior accuratezza è quella del sistema impedenziometrico di Sysmex XE-2100) sia tra analizzatori che tra conteggi con tecnologia diversa negli stessi strumenti. Gli autori suggeriscono la necessità di un controllo interlaboratorio che consenta una miglior calibrazione strumentale allineata e comunque di non abbassare la soglia trasfusionale finchè non ci saranno migliori allineamenti e prestazioni.
  13. Briggs et al. (Clin. Lab. Haem. 2004, vol26, p157)
    The most accurate platelet count on the Sysmex XE-2100. Optical or impedance?

    Summary: Confronto tra conteggio piastrinico ottico ed impedenziometrico di XE-2100 allo scopo di valutare se, come si evidenzia da alcuni lavori scientifici, sia sempre migliore il conteggio ottico. Gli autori concludono che il conteggio piastrinico ottico non sempre è quello più accurato. Pertanto è meglio non inserire un cut-off numerico nelle regole di switch tra ottico ed impedenziometrico (è possibile metterle nei settaggi strumentali). Gli autori indicano che il conteggio più accurato è quello che lo strumento sceglie con il suo algoritmo. In particolare in pazienti in chemioterpia (probabilmente per la frequente presenza di frammenti cellulari leucocitari) molto spesso è più accurato il conteggio impedenziometrico, che è quello che viene riportato dallo strumento.
  14. Maconi et al. (SJI 2002, vol12, n1, p30)
    Reference Range of Platelet Count in Normal Pregnancy using Sysmex SE-9500

    Summary: Studio del conteggio piastrinico ed indici in donne in gravidanza. Le PLT diminuiscono nel secondo e terzo trimestre, anche se in modo non statisticamente significativo, mentre aumentano significativamente gli indici.
  15. Sandhaus et al. (Am J Clin Pathol 2002, vol118, n2, p235)
    Platelet Counting by the Coulter LH 750, Sysmex XE 2100, and Advia 120

    Summary: Studio che si inserisce in una serie di valutazioni sulle performance dei conteggi impedenziometrici e ottici. Gli autori valutano i conteggi di Coulter LH750 (impedenziometrico), Sysmex XE-2100 (impedenziometrico ed ottico) e ADVIA 120 (ottico) rispetto al metodo di riferimento citofluorimetrico CD41/CD61. I conteggi impedenziometrici mostrano una miglior correlazione con la citofluorimetria rispetto a quelli ottici.
  16. Tanaka et al. (SJI 2001, vol11, n1, p33)
    Reference method for platelet enumeration

    Summary: Valutazione dei conteggi piastrinici ottici ed impedenziometrici di XE-2100 rispetto al metodo di riferimento citofluorimetrico CD41/CD61, buoni i riscontri.
  17. Briggs C et al. (Clin Lab Haematol 2000, vol22, n6, p345)
    New quantitative parameters on a recently introduced automated blood cell counter - the XE-2100

    Summary: Valutazione di nuove tecnologie di conteggio della strumentazione XE-2100. Il conteggio automatico di NRBC ha dimostrato un’ottima correlazione con il metodo manuale (r2=0.97) e può quindi ridurre/eliminare la revisione microscopica. Nell’ambito del conteggio piastrinico sotto le 100 x 109/L il conteggio ottico strumentale e immunologico ha ottima correlazione (r2=0.97). Ottima correlazione (r2=0.81) anche per il conteggio dei granulociti immaturi (IG) e il microscopio. La tecnologia in fluorescenza ha apportato grandi miglioramenti per diverse popolazioni cellulari, offrendo la possibilità di allargare e migliorare lo screening ematologico.


Liquidi Biologici

  1. Buoro et al. (Clin Chim Acta 2016, vol15, n452)
    Cell Population Data and reflex testing rules of cell analysis in pleural and ascitic fluids using body fluid mode on Sysmex XN-9000

    Lavoro molto positivo e corposo sull’analisi dei liquidi biologici di XN. A dispetto del titolo, l’analisi è completa ed approfondita sulle performance generali dello strumento nella lettura di liquidi ascitici-AS e pleurici-PL (numero di campioni 152 di cui 105 AS e 47 PL). Sono ottime le performance di sensibilità, linearità e carryover. La corrispondenza con il microscopio ottico è eccellente e anche le correlazione diagnostiche, come dimostrato dalle curve ROC. Altri elementi interessantissimi sono:
    1- la valutazione della differenziazione cellulare, che riporta performance strumentali di livello, soprattutto sui neutrofili, lievemente inferiori per le monomorfonucleate che seppur contate molto bene, possono risentire della presenza dei macrofagi
    2- L’analisi delle HF-BF che possono contenere cellule mesoteliali e tumorali, quindi campanello d’allarme importantissimo
    3- La performance diagnostica sui campioni negativi con sensibilità 100%
    4- L’analisi dei parametri strutturali che possono entrare in gioco per migliorare ed ottimizzare le perfomance diagnostiche
    5- Grazie a quanto detto sopra la proposta di quattro regole di validazione
    In conclusione la capacità strumentale insieme alle regole possono consentire di utilizzare gli apparecchi in alternativa al microscopio ottico (ancora oggi il riferimento) e ricorrervi in modo mirato e specifico per i casi in cui rimane necessaria la valutazione diretta dell’esperto.
  2. Fleming et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol53, n11)
    Laboratory relevance and contemporary methods for counting blood cells in body fluids suspected of inflammatory desease

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    Summay: La corposa review (143 articoli basati su studi sull’uomo senza restrizioni sull’anno di pubblicazione) fornisce una panoramica sulla rilevanza dell’analisi BF in varie situazioni diagnostiche e descrive le tecnologie analitiche utilizzate per i conteggi. Nella prima parte l’articolo si focalizza sulla significatività diagnostica del numero totale dei WBC e del conteggio differenziale in vari Liquidi Biologici (cerebrospinali, ascitici, pleurici, sinoviali, CADP) in corso di malattie infiammatorie. Nella seconda parte vengono descritte le tecniche laboratoristiche per l’analisi emocitometrica: fase preanalitica secondo le linee guida CSLI H56-A, revisione microscopica ed analisi automatizzata. Una tabella riassuntiva riporta vantaggi, svantaggi e raccomandazioni tratte dalla letteratura per ogni analizzatore al momento presenti sul mercato:
    - Siemens: Advia 120/2110
    - Sysmex: XE- 5000/ XN-BF
    - Abbott: Cell-DYN 3500/Sapphire
    - Beckman Coulter: LH50 BF mode
    - Analizzatori Urine: UF-1000i e UF-1000 BF Mode (Sysmex) e Iris Q200 BF mode
    Dall’analisi della tabella si evince che gli analizzatori Sysmex si sono dimostrati essere accurati e sensibili oltre ad offrire vantaggi come efficacia sui costi e sul TAT.
    Infine sono stati paragonati i risultati pubblicati delle performance degli analizzatori vs. Microscopio Ottico nell’analisi CSF nella diagnosi di infiammazione. Si conclude che tutti gli analizzatori sono adatti per l’analisi dei BF con sospetto di malattia infiammatoria in quanto in grado di fornire risultati preliminari rapidi utili ad indirizzare la terapia sul paziente, con una documentata migliore sensibilità analitica di Advia 120/2120 e XN- BF rispetto ad Cell-Dyn ed LH750.
  3. Cho et al. (Int J Lab Hematol, 2014, Epub ahead of print_doi 10.1111ijlh.12292)
    Body fluid cellular analysis using the Sysmex XN-2000 automatic hematology analyzer: focusing on malignant samples

    Summary: Studio delle performance del programma Body Fluid (BF) di XN utilizzando campioni con cellule maligne. Sono stati analizzati 405 campioni di cui 125 contenenti cellule maligne paragonando i conteggi XN con il conteggio manuale. Le correlazioni si sono rivelate buone sia per CSF che per altri fluidi, in questi ultimi le correlazioni sono migliorate togliendo i campioni di patologie maligne. Le cellule HF-BF non hanno dimostrato sempre correlazione con le cellule maligne, ma attraverso l’utilizzo della curva ROC si è identificato un cut-off di 6,9/100 WBC al di sopra del quale è elevato il sospetto della presenza di cellule maligne. La verifica va eseguita manualmente. Pertanto il conteggio automatico BF si può utilizzare in routine con l’accortezza di verificare a vetrino campioni sospetti.
  4. Li et al. (Scand J Clin Lab Invest., 2014, vol74, n8, 673)
    Automated white blood cell counts in cerebrospinal fluid using the body fluid mode on the platform Sysmex XE-5000

    Summary: valutazione delle performance di XE-5000 nella lettura del Liquido Cerebrospinale a confronto con la lettura manuale e citofluorimetrica. Sono stati utilizzati 198 campioni tra quelli della routine. I dati ottenuti sono molto buoni, a parte un bias rilevato alle basse conte. In definitiva gli autori considerano che si possa utilizzare il conteggio automatico, più preciso di quello manuale.
  5. Tanaka et al. (Int J Lab Hematol, 2013, Epub_DOI 10.1111ijlh.12114)
    Evaluation of the body fluid mode of automated hematology analyzer XN-series for extremely low peripheral white blood cell counts

    Summary: in corso di trapianto di cellule staminali è necessario contare campioni con numeri di WBC molto bassi (0,000 – 0,500 x 109/L) e rilevare variazioni anche lievi di tali numeri per valutare rischi di infezione e di successo del trapianto. Sysmex XN è dotato di due modalità dedicate a conteggi di campioni a bassissima cellularità: LOW WBC per conteggi di bianchi bassi (minimo valore refertabile 0,010 x 109/L) e BF mode per la lettura dei fluidi corporei tra cui il liquor (minimo valore refertabile 0,001 x 109/L). Si sono valutati carryover, riproducibilità e correlazione con il metodo manuale delle due modalità di analisi; i risultati sono stati ottimi per entrambe le modalità con alcune eccellenze per il BF mode. La riproducibilità è risultata migliore per BF mode, probabilmente a causa della differenza di volume di campione utilizzato nei due casi (10 volte il campione normale per BF, 3 volte per LW), tuttavia su qualche campione è stato meglio LW ed entrambi risultano meglio del metodo manuale. LW dimostra sempre risultati lievemente più alti rispetto il metodo manuale spiegato dal fatto che non viene effettuato un lavaggio e un background=0 come in BF mode, tuttavia il dato è trascurabile per gli utilizzi che se ne fanno. Per l’utilizzo specifico di conteggi in corso di trapianto di staminali a fronte di conte molto basse, può quindi essere usato il BF mode, tuttavia va utilizzato anche il LW mode in combinazione per verificare l’eventuale presenza di NRBC (non rilevati nel BF mode). Nel complesso lo strumento offre un grande ausilio nel trattamento di campioni così particolari e critici.
  6. Fleming et al. (SEHS 2013)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: (POSTER RIFERITO ALL’ARTICOLO DEL 2012) Validazione del metodo di analisi dei BF su XN-1000 utilizzando 187 campioni (73 CSF, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici e 20 pleurici). Confrontati i risultati ottenuti con XN e con il metodo di riferimento (conta manuale microscopica in camera Fuchs-Rosenthal): buona la correlazione per WBC e MN nei CSF, minore per PMN. Per tutti gli altri fluidi la correlazione tra i due metodi sui vari parametri è stata buona, eccellente per quanto riguarda gli RBC.
  7. Fleming et al. (Clin Chem Lab Med, 2013, vol51, n4, e61)
    Improved software on the Sysmex XE-5000 BF mode for counting leukocytes in Cerebrospinal Fluid

    Summary: Il lavoro è una lettera all’editore per informare che il conteggio del liquor su XE-5000 è migliorata nel passaggio dalla versione 6 alla 10. Con la versione software 06, pur in un contesto di conteggio accurato, si notava un bias positivo dei WBC e cellule polimorfonucleate (PMN) specialmente per conte inferiori a 20 cellule per microlitro. La valutazione della nuova versione 10 è stata fatta su 138 campioni, a confronto con il conteggio manuale ed evidenzia, anche a basse conte (meno di 10 cell), un’eccellente correlazione e miglioramenti nelle performance di conteggio nei WBC, cellule monomorfonucleate e PMN. Permane un lieve bias positivo per PMN, ma all’interno di risultati eccellenti. Gli autori sostengono che il prelievo da drenaggio ventricolare sia più soggetto a contaminazione del campione e formazione di “debree” rispetto a campioni prelevati con la puntura lombare. Lo studio presentato è stato fatto in cieco, senza poter distinguere, nemmeno a posteriori, tra i due tipi di prelievo; gli autori si ripropongono quindi di effettuare un ulteriore sperimentazione considerando questa variabile.
  8. Fleming et al (Clin Chem Lab Med, 2012, ePub_DOI 10.1515cclm-2011-0927)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: Studio di valutazione del metodo di analisi dei Liquidi Biologici su XN-1000. Sono stati confrontati i conteggi strumentali di 187 campioni (73 CSF, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici e 20 pleurici) con quelli effettuati con metodo ottico (di riferimento); valutati anche linearità e carry over. Per quanto riguarda il liquor i risultati sono ottimi sia per la lettura dei WBC che dei monomorfonucleati (MN) e polimorfonucleati (PMN). Gli autori rilevano una lieve sovrastima dei PMN ed ipotizzano che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che una parte di “debris” venga incluso nel conteggio, oppure anche che procedure preanalitiche della conta manuale (citocentrifugazione, trattamento con coloranti) determinino il decadimento di alcune cellule. Anche il tempo stesso di attesa dell’analisi è determinante per il decadimento cellulare ed i campioni in laboratorio attendono un po’ troppo prima di essere analizzati (più del 90% di monociti e granulociti decadono dopo 90 minuti a temperatura ambiente). Sensibilità e specificità sono risultati ottimi (100%, 97,6%), su 67 campioni solo 1 falso positivo. Anche gli altri liquidi hanno mostrato ottimi risultati sia per i WBC che per RBC, si raccomanda solo l’attenzione di rivedere manualmente il campione se le cellule ad alta fluorescenza sono molte per comprenderne la tipologia (differenziare le normali, come mesoteliali, dalle maligne). In definitiva il metodo BF di XN offre alcuni indiscutibili vantaggi: ha un basso TAT anche in situazioni di urgenza diurna e notturna, non è necessario il pretrattamento del campione, fornisce risultati accurati e riproducibili, usa poco campione (88 L).
  9. Fleming et al. (ISLH 2012)
    Improved software on the Sysmex XE-5000 BF mode for counting leukocytes in Cerebrospinal Fluid

    Summary: (POSTER RIFERITO ALL’ARTICOLO DEL 2013) Conteggio dei fluidi biologici utilizzando la nuova versione software di XE-5000. Con la versione software 06, pur in un contesto di conteggio accurato, si notava un bias positivo dei WBC e delle cellule polimorfonucleate sui liquidi cerebrospinali. La valutazione della nuova versione 10 rispetto al conteggio manuale, evidenzia, anche a basse conte (meno di 10 cell) un’eccellente correlazione.
  10. Zimmermann et al. (Int J Lab Hematol 2011, vol33, n6, p629)
    Automated vs. manual cerebrospinal fluid cell counts: a work and cost analysis comparing the Sysmex XE-5000 and the Fuchs-Rosenthal manual counting chamber

    Summary: il sistema ematologico Sysmex XE-5000 si è dimostrato assolutamente affidabile per il conteggio in automazione del liquido cerebrospinale sia in campioni con un numero di cellule elevato (campioni fortemente patologici), ma anche in campioni con conteggi cellulari molto bassi. Lo studio ha inoltre evidenziato un risparmio significativo sia in termini di tempo che di costi.
  11. Zur et al. (J Neurol Surg A Cent Eur Neurosurg 2011, vol73, n2, p93)
    Evaluation of 2 Hematology Analyzers in Body Fluid Mode versus Flow Cytometry Immunophenotyping of Mainly Neurosurgical Cerebrospinal Fluid Samples

    Summary: lo studio dimostra che Sysmex XE-5000 è il sistema ematologico che utilizza metodo automatizzato più affidabile attualmente disponibile per il conteggio dei WBC nel CSF.
  12. Williams et al. (Labmedicine, 2011, vol42, n7, 395)

    Summary: Il lavoro presenta le ottime performance di analisi dei liquidi biologici di XE-5000. Valutate accuratezza, precisione e range di capacità analitica, così come la correlazione con il metodo ottico di riferimento per sinoviali, cavitari e liquor, particolarmente utile la presenza di illustrazioni di casi concreti.
  13. De Jonge et al. (ClinChem Lab Med 2010, vol48, n5, p665)
    Evaluation of the new body fluid mode on the Sysmex XE-5000 for counting leukocytes and erythrocytes in cerebrospinal fluid and other body fluids

    Summary: l’analisi dei liquidi biologici con programma dedicato sul sistema ematologico Sysmex XE-5000 permette un conteggio di RBC e WBC rapido e accurato anche a concentrazioni clinicamente rilevanti, sia per i liquidi cefalorachidiani sia per altre tipologie di liquidi biologici.
  14. Paris et al. (Int J Lab Hemato 2010, vol32, n5, p539)
    Performance evaluation of the body fluid mode on the platform Sysmex XE-5000 series automated hematology analyzer

    Summary: il conteggio cellulare nei liquidi biologici effettuato con il sistema ematologico Sysmex XE-5000 consente di ottenere informazioni più precise e affidabili rispetto al metodo manuale in camera Malassez ( 1 ul di volume di conteggio)
  15. Sandhaus et al. (Am J Clin Pathol 2010, vol134, n5, p734)
    Automated cerebrospinal fluid cell counts using the Sysmex XE-5000: is it time for new reference ranges?

    Summary: la correlazione tra il sistema ematologico Sysmex XE-5000 e il conteggio in camera di Fuchs-Rosenthal è risultata molto buona. Sono in corso ulteriori studi per determinare gli intervalli di riferimento metodo-specifici per il parametro WBC nel liquido cerebrospinale.
  16. Riedl et al. (J Clin Pathol 2010, vol63, p538)
    Automated morphological analysis of cells in body fluids by the digital microscopy system DM96

    Summary : La modalità di riconoscimento cellulare dedicata all’analisi Body Fluid disponibile sul sistema DM96 si è dimostrata affidabile e precisa nella lettura di vetrini cytospin fornendo un basso coefficiente di variazione ed una concordanza del 90% con la lettura al microscopio ottico eseguita da personale altamente qualificato, migliorando così la qualità delle risposte.
  17. Boer et al. (Clin Biochem 2009, vol 42, p684)
    Evaluation of the XE-5000 for the automated analysis of blood cells in cerebrospinal fluid

    Summary: Il lavoro dimostra che la maggior parte dei campioni di CSF processati con il sistema ematologico Sysmex XE-5000 è stata analizzata correttamente dimostrando che questo analizzatore è adatto al conteggio automatizzato dei WBC nel liquido cerebrospinale.
  18. SXO XE500 Body Fluids
    Examples of body fluid analysis with the XE-5000

    Summary: pubblicazione Sysmex, che spiega come XE-5000 analizza i fluidi biologici e presenta anche alcuni casi interessanti con immagini di microscopia.
  19. De Jonge et al. (IFCC 2007)
    Evaluation of the new body fluid mode on the recently introduced Sysmex XE-5000 to count leukocytes and erythrocytes in cerebrospinal fluid and serous fluids

    Summary: gli autori valutano il conteggio strumentale rispetto al metodo manuale, che presenta alcuni svantaggi quali: imprecisione, tempi lunghi, costi alti, necessità di personale specializzato spesso non disponibile sulle 24 ore. Lo strumento offre conteggi accurati per WBC (in alcuni casi bassa correlazione a conte basse probabilmente per difficoltà nel del conteggio manuale), RBC sia per il liquor che per gli altri liquidi, inoltre l’esclusione delle cellule ad alta fluorescenza dal conteggio WBC riduce la revisione manuale per i liquidi pleurici ed ascitici.
  20. De Jonge et al. (Clin Chem Med Lab 2006, vol44, n11, p1367)
    Automated analysis of pleural fluid total and differential leukocyte counts with the Sysmex XE-2100

    Summary: il lavoro dimostra che il sistema ematologico Sysmex XE-2100 è in grado di eseguire correttamente il conteggio totale e differenziale WBC nel liquido pleurico.
  21. De Jonge (SIJ 2005, vol 15, n2, p58)
    Automated Counting of White Blood Cells in Synovial Fluid

    Summary: L’autore descrive il liquido sinoviale ed espone lo studio di valutazione dei conteggi automatizzati su XE-200 di tale fluido. A causa della sua viscosità il sinoviale viene valutato correttamente solo dal canale Diff, grazie al PH dei reattivi. Si conclude quindi che si può effettuare l’analisi con il canale DIFF, che il conteggio automatizzato è più preciso e veloce di quello manuale e che non è strettamente necessario diluire il campione, che rimane stabile 24 ore.
  22. Kresie L. et al. . (Lab Hematol. 2005, vol11, n1, p24)
    Performance evaluation of the application of body fluids on the Sysmex XE-2100 series automated hematology analyzer

    Summary: Studio di valutazione delle performance di XE-2100 per la lettura dei liquidi biologici. Le analisi sono state svolte da 4 ospedali statunitensi per un totale di 493 campioni. Le performance di conteggio strumentale verso il conteggio in camera dei WBC è stato ottimo per tutti i liquidi (liquor, sinoviali e cavitari). Valutata anche la conta dei rossi per campioni con WBC>0,01 x 106/L, con altrettanti ottimi riscontri. Verificati anche carryover, precisione e linearità, risultati ottimali.
  23. Sugiuchi et al. (JLabClinMed, 2005, vol146, n1, p36
    Measurement of total and differential white blood cell counts in synovial fluid by means of an automated hematology analyzer

    Summary: Lo studio presenta i risultati su 47 liquidi sinoviali effettuati misurati con XE-2100. I risultati sono molto buoni. Gli autori hanno trattato i campioni con hyaluronidasi, interessanti le indicazioni del protocollo.
  24. De Jonge et al. (Rheumatol 2004, vol43, p170)
    Automated counting of white blood cells in synovial fluid

    Summary: Il conteggio WBC nei liquidi sinoviali eseguito con l’analizzatore Sysmex XE2100 offre risultati sicuramente più precisi e veloci del conteggio manuale. La maggior precisione del conteggio in automazione potrebbe migliorare il livello di confidenza che attualmente hanno i clinici nei confronti di questo tipo di analisi.
  25. Schroeder et al (SJI 2004, vol14, n1, p8)
    Performance Evaluation of automated leucocyte counting in cerebrospinal fluid (CSF) by the XE-2100 compared to manual counting

    Valutazione della lettura del liquido cefalorachidiano su XE-2100 per quanto riguarda la lettura dei WBC e della suddivisione della formula. Sono stati valutati sia il canale DIFF che WBC/Baso e sul canale DIFF sono state riscontrate ottime performance. Particolarmente rilevante l’assenza di falsi negativi e del riscontro di negatività per conteggi ottici inferiori alle 5 cell /L in ottico (nessun “falso normale".
  26. Crippa et al. (SIMEL 2004)
    Valutazione del sistema ematologico Sysmex XE-2100 nell'analisi dei leucociti nel liquido cefalorachidiano

    Summary: Il lavoro ha valutato i canali strumentali di Sysmex XE-2100 per la lettura del liquido cefalorachidiano (LCR) rispetto alla lettura al microscopio (camera di Nageotte dopo diluizione 1:2 con liquido di Türk) per la lettura dei WBC totali e formula leucocitaria. Si evidenzia come il canale migliore per l’analisi sia il WBC-DIFF e che il cut-off di positività di 5 cell/L per il metodo manuale corrisponda a 7 per lo strumento (curva ROC). Buoni i risultati anche per imprecisione linearità e sensibilità analitica. Per quanto riguarda la formula leucocitaria la valutazione dei citogrammi del canale WBC-Diff offre informazioni preziose per quanto riguarda la presenza di cellule anomale o patologiche e per indirizzare al meglio l’approfondimento al microscopio ottico.

Sangue midollare e cordonale

  1. Freise et al. (Int J Lab Hematol 2009, vol31, n5, p496)
    The effect of anticoagulant, storage temperature and dilution on cord blood hematology parameters over time

    Summary: Obiettivo dello studio è stato valutare se i parametri misurati sul sangue del cordone ombelicale su Sysmex XE-2100 fossero influenzati da anticoagulante, temperatura e diluizione L’uso di eparina anziché EDTA ha rilevato un piccolo effetto sui risultati eccetto le conte basse delle piastrine e le cellule immature. I risultati erano stabili fino a 72 ore sia a temperatura ambiente che a 4°C, tranne per gli RBC che rigonfiano a 24 ore. La diluizione induce una riduzione significativa per alcuni parametri (WBC, RET, RET-HE), ma il tutto rimane stabile fino a 4 ore a temperatura ambiente.
  2. Zini (SIJ 2005, vol15, n1, p15)
    Automated Bone Marrow Analysis: Dream or Reality?

    Summary: Grazie alle nuove possibilità di conteggio dell’analizzatore ematologico XE-2100, lo studio verifica la possibilità di utilizzare lo strumento per il conteggio di sangue midollare. Risulta possibile quantificarne la cellularità con buone performance, per discriminare in modo rapido i campioni adeguati o non adeguati. Inoltre si riconoscono vari pattern morfologici dai quadri strumentali, quindi si apre la possibilità di fare considerazioni sul campione, decidere se ripetere il prelievo o se possa essere necessaria una biopsia ossea, prima dell’osservazione al microscopio. Tutto ciò aumenta l’efficienza del percorso clinico del paziente.
  3. Shibata et al. (J Clin Lab Anal, 2003, vol17, n1, p12)
    Automatic Analysis of Normal Bone Marrow Blood Cells Using the XE-2100 Automated Heamtology Analyzer

    Summary: Il lavoro valuta la possibilità di analizzare il sangue midollare su XE-2100. Dal momento che vengono letti gli eritroblasti è possibile avere una buona discriminazione della lettura dei WBC scorporati dall’interferenza NRBC. La valutazione è stata effettuata su 65 campioni su cui si è fatto il confronto con il microscopio. I riscontri sono stati buoni, pertanto la metodica è risultata utile per poter avere un’analisi attendibile della cellularità del campione in tempi bravissimi.
  4. Zini et al. (Infus Ther Transfus Med, 2001, vol28, p277)
    Automatic Analysis of Bone Marrow Fluid with the Sysmex XE-2100 Blood Cell Counter

    Summary: Valutazione delle performance di conteggio di sangue midollare (207 campioni). Si rileva ottimo coefficiente di variazione (inferiore al 15%). La correlazione con il microscopio è risultato ottimo, in particolare per la popolazione granulocitaria.


Cellavision DM96 – Clinical Cases

  1. Smits et al. (SEHS_2013)
    Hematological Clinical Chemistry Laboratory Clinical performance evaluation of the CellaVision Image Capture System (CICS) in the WBC differential

    Summary: Il nuovo sistema CICS, CellaVision Image Capture System può essere utilizzato per l’acquisizione manuale di immagini digitali da un microscopio. Le immagini possono venire inviate a un laboratorio che ha DM96/DM1200 ed essere pre-caratterizzate. Lo studio ha dimostrato che CellaVision CICS è uno strumento accurato per poter ottenere la formula WBC su vetrini ematologici processati in laboratori satellite e verificati da un esperto da postazione remota in un altro laboratorio
  2. SXO 2011
    The CellaVision® DM1200 automates the manual differential

    Summary: l’oggettività dell’interpretazione e della lettura del vetrino ematologico è la caratteristica che più viene esaltata da questo lavoro a fronte di valutazioni non sempre concordi sulla classificazione cellulare e sulla valutazione morfologica delle cellule più marcatamente patologiche.
  3. M. Partenope, UO Patologia Clinica, Azienda Ospedaliera S.Anna, Como, (SIMEL 2011)
    Qualità nell’automazione della preparazione e lettura dei vetrini ematologici.

    Summary: questo lavoro interamente concepito e prodotto in Italia, correla le performance del sistema DM96 con il metodo manuale nella classificazione degli elementi cellulari. Il lavoro ha preso in considerazione parecchie variabili, come la preparazione interamente automatica del vetrino attraverso il sistema SP1000, ovvero la preparazione interamente manuale dello stesso.
  4. J. Peters,Charge Scientist, Hematology Laboratory, Middlemore Hospital, Auckland, New Zeland, (SJI 2010, vol 19 n. 2)
    New Hematology Automation Solution helps Middlemore Hospital hematology Laboratory Improve Productivity and Accuracy

    Summary: questo studio neozelandese testimonia come il sistema DM96 possa perfettamente essere integrato all’interno della struttura strumentale per ematologia e diventare oltre che un validissimo mezzo di lavoro anche un efficace strumento di studio e di approfondimento professionale per tutti gli operatori coinvolti.
  5. Briggs C; Longair I; Slavik M; Thwaite K; Mills R et al. Department of Haematology, University College London Hospital, London, UK. (Int J Lab Hematol 2009, v31 n1 48)
    Can automated blood film analysis replace the manual differential? An evaluation of the CellaVision DM96 automated image analysis system

    Summary: Nella valutazione della preclassificazione di DM96 si è ottenuta una precisione del 89,2% mentre la precisione era simile a quella della differenziale manuale con il conteggio di 100 cellule. Il DM96 è stato più veloce rispetto al metodo manuale, anche dopo la riclassificazione delle cellule da parte del personale del laboratorio. L’accuratezza di DM96 nella classificazione morfologica dei leucociti ed eritrociti dipende dalla patologia del paziente e dall’esperienza del personale del laboratorio nell’utilizzare lo strumento. Per alcune classi cellulari e alcuni operatori, la precisione di DM96 era migliore del singolo conteggio differenziale manuale a 100 cellule.
  6. SXO 2009
    Standardise the manual differentials in your laboratory (2009)

    Summary: viene valutata l’applicazione del Competency Software su DM96 che prevede una serie di valutazioni tra operatori diversi in relazione alla classificazione di elementi cellulari precaricati sul software stesso. Le differenti valutazioni morfologiche sono utili alla discussione e alla verifica del risultato finale fornita dal software.
  7. D. Giavarina, Clinical Chemistry and Haematology Laboratory, Ospedale San Bortolo, Vicenza, Italy. (SEHS 2009, Istanbul)
    Evaluation of differential white blood cell counting of body fluids using the Cellavision DM96 system

    Summary: in questo lavoro è stata valutata l’accuratezza e l’imprecisione intraserie nell’identificazione di neutrofili, linfociti, eosinofili e macrofagi nei liquidi biologici confrontandone i risultati con il metodo manuale di riferimento. I risultati dello studio hanno evidenziato una buona accuratezza e buon coefficiente di imprecisione per tutti i tipi di liquidi biologici analizzati.
  8. U. Luthi, Institute for Pathology, Kantonsspital Aarau, Switzerland. (SEHS 2009, Istanbul)
    Qualified automated digital image device – useful for telehematology application?

    Summary : lo studio ha valutato, con ottimi risultati finali, le performances del software DM96 in relazione alle sue capacità di lavorare in networking con alter strutture satelliti. Questa caratteristica si è rivelata particolarmente efficace essendo aumentato il carico di lavoro contemporaneamente ad un decremento di personale specialistico sufficientemente qualificato all’analisi morfologica del vetrino.
  9. Margit Grome and Birte Sturm, Department of Clinical Biochemistry, Rigshospitalet, Copenhagen University Hospital. (2008)
    Cytospin-preparation of Cerebrospinal Fluid (CSV) and differential count of CSV-leucocytes in DM96.

    Summary : Usando CellaVision DM96 con software dedicato all’analisi di liquidi biologici si è ottenuto la possibilità di visualizzare in diversi modi le classi cellulari, l’archiviazione digitale dei risultati delle analisi,la possibilità per altri laboratori per accedere al database DM96 tramite un PC di rete,un miglioramento delle possibilità di formazione,migliore ergonomia della postazione lavorativa.
  10. H Ceelie, R B Dinkelaar and W van Gelder. 2006-2007 Department of Clinical Chemistry, Albert Schweitzer Ziekenhuis, Dordrecht, The Netherlands. (Am J Clin Pathol 2007, 60_1_72)
    Examination of peripheral blood films using automated microscopy; evaluation of Diffmaster Octavia and Cellavision DM 96

    Summary: l software Octavia e lo strumento DM96 sono sistemi di analisi automatizzata di cellule in grado di effettuare la classificazione morfologica dei globuli rossi e globuli bianchi su uno striscio di sangue periferico. La precisione della classificazione dipende dal tipo di alterazioni patologiche nel campione di sangue. Entrambi i sistemi operano in maniera più efficace nell'analisi di campioni di sangue non patologici
  11. A. Kratz among others. 2006 Department of Pathology, Division of Laboratory Medicine, Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, USA Please contact CellaVision or the publisher for a paper copy of the full study! (Am J Clin Pathol 2005, 124_5)
    Performance Evaluation of the CellaVision DM96 System

    Summary: La valutazione di DM96 CellaVision ha mostrato prestazioni almeno pari a quelle della microscopia ottica. Ulteriori studi clinici saranno necessari per determinare l'impatto di questo strumento il flusso di lavoro in laboratorio clinico, al costo, sulla qualità complessiva dei risultati della formula WBC e relativa utilità clinica, e sulla formazione degli operatori di laboratorio e dei clinici.
  12. C. V. Hutchinson, Department of Clinical Haematology, Central Manchester and Manchester Children’s University Hospitals, Manchester, UK. (Clin Lab Haematol 2005, 27_357)
    Digital imaging of haematological morphology

    Summary: la possibilità di ottenere foto ad alta definizione non è nuova nel settore della diagnostica. L’opportunità invece di unire questa nota caratteristica ad una preclassificazione cellulare basata su un database di immagini esistente e/o a metodi di autoapprendimento neurale, fa di questo sistema un innovativo ed efficace mezzo di indagine e di approfondimento diagnostico
  13. SXO 2005
    CELLAVISION™DM96Image analysis continues

    Summary : il lavoro illustra le caratteristiche tecnico-operative del sistema DM96 unitamente al suo perfetto inserimento nella routine quotidiana del settore ematologia, nel coadiuvare gli operatori a fornire risposte precise, dettagliate ed utili alla diagnosi conclusive.
  14. B. Swolin, Department of Clinical Chemistry and Transfusion Medicine, Sahlgrenska University hospital, Goteborg University, Sweden. (Clin Lab Haematol 2003, 25, 139–147)
    Differential counting of blood leukocytes using automated microscopy and a decision support system based on artificial neural networks – evaluation of DiffMasterTM Octavia

    Summary: il lavoro di correlazione tra il metodo manuale e quello automatico ha mostrato ottimi indici di correlazione, oltre che in relazione a cellule normali, anche in relazione ad elementi cellulari con caratteristiche blastiche.

Cellavision DM96 – Customers Experiences

  1. Soheir Beshara, md, consultant, Heamatology laboratory at the Karolinska University laboratory in Huddinge, Sweden. (CUE 2010)
    It is very satisfying when a patient receive results within 20 minutes

    Summary: vengono evidenziate le caratteristiche didattiche e di connessione tra diversi laboratori al fine di consultazione clinica. Oltre ovviamente a gratificare l’investimento iniziale in termini di costi, il sistema DM96 consente di refertare im risultati molto più velocemente.
  2. David Langstaff, integrated assistant vice-president, Hamilton regional laboratory medicine program. (CUE 2010)
    New Use of Laboratory Technology Speeds p and Increases Accuracy of Blood Mophology Reporting.

    Summary: le proprietà di networking costituiscono una delle caratteristiche del sistema DM96. Questa esperienza dimostra che la interconnessione tra cinque centri ad alta specializzazione ematologica ha consentito di ridurre i tempi di risposta di almeno il 39%
  3. Ryou Sunaga, general manager. (CUE 2010)
    Robustness and reliability put to the test : CellaVision® DM96 at National Hospital Organization Tokyo Medical Center Medience Laboratory

    Summary: la valutazione di confronto tra la classificazione automatica del sistema DM96 e quella manuale affidata ad un operatore, ha consentito di evitare la seconda lettura da parte di uno specialista che invece era sempre richiesta in casi di particolare difficoltà di identificazione cellulare
  4. J im Yakimec, technical coordinator and Kin Cheng, regional technical specialist. (CUE 2010)
    “I like the extreme ease of use and short training period required for new staff.” CellaVision® DM Analyzers at the Vancouver General Hospital

    Summary: la positiva esperienza della prima acquisizione del sistema DM96, ha spinto il management all’acquisto di sistemi client per i laboratori satelliti connessi via network al sistema principale
  5. Lilian Wolfe, Hematology manager at Texas Children’s Hospital, Houston, TX, USA. (CUE 2008)
    Increasing automation and creating employee satisfaction

    Summary: acquistato in prima istanza per ridurre i tempi di risposta, in realtà il sistema DM96 si è ben presto rivelato come un ottimo strumento didattico per tutto il personale in relazione alla revisione di una mole di vetrini rilevante, trattandosi quasi esclusivamente di campioni pediatrici.
  6. Margit Grome and Birte Sturm, Department of Clinical Biochemistry, Rigshospitalet, Copenhagen University Hospital. (CUE 2008)
    Cytospin-preparation of Cerebrospinal Fluid (CSV) and differential count of CSV-leucocytes in DM96

    Summary: l’applicazione di un particolare software, ha reso il sistema DM96 adatto e utile anche per l’identificazione e la classificazione leucocitaria anche nei liquidi biologici. In questo studio ne è stata valutato, con esito positivo, l’utilizzo nell’esame del liquido cefalorachidiano (CSF)
  7. R. Rogers, Chief Biomedical Scientist, haematology, Royal, Berkshire Hospital. (CUE 2007)
    Enhancing Blood Film Review at the Royal Berkshire Hospital, Reading, UK

    Summary: in questo centro in cui operano ematologici e morfologi ad alta specializzazione, il sistema DM96 è stato utilizzato non solo per il lavoro di routine, ma soprattutto come valido strumento didattico.
  8. Dr Annebirthe Bo Hansen, Specialist in the Hematology Laboratory (CUE 2007)
    Standardizing the lab’s differential results at the Odense University Hospital

    Summary: vengono evidenziate in questo studio la capacità di definizione del microscopio integrato e le potenzialità del software nella classificazione cellulare. Caratteristiche che consentirebbero di ridurre il TAT di quasi il 50%
  9. Debbie Guzman, laboratory Director at Athens Regional Medical Center, Athens, GA. (CUE 2006)
    When quality matters most

    Summary: nonostante fosse intimidito dalla nuova tecnologia al momento della sua introduzione in laboratorio, in breve tempo lo staff si è accorto di quanto invece il sistema DM96 togliesse loro la parte più pesante del lavoro di classificazione cellulare, lasciando invece enormi spazi di miglioramento delle proprie capacità decisionali utilizzandolo come valido mezzo didattico e di confronto.

DI-60

  1. Tabe et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol53, n2, p281)
    Performance evaluation of the digital cell imaging analyzer DI-60 integrated into the fully automated Sysmex XN hematology analyzer system

    Summary : Valutazione dell’affidabilità ed efficienza del DI-60 integrato al sistema ematologico XN attraverso l’analisi di 232 campioni, di cui 100 normali e 132 non normali, scelti random su una routine di 2000 campioni. L’accuratezza, determinata comparando la pre-classificazione del DI-60 e la lettura al microscopio da parte di due operatori esperti, è risultata elevata per quasi tutte le categorie evidenziando in ogni caso la capacità di classificare le cellule anormali come tali. Il coefficiente di correlazione tra la post-classificazione del DI-60 e la lettura manuale è risultato >0,9 per tutte le popolazioni esaminate tranne per i basofili essendo questi poco rappresentati nei campioni considerati.
    Elevate le sensibilità e specificità per le categorie Blasti, IG ed NRBC, evidenziando un’ottima capacità del sistema di discriminare le cellule patologiche.
    Buona la valutazione della riproducibilità within- and between-run, così come la capacità del sistema Di-60 di classificare le popolazioni considerando 100 cellule invece di 200 anche per campioni leucopenici (0,5-1,0 x109/L WBC).
    Ottima la valutazione del TAT su una routine di 500 campioni con circa il 15% di strisci eseguiti dall’SP-10 ed elaborati dal DI-60, senza evidenziare nessun blocco sulla linea di trasporto.


Automazione - Case reports

  1. PIP, A haematology landmark: the Kettering experience. Febbario 2014
  2. PIP, August 2012, Vol. 13, pag. 115-117
    From Aintree to Homerton: a major step forward in Haematology automation.

    Summary: quando tecnologie analitiche e IT solutions riescono ad integrarsi per offrire oltre alla qualità della risposta, anche la qualità dei tempi della risposta stessa. Analisi e comunicazione intesi come veicoli di efficienza e ottimizzazione delle risorse.
  3. PIP, August 2012, Vol. 13, pag. 96-97
    Successful change management: an example from EastAnglia

    Summary: al di la dei costi e delle specifiche tecniche, per una nuova gara di approvvigionamento strumentazione per ematologia sono stati valutati anche il mantenimento della qualità del servizio reso e le difficoltà di transizione per il personale coinvolto verso un alto grado di automazione. Le soluzioni che SYSMEX ha saputo proporre ha positivamente sorpreso i responsabili di laboratorio per la facilità con cui gli obiettivi sono stati raggiunti.
  4. PIP, August 2005, pag. 92-94
    Whitfield Street Laboratory : a model for clinical service provision

    Summary: esempio di consolidamento o, se si vuole, di sinergie comuni ove l’obiettivo primario di ottimizzare tutte le risorse disponibili per raggiungere il massimo risultato in termini di efficienza ed efficacia in un contesto di economia di scala. In questa caso SYSMEX, grazie alla disponibilità di strumentazione e di soluzioni, ha saputo garantire e raggiungere gli obiettivi che il management si era proposto.

Sistemi HST

  1. Nogara M, Cavagna L, Giarratana G, Rosso F, Garofalo A, Serra B, Zanella D, Orso Giacone G Laboratori OORR Rivoli (Torino) (SIMEL 2011)
    Riorganizzazione del settore ematologia : il punto di vista del personale

    Summary : l’introduzione e l’impiego della tecnologia SYSMEX in laboratorio, ha contribuito alla crescita professionale del personale coinvolto che ha saputo dirottare il tempo lasciato libero dall’automazione verso l’accrescimento delle proprie competenze tecniche e lo sviluppo di nuove attività di approfondimento
  2. J.Peters, Charge Scientist Hematology Laboratory, Middlemore Hospital, Auckland, New Zeland. (SJI 2010, Vol. 19, n.2)
    New Hematology Automation Solution Helps Middlemore Hospital Hematology Laboratory Improve Productivity and Accuracy

    Summary : l’esperienza neozelandese dimostra come la flessibilità e la modularità dei sistemi ad alta automazione SYSMEX per ematologia consente al laboratorio analisi non solo di fornirsi di una struttura analitica completa e performante ma anche di considerarsi già pronto nel caso in cui le condizioni di lavoro ( aumento dei test, rinnovo del personale ) dovessero mutare in futuro.
  3. Hyun-Sook CHI, MD* Department of Clinical Pathology, University of Ulsan College of Medicine and Asan Medical Center, Seoul,Korea. (SJI 1997, Vol. 7, n.2).
    HST 330 and Total laboratory Automation

    Summary : il concetto di Total laboratory Automation (TLA) applicato ai maggiori settori diagnostici di laboratorio, ematologia e chimica clinica, ha consentito di ridurre drasticamente il TAT e di utilizzare le IT solutions per informatizzare tutte le procedure di refertazione.

Sistemi SP

  1. Gemen, laboratory for Clinical Chemistry and Hematology, Jeroen Bosh Hospital,’s-Hertogenbosh, The Netherlands. (LabMedicine 2009, Vol. 40, n.12, p 719)
    The Sysmex SP1000i for Automated Bone Marrow Slide Smear Staining

    Summary : lo studio dimostra le altissime performance di colorazione offerte dal sistema automatico SYSMEX SP1000i non solo per l’allestimento del vetrino di sangue periferico, ma anche nella preparazione per microscopio ottico di vetrini con materiale midollare.
  2. SXO 2007 vol. 1
    Slide preparation with Sysmex SP series

    Summary : il lavoro illustra come il sistema automatico SYSMEX SP1000 riesce ad adattare le proprie caratteristiche operative e funzionali alla variabilità biologica del campione utilizzato utilizzando come riferimento internazionalmente riconosciuto il metodo WEDGE.
  3. Pawlick, Kaiser Regional laboratory, Berkeley, USA (SJI 2000, Vol. 10, n.1, p 26)
    Kaiser Permanente Interlaboratory Abnormal Cell Study Comparing Slide Quality of the Sysmex SP100 Automated Slide Preparation Unit to manual technique.

    Summary : la valutazione esplicata in questo studio ha preso in considerazione il confronto tra il sistema automatico SYSMEX SP100 e la preparazione manuale di vetrini ematologici. Nel dettaglio il sistema automatico ha evidenziato una notevole miglioria nella definizione delle granulazioni cellulari specialmente in campioni affetti da gravi patologie di carattere leucemiche
  4. Bron, Central Clinical Hematology laboratory, Leiden University, Medical Center, RC Leiden, The Netherlands. (SJI 2000, Vol. 10, n.2, p 71)
    Improved Performances of the Automated Slide preparation Unit, Sysmex SP100

    Summary : la flessibilità nelle impostazioni dei diversi protocolli di striscio e colorazione, ha permesso di adattare al meglio le performances strumentali alle esigenze di lettura del vetrino richieste dall’ematologo.

Software esperti SIS ed EPU

  1. Cornet et al. (Scand J Clin Lab Invest. 2016, vol76, n6, 465)
    Evaluation and optimization of the extended information process unit (E-IPU) validation module integrating the sysmex flag systems and the recommendations of the French-speaking cellular hematology group (GFHC)

    Summary: Il gruppo francese GFHC recentemente ha pubblicato linee guida per la revisione della routine ematologica. Questo studio ha avuto lo scopo di applicare tali criteri di revisione ad una casistica di campioni (31.836) sia ematologici che no di due laboratori utilizzando XN-9000 ed EPU. La sperimentazione ha visto due fasi: la prima l’applicazione dei criteri, la seconda la variazione di alcune condizioni per diminuire i blocchi senza conseguenze cliniche. Nella prima fase il 21,3% dei campioni risultavano bloccati soprattutto per: segnalazioni Blasts/Abn Lympho?‘ e “Atypical Lympho?‘ Conteggio piastrinico alto e basso, monocitosi. E’ emerso un solo falso negativo – 0,1% (hairy cell con basso numero di cellule patologiche). Nella seconda fase della sperimentazione sono state introdotte quattro modifiche: blocco delle IG da 5% a 10% (se unica anormalità), non più vetrino per le piastrinosi isolate, non più vetrino per microcitosi (nessun valore clinico), non più vetrino per unica segnalazione di Blasts/Abn Lympho?‘ e “Atypical Lympho?‘ se già presenti in precedenza senza altre anomalie nelle 72 ore precedenti. Con queste variazioni la revisione dei vetrini scendeva al 15% senza diminuire la qualità della risposta al clinico ed aumentando l’efficienza del laboratorio il cui personale poteva dedicarsi con più attenzione e tempo ai casi che necessitavano di approfondimento.
  2. Jenny, division of Hematology and Central Hematology laboratory, Kantonsspital, Luzern, Switzerland. (SJI 2005, Vol. 15, n.1, p 7)
    Comparison of Technical Validation before and after the implementation of the Work Area Manager SIS 2.0 with Standard Rule package (2005)

    Summary : la validazione dei risultati viene considerata una delle fasi più critiche della post analisi. L’utilizzo del software esperto SYSMEX SIS fornito del pacchetto di regole standard di screening ha consentito un notevole decremento dei tempi di risposta, lasciando nel contempo più spazio e tempo per l’approfondimento dei campioni patologici.
  3. Takeda, Information Technology Division, Sysmex Corporation, Kobe, Japan. (SJI 1999, Vol. 9, n.2, p 144)
    Outline of the SIS (Sysmex Information System)

    Summary : il lavoro illustra una prima presentazione della struttura hardware e software del sistema esperto SYSMEX SIS, integrandola con una panoramica dei principali menù da utilizzare nel normale workflow quotidiano.

Software esperto DMS® (Dasit Management System)

  1. Moretti et al. (SIMEL 2014)
    L’allineamento degli emocitometri in rete

    Summary: XN e DMS. In una rete ematologica è importante avere la possibilità di controllare in modo automatico gli emocitometri in rete. Grazie a DMS WEB si è portata avanti una sperimentazione in cui tutti gli analizzatori vengono automaticamente confrontati sulle analisi del QC giornaliero e devono mantenere differenza sotto determinati cut-off definiti in base all’errore totale (scostamento in base ai dati presenti in letteratura delle componenti biologica e analitica della variabilità). La sperimentazione dimostra l’efficacia del sistema nel monitoraggio delle performance strumentali.
  2. Golato et al. (SIMEL 2014)
    Consolidamenti dei laboratori e valore aggiunto per i pazienti

    Summary: Progetto di rete territoriale nel settore Ematologia grazie al software DMS, che consente la consulenza e validazione a distanza. In questo modo si garantisce la stessa professionalità e qualità a tutti i pazienti indipendentemente dalla sede dell’analisi e del laureato che valida.
  3. Moretti et al. (SIMEL 2012)
    Il middleware ematologico: supporto e opportunità nella diagnostica emoglobinica

    Summary: Studio a livello sperimentale sul middleware DMS, dedicato al settore ematologia, della gestione integrata di uno strumento per la lettura delle emoglobine glicate e patologiche (Tosoh G8). Per la validazione della frazione glicata sono state definite dodici regole che sfruttano anche i dati emocromocitometrici disponibili del paziente. La validazione delle emoglobine patologiche prevede il blocco di tutti campioni per la valutazione del tracciato. I vantaggi sono stati: il contenimento dei tempi grazie all’utilizzo degli algoritmi di validazione rispetto all’analisi del singolo cromatogramma (campioni bloccati 20%, di cui 18% validabile a video e 2% con necessità di approfondimenti). Non si sono riscontrati campioni validati in modo non corretto. Gli autori concludono che: “si realizza un notevole miglioramento dell’economia del processo (tempi, spazi, analizzatori e competenze professionali) attraverso la sua tracciabilità e standardizzazione. La definizione degli algoritmi di validazione, comunque rivedibili e adattabili, qualifica il ruolo del Patologo Clinico e dell’équipe che stabiliscono, a monte dell’attività analitica, i criteri di gestione del processo diagnostico”.
  4. Moretti et al. (SIMEL 2010 DMS)
    La gestione dei valori critici ematologici

    Summary: Studio dell’utilizzo di valori critici (“indicano un pericolo imminente per la salute del paziente tali da richiedere una pronta comunicazione per un intervento medico immediato”) in ematologia attraverso l’utilizzo del sistema DMS. Il laboratorio ha valutato, nell’arco di un anno, l’impatto di allarmi per varie tipologie di situazioni e riporta varie considerazioni concludendo che: “Il sistema permette in modo semplice e tempestivo un’affidabile gestione dei valori critici con tracciabilità e standardizzazione delle azioni”.
  5. Golato et al. (SIMEL 2009 DMS)
    Standardizzazione nella validazione ematologica e tecnologie diverse: una possibile soluzione

    Summary: Il laboratorio ha inserito la strumentazione Sysmex XE-2100 affiancato ad ADVIA 2120, già presente in routine ed un middleware di validazione DMS®(Dasit Management System). DMS ha consentito, tramite l’inserimento di opportune regole di validazione, di standardizzare la validazione di campioni analizzati dai due strumenti e di avere un unico database completo di grafici, parametri e storia clinica del paziente. Le regole consentono di ripetere campioni su una tecnologia diversa e applicare automaticamente protocolli di revisione differenziati per tecnici e laureati. Questa gestione della routine ha ridotto i blocchi del 40% fermando il 34% dei campioni. Di questi il 95% vengono validati manualmente e il 5% strisciati per revisione a vetrino (riduzione degli strisci del 33%). La standardizzazione automatizzata, garantisce anche alla persona meno esperta di agire secondo percorsi corretti ed ha aumentato l’efficacia del processo di validazione.
  6. Moretti et al. (SIMEL 2009 DMS 1)
    Il gestionale del settore di ematologia: supporto e opportunità

    Summary: Il lavoro descrive come il laboratorio abbia partecipato alla validazione di sviluppi del software DMS, che determina grandi vantaggi per la gestione della routine. In particolare si descrive: l’attivazione della teleassistenza con risoluzione delle problematiche, validazione a distanza di intere sedute analitiche o parti di esse, gestione di valori critici, validazione parziale, generazione di profili specifici per tre reparti (es: autogenerazione conta eritroblasti in pazienti della Neonatologia), classificazione e archiviazione per patologia dei pazienti, diverse revisioni statistiche per controllo e aggiornamento del sistema.
  7. Moretti et al. (SIMEL 2009 DMS 2)
    Far di necessità virtù: il nostro tentativo in emocitometria

    Summary: Lo studio analizza l’impatto di un sistema esperto (DMS) nella riorganizzazione del laboratorio e nella formazione di nuovo personale. Attraverso i collegamenti interlaboratorio su rete geografica (modello hub and spoke), l’utilizzo regole condivise e la possibilità di catalogare e richiamare dati, grafici, immagini morfologiche (acquisite con telecamera integrata), è stato possibile creare un unico settore virtuale di ematologia. La formazione del personale è avvenuta in tempi rapidi ed è aumentata la flessibilità nella turnazione del personale. Tutto ciò offre garanzia di qualità delle prestazioni.